di
Lara Sirignano

Allarme speculazione dopo la chiusura dello scalo. Ma c’è chi offre passaggi gratuiti

Il vento continua a soffiare verso sud e, finché non cambierà direzione, sarà la cenere dell’Etna, ancora in piena attività, a decidere le sorti del traffico aereo di Catania e i destini di centinaia di migliaia di passeggeri. L’ultima nota della Sac (la società che gestisce lo scalo) diffusa venerdì annunciava un nuovo slittamento della riapertura alle 15 di oggi. Ma la situazione, che va avanti ormai da 9 giorni, è in continua evoluzione. Tanto che nella mattinata di sabato, complice la diminuzione dell’attività vulcanica e la minore quantità di cenere prodotta dall’Etna, si parla già di un’anticipazione della riapertura alle 14, anziché alle 15. Dal pomeriggio gradualmente il traffico potrebbe tornare alla normalità. A seguito del passaggio dello stato di allerta delle attività vulcaniche da “red” a “orange”, inoltre, è stata disposta la riapertura immediata del settore C1.

Una svolta ulteriore potrebbe arrivare tra domenica e lunedì quando è atteso un mutamento delle condizioni atmosferiche



















































Finora, l’eruzione ha causato numerose cancellazioni e dirottamenti con costi record per le compagnie aeree e l’intero sistema turistico siciliano che lamenta già disdette e hotel mezzi vuoti.

Nel caos provocato dall’attività del vulcano a fare discutere sono anche le cifre chieste per raggiungere gli scali siciliani in cui, questi giorni, i collegamenti da e per Catania sono stati dirottati. 

Tra treni lenti (ci vogliono 5 ore e mezzo per raggiungere Palermo dal capoluogo etneo) e bus che non reggono i numeri dell’emergenza, gli sfortunati passeggeri sono spesso costretti a rivolgersi a taxi privati. Per un transfer tra le due città si paga tra i 600 e i 650 euro, segnalano Giovanni Virzì e Simona Dal Zoppo, sulla pagina Facebook di «Sicilia in volo». Mentre dal capoluogo a Comiso, altro scalo su cui diversi voli sono stati dirottati, ma che ieri è stato chiuso due volte per le ceneri sulla pista, si possono sborsare fino a 400 euro. Testimonianze individuali, non sempre verificabili, che restituiscono però il clima di queste giornate.

Sciacalli Aeroporti Catania

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Tassisti e conducenti Ncc però a passare da sciacalli non ci stanno e respingono l’accusa di avere approfittato dell’emergenza, puntando il dito contro gli abusivi che, raccontano, posteggiano serenamente le loro auto nei parcheggi degli aeroporti e aspettano i viaggiatori rimasti a terra offrendo ai vacanzieri una via d’uscita (cara) dall’odissea.

«Da Catania a Palermo una vettura può impiegare sei ore tra andata e ritorno e spesso rientra vuota», spiegano gli operatori della compagnia di taxi palermitana Trinacria. «I nostri soci — dicono — calcolano massimo in 450-500 euro il costo di una corsa di sola andata, proprio perché bisogna considerare anche il rientro dell’auto senza passeggeri. Una cifra che può essere divisa tra quattro o cinque persone. Se si considera la distanza complessiva tra i due scali, la tariffa non è eccessiva».

Stesso ragionamento per gli Ncc. Un conducente con base a Catania racconta di avere accompagnato sei ragazze a Palermo con un van per 500 euro: «Solo di carburante — spiega — pago circa 100 euro, senza contare le ore di lavoro, almeno sei. Io poi torno vuoto». Attraverso Uber ai taxi privati capita invece di ricevere prenotazioni per Palermo intorno ai 230 euro: «Assolutamente antieconomiche», conclude l’autista.

«In questi giorni gli aeroporti sono pieni di abusivi — ribadisce il conducente catanese — Noi paghiamo le tasse, rilasciamo ricevute, loro fanno tutto in nero». «E la cosa grave — spiega — è che nessuno li controlla».

Un allarme condiviso anche da Adiconsum, che ha diffuso un vademecum per i viaggiatori. L’associazione invita a distinguere tra i costi, anche elevati, di servizi regolari su percorrenze di centinaia di chilometri e le possibili speculazioni. «Abbiamo avuto segnalazioni di richieste fino a 700 euro per un Catania-Palermo — racconta Antonino Rocco, vicepresidente di Adiconsum Sicilia — Nel mercato libero le lacune di un sistema di trasporti efficienti creano casi limite».

Ed è proprio nelle falle del sistema che prova a inserirsi la solidarietà. Gli stessi social che raccolgono proteste e racconti di tariffe fuori misura diventano una sorta di rete di soccorso spontanea: c’è chi cerca compagni di viaggio per dividere le spese, chi ricorre a piattaforme come BlaBlaCar e chi offre addirittura passaggi gratuiti.

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15 agosto 2026 ( modifica il 15 agosto 2026 | 10:38)