Lo scorso anno George Clooney ha interpretato un attore nel film «Jay Kelly» di Noah Baumbach, quest’anno lo fa di nuovo, ma nel ruolo di sé stesso, in «Call my agent – Il film», nato da una costola della serie tv francese «Dix pour cent», arrivata su Netflix con il titolo internazionale «Call my agent». Il cast è quello della serie originale: Camille Cottin, Laure Calamy, Thibault de Montalembert, Grégory Montel, Nicolas Maury, Fanny Sidney, Liliane Rovère, diretti da Émilie Noblet, con la sceneggiatura di Fanny Herrero e Lison Daniel.

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Il legame tra Clooney e la serie non nasce dal nulla. Il divo ha condiviso lo schermo con Camille Cottin in una nota campagna pubblicitaria per il caffè, e «Dix pour cent» (il titolo si riferisce alla percentuale che solitamente un agente guadagna dall’ingaggio di un attore in una produzione cinematografica) da sempre costruisce la sua identità sulle apparizioni di grandi nomi dello spettacolo internazionale nei panni di se stessi. In passato è successo con Isabelle Huppert, Jean Dujardin, Virginie Efira, Jean Reno, persino Sigourney Weaver, tutti passati dagli uffici dell’agenzia per talenti Ask. «Dix pour cent» è diventata «Call my agent» in decine di Paesi, con remake locali in Italia (regia di Luca Ribuoli, su Sky e Now), Regno Unito, Canada, India, Corea del Sud. Alla Cma, il nome dell’agenzia versione Belpaese, sono passati, nei panni di sè stessi, da Matilda De Angelis a Paolo Sorrentino, da Muccino ad Elodie.

Clooney fa la stessa cosa. Al suo fianco, c’è anche Eva Longoria, nel ruolo di una produttrice, cosa che è veramente: la sua società di produzione è coinvolta anche nell’adattamento americano del franchise. Nel cast ci sono anche le star francesi Laurent Lafitte, Vincent Macaigne e Laetitia C+asta.

«Ci siamo lasciati andare a un approccio ambizioso per il film», spiega la sceneggiatrice Fanny Herrero, «spinti anche dal fatto che negli anni la serie aveva raccolto l’ammirazione di star come Brad Pitt e Cate Blanchett, oltre a Clooney».

Il film si muove dalle atmosfere dell’agenzia di talenti per approdare sul set. La protagonista infatti, Andréa Martel interpretata dalla Cottin, decide di tentare la carriera di filmmaker. Sempre Herrero: «È stata un’esperienza che ci ha arricchito perché ci ha permesso di espandere il nostro racconto sul cinema, sul processo di realizzazione di un film e sul dietro le quinte di quel mondo».

Le riprese si sono svolte a Parigi per due mesi, tra uffici di agenzie di talenti, ristoranti frequentati dal mondo del cinema e le strade del decimo e undicesimo arrondissement, gli stessi scenari che avevano reso riconoscibile la serie originale. George, ha spiegato la regista Émilie Noblet, «non si è limitato a recitare, ha voluto essere coinvolto attivamente nel lavoro, proponendo sue idee». All’inizio ha bocciato la sua parte per poi collaborare a riscriverla.

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La serie racconta ormai anche lo scontro, o l’incontro, tra Parigi e Hollywood. In «Jay Kelly» il divo interpretava una star del cinema che faceva i conti con il peso della propria fama e con una carriera costruita su un’immagine pubblica difficile da abitare. Pochi mesi dopo, Clooney ha accettato di entrare in una serie che smonta con ironia i meccanismi dello star system. Da un lato l’attore che interroga il mito della celebrità nella finzione, dall’altro l’uomo, attore reale, che si presta al gioco. Due modi diversi di restare, ancora una volta, dentro lo stesso discorso: cosa significa essere una star di Hollywood, oggi.

L’uscita su Netflix è fissata per il 10 settembre 2026, dopo l’anteprima all’American French Film Festival di Los Angeles.