La pelle può davvero “respirare”? In un certo senso sì, ma non come i polmoni.
L’ossigeno assorbito attraverso la cute è irrilevante per la respirazione dell’intero organismo. A livello locale, però, può svolgere un ruolo importante per le cellule degli strati più superficiali.
L’ossigeno dell’aria arriva fino a 0,4 millimetri
Uno degli studi di riferimento, pubblicato sul Journal of Physiology, ha misurato direttamente il passaggio dell’ossigeno atmosferico attraverso la pelle umana.
I ricercatori hanno osservato che gli strati più superficiali della cute, fino a circa 0,25-0,40 millimetri di profondità, possono ricevere il loro ossigeno quasi esclusivamente dall’atmosfera.
Per capire quanto contasse invece l’apporto del sangue, gli studiosi hanno interrotto temporaneamente la circolazione nell’avambraccio. L’assorbimento di ossigeno dall’esterno è aumentato soltanto di circa il 9,5%.
Un risultato che mostra quanto, in questa sottilissima porzione della cute, l’ossigeno proveniente direttamente dall’ambiente possa contribuire all’ossigenazione dei tessuti.
Quando la pelle si tende cambia anche l’assorbimento di ossigeno
Un ulteriore tassello è arrivato da una ricerca pubblicata nel 2023 su Experimental Dermatology.
Utilizzando microsensori ottici, gli scienziati hanno studiato cosa accade quando la pelle viene sottoposta a tensione meccanica, come avviene nelle tecniche di espansione tissutale impiegate in chirurgia ricostruttiva.
Nei primi giorni l’assorbimento di ossigeno atmosferico aumentava, per poi tendere nuovamente verso i livelli iniziali.
Le variazioni erano associate alla proliferazione delle cellule basali dell’epidermide e a modificazioni della barriera cutanea.
Il dato suggerisce quindi che l’ingresso di ossigeno dall’ambiente non sia semplicemente un fenomeno passivo, ma possa variare mentre la pelle si adatta a uno stimolo meccanico e mette in atto processi di rimodellamento.
Dalla fisiologia alla cura delle ferite
È proprio il rapporto tra ossigeno e riparazione dei tessuti ad avere importanti implicazioni cliniche.
L’ossigeno è necessario per numerosi processi coinvolti nella guarigione e negli ultimi anni sono state sviluppate tecnologie capaci di somministrarlo direttamente alle ferite.
Una meta-analisi pubblicata nel 2024 sull’International Wound Journal ha esaminato sette studi clinici randomizzati e due studi osservazionali sull’ossigenoterapia topica. Negli studi randomizzati, la guarigione completa è stata osservata nel 43,25% dei pazienti trattati contro il 25,8% dei controlli.
Si tratta di risultati promettenti, soprattutto nel campo delle ferite croniche, che richiedono tuttavia prudenza: le evidenze disponibili non permettono di estendere automaticamente i benefici a qualsiasi lesione o trattamento.
La pelle, quindi, non è un secondo polmone. Ma è molto più di una barriera che separa il nostro organismo dall’esterno: anche l’ossigeno presente nell’aria può contribuire direttamente alla fisiologia dei suoi strati più superficiali.

Fonti scientifiche
Stücker M. et al. The cutaneous uptake of atmospheric oxygen contributes significantly to the oxygen supply of human dermis and epidermis. The Journal of Physiology
Shan S. et al. Dynamics of Cutaneous Atmospheric Oxygen Uptake in Response to Mechanical Stretch Revealed by Optical Fiber Microsensor. Experimental Dermatology
Putri I.L. et al. The efficacy of topical oxygen therapy for wound healing: A meta-analysis of randomized controlled trials and observational studies. International Wound Journal