di
Paolo Baldini

La diva, una delle attrici più premiate al mondo, nel francese «Ni vue, ni connue»: «Ma amo il vostro cinema, da Ferreri a Argento»

Avreste mai immaginato di vedere Isabelle Huppert, divissima di Francia, nel ruolo inaspettato di una comparsa di mezza età, madame Corinne, che tutti snobbano e tengono alla larga?

Corinne è una che non ce l’ha fatta ma si ostina a porgere curriculum e a cercare un cono di luce. La sua fortuna è l’incontro con (la vera) Sandrine Kiberlain, intenerita e impaurita dalla sua cocciutaggine. La solidarietà (e la simpatia) che Sandrine prova per Corinne diventa senso di colpa e la condanna a guardarsi dentro. Tutto questo capita in Ni vue, ni connue di Marc Fitoussi, uno dei film evento del Locarno Film Festival.



















































Isabelle dice di essersi affezionata al personaggio, così lontano dall’immagine che il pubblico ha di lei: «Corinne reagisce alle asperità della vita con una determinazione tipicamente femminile. Per questo mi piace. Marc Fitoussi ha aggiunto al suo profilo uno sguardo critico. Ma in realtà è Sandrine Kiberlain il personaggio chiave della storia. Sono le oscillazioni della sua coscienza a dare senso al film».

Cinema nel cinema. Le parole chiave sono sensibilità, fragilità, speranza, ambizione.

La 73enne Huppert ha girato in cinquant’anni 160 film. Dice di essere arrivata a uno stato di non-inquietudine rispetto a un mestiere bellissimo ma complesso. «A questo punto della mia carriera cerco buoni registi che sappiano appassionarmi e abbiano una visione chiara. Fitoussi è uno di questi. Ha avuto la buona idea di inserire in Ni vue, ni connue anche molto teatro per esprimere le difficoltà del lavoro di attore».

Dal maggio scorso è presidente della Cinémateque francese. Si dice felice dell’incarico: «Abbiamo il compito di preservare e far conoscere il cinema. Di rendere tangibile il concetto della cinefilia. Una bella missione, non crede?».

Si definisce spettatrice vorace. «Amo l’atmosfera delle sale e credo che sia necessario un impegno comune per tenerle in vita». Adora i festival perché sono in grado di raggiungere il pubblico più giovane. «I cinema affollati e gli eventi sold out: è il futuro».

Dalla Merlettaia che la rese celebre alla donna più ricca del mondo del film di Thierry Klifa. Dalla figurante eternelle, la cocciuta Corinne di Ni vue ni connue, alla donna vampiro di In The Blood Countess, presentato a Berlino, in cui interpreta una figura leggendaria, Elisabetta Bàthory, nobile ungherese del Cinquecento.

«È stato così divertente fare la vampira», dichiara. «Ulrike Ottinger, a cui si deve il film, è un’artista d’avanguardia, una ragazza di 83 anni, oltre che una regista visionaria, con molto humour nero».

È la protagonista di Histoires parallèles dell’iraniano Ashgar Farhadi e confessa di essere «totalmente coinvolta» nel nuovo horror di Dario Argento, remake di un thriller messicano.

Rammenta la relazione speciale con il cinema italiano: «Oh sì, ho girato tanti film importanti in Italia e ho incontrato personalità eccezionali: Mauro Bolognini, Marco Ferreri, i fratelli Taviani, Marco Bellocchio e molti altri ancora. Sì, fatico a stare lontana dall’Italia per troppo tempo».

Non ama parlare della famiglia. Ricorda però che i suoi tre figli si interessano tutti di cinema. Lolita Chammah è un’attrice famosa che ha recitato più volte con la madre. Cristina e Lorenzo gestiscono due sale d’essai parigine, Cinéma Club ed Ecoles Cinéma Club.

Figlia di un industriale che produceva casseforti e di un’insegnante di inglese, assicura di non aver «mai avuto paura di cambiare». Aggiunge: «Non sono pigra. Amo esplorare l’animo umano. E le commedie. Mi consentono di gestire le mie insicurezze».

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15 agosto 2026 ( modifica il 15 agosto 2026 | 09:01)