di
Chiara Corradi
Il furto alla Fondazione Magnani Rocca e tutti gli altri che vengono addebitati ai cinque fermati: i carabinieri sono riusciti a recuperare le opere d’arte
Dalle abitazioni alle aziende, dai locali pubblici ai distributori di carburante, fino al clamoroso furto delle tre opere d’arte – recuperate il 14 agosto – della Fondazione Magnani Rocca. È un lungo elenco di colpi, 14 in tutto quelli ricostruiti dagli investigatori, quello attribuito al sodalizio criminale finito al centro dell’operazione che ha portato al fermo di cinque persone: Constantin Ciobanu, Sergiu Matenco, Mihail Ciobanu, Ion Rotari e Andrei Ciobanu. I cinque, tutti di origine moldava, erano residenti a Parma e sono ritenuti responsabili di una lunga lista di furti.
Il furto alla Fondazione Magnani Rocca ei cinque fermi
Le indagini, coordinate dalla Procura di Parma, sono partite proprio dal furto dei tre dipinti avvenuto nella notte tra il 22 e il 23 marzo 2026 alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo.
Un colpo studiato nei dettagli, durante il quale i cinque hanno fatto irruzione nel museo trafugando – in meno di tre minuti – «Tasse et plat de cerises» di Paul Cézanne, «Les Poissons» di Pierre-Auguste Renoir e «Odalisque sur la Terrasse» di Henri Matisse, per un valore complessivo stimato in circa nove milioni di euro.
La banda ha messo a segno numerosi colpi in provincia di Parma
Sul posto erano stati lasciati alcuni strumenti utilizzati durante il furto, tra cui un estintore e un manico di piccone spezzato. Proprio da quegli oggetti sono stati identificati alcuni degli elementi investigativi che hanno consentito agli inquirenti di risalire ai presunti autori.
A ciò si è aggiunta l’analisi delle immagini delle videosorveglianze, i dati dei telefoni e delle celle, le intercettazioni e persino le tracce informatiche lasciate durante la fase di preparazione del colpo. Secondo la ricostruzione degli investigatori, uno degli indagati avrebbe infatti consultato su internet, proprio il 23 marzo, le pagine relative alle opere appena trafugate.
Quello alla Fondazione Magnani Rocca non è stato un episodio isolato. Gli investigatori hanno ricostruito una serie di incursioni compiute nei mesi successivi in provincia di Parma e nei territori limitrofi.
Le immagini delle telecamere
Il 25 aprile, a Parma, due degli indagati sono stati ripresi dalle telecamere mentre maneggiavano una pistola, poi nascosta all’interno di un garage. Gli accertamenti hanno evidenziato l’assenza di autorizzazioni per la detenzione dell’arma. Pochi giorni dopo, il 29 aprile a Lesignano de’ Bagni, è andato in scena un doppio raid notturno.
Nel mirino sono finiti diversi strumenti da lavoro, tra trapani e motoseghe, che gli autori hanno successivamente tentato di piazzare a un ricettatore.
Il primo maggio, a Parma, la banda ha preso di mira una cooperativa, portando via una cassaforte contenente oltre 1.700 euro in contanti. A contribuire all’identificazione di uno dei presunti autori sarebbe stato un dettaglio apparentemente banale: un giubbotto a strisce bianche, riconoscibile nelle immagini delle telecamere.
Il 30 maggio, a Noceto, il gruppo ha fatto irruzione in un deposito aziendale sfondando la recinzione e utilizzando poi un mezzo pesante rubato per allontanarsi con la refurtiva.
Furti anche con «devastazione» nel lungo elenco di accuse
Un altro colpo, questa volta fallito, è stato messo a segno il 3 giugno a Collecchio, ai danni di un distributore di carburante. La banda ha tentato di scardinare la cassetta di sicurezza di una colonnina self service, ma l’attivazione dell’allarme li ha costretti alla fuga.
L’11 giugno, sempre a Collecchio, il bersaglio preso di mira è l’impianto sportivo Ecovillage: due furti gli hanno consentito di sottrarre il denaro contenuto nelle casseforti del bar e dell’impianto, per un valore complessivo di circa 3.000 euro.
Tra gli episodi ricostruiti dagli inquirenti c’è poi quello del 24 giugno a Parma, descritto come una vera e propria «notte di devastazione». Nelle prime ore della giornata un furgone sarebbe stato lanciato contro le vetrate di un supermercato per consentire l’ingresso e il furto della cassaforte. Alla sera, con lo stesso mezzo, è stato compiuto un secondo colpo ai danni di un bar, con la sottrazione di alcune slot machine.
La sequenza è proseguita il primo luglio, con un furto di generi alimentari ai danni della ditta Zabo di via Langhirano, per un danno superiore ai mille euro, comprensivo dei danni alla struttura. Il 2 luglio, invece, è stato preso di mira il ristorante self service del Campus universitario gestito da Camst. I ladri hanno asportato la cassaforte, contenente circa 3.600 euro. Anche in questo caso le intercettazioni avrebbero restituito particolari sulle fasi successive al colpo.
Il 20 luglio a Castelnovo ne’ Monti, nel Reggiano, il gruppo ha compiuto un altro furto ai danni di un supermercato, portando via una cassaforte con circa 16 mila euro. La notte del 28 luglio, a Fontevivo, la banda ha prima sottratto un trattore da una casa colonica e successivamente tentato di rubare un bancomat all’esterno di una sala slot sulla via Emilia.
Il colpo è però fallito grazie all’intervento tempestivo di una pattuglia dei Carabinieri. La banda in fuga ha abbandonato il furgone utilizzato per l’azione, risultato rubato a Vetto, con targhe sottratte il giorno precedente a Parma.
Il 3 agosto, in via Budellungo a Parma, sono state prese di mira due aziende impegnate in un cantiere, dalle quali sono stati sottratti macchinari e attrezzature per un valore superiore ai 10 mila euro. Infine, l’8 agosto, il colpo alla Bocciofila Aquila di via Anselmi: nel mirino sono finite quattro slot machine, svuotate del loro contenuto, oltre ad alcune bottiglie di vino.
È proprio la ripetitività dei colpi, la loro modalità di esecuzione e gli elementi raccolti attraverso intercettazioni, videosorveglianza e accertamenti tecnici ad aver portato gli investigatori a ipotizzare l’esistenza di una vera e propria associazione per delinquere operativa nel territorio parmense e nelle province limitrofe.
I preziosi quadri di Cezanne, Matisse e Renoir recuperati
Secondo l’accusa, il gruppo avrebbe potuto contare anche su una rete di connazionali incaricati di fornire appoggio e di contribuire all’occultamento della refurtiva. La posizione di queste persone è ancora al vaglio dell’autorità giudiziaria.
L’operazione ha coinvolto circa 100 Carabinieri, appartenenti al Comando Provinciale di Parma, al Comando Tutela Patrimonio Culturale e al V Reggimento «Emilia-Romagna», con la collaborazione dei Comandi provinciali di Reggio Emilia e Modena. Fondamentale anche il lavoro del Nucleo Investigativo, dei reparti specializzati del Tutela Patrimonio Culturale e del RIS di Parma.
Proprio nelle perquisizioni che hanno portato ai fermi è arrivata la scoperta più importante: le tre opere sottratte alla Fondazione Magnani Rocca sono state recuperate e restituite. Un epilogo particolarmente significativo per un’indagine nata da uno dei furti più clamorosi degli ultimi mesi nel Parmense e progressivamente allargatasi fino a ricostruire una lunga scia di raid.
Resta ora da stabilire, nelle sedi competenti, la responsabilità dei cinque fermati. La Procura dovrà valutare la richiesta di convalida dei fermi e l’eventuale applicazione di misure cautelari.
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15 agosto 2026
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