Marcia, per gli azzurri cinque medaglie: una ogni 42 minuti

(Marco Bonarrigo) Birmingham Cinque medaglie in tre ore e quindici, una ogni 42 minuti: due ori nella maratona, due argenti e un bronzo nella mezza maratona. Questo è un record, questa è la marcia italiana, questi i ragazzi e le ragazze che da sempre reggono le sorti della nostra atletica e dello sport azzurro gareggiando quando gli altri ancora dormono, condividendo – unici sportivi al mondo – distanza, percorso e genere in una sola competizione, la mattina di Ferragosto, perché per il Cio loro sono atleti di serie B e se restano in un angolino e non disturbano è meglio.
E se il re della marcia azzurra è Massimo Stano che diventa il terzo italiano nella storia ad aver vinto Europei, Mondiali ed Olimpiadi per raccontare il Ferragosto 2026 tocca cominciare da Sofia Fiorini, 22 anni il 19 agosto, perché questo scricciolo di Arezzo che studia alla Bocconi ha vinto la maratona di marcia, ha stabilito il record mondiale sulla distanza in 3h15’11”, migliorando di otto minuti il suo personale e staccando la seconda — doppiata — di quasi cinque. «Da bambina mi sono innamorata della marcia anzi è la marcia che si è innamorata di me — spiega Sofia — e ero così convinta che quello fosse il mio futuro da fare ogni giorno due ore di auto all’andata e due al ritorno con mio padre per andare al campo di allenamento. In gara non sapevo bene quali fossero i miei limiti e le mie potenzialità, ma quando ho visto che le avversarie faticavano ho deciso di dare tutto».
Dai 21 anni di Sofia ai 34 anni di Massimo Stano, che con il suo primo titolo europeo ha completato una tripletta con Mondiali ed Olimpiadi riuscita solo a Gimbo Tamberi e Alberto Cova. «Stagione terribile, difficile contare infortuni e problemi muscolari. Solo la pazienza del mio coach Patrick Parcesepe ha tenuto assieme i pezzi. Ho vinto perché volevo il titolo a tutti i costi per dare un messaggio al mondo dell’atletica che ci ha costretto a correre in 120 su due distanze diverse, uomini e donne, e lungo un percorso indecente. Non sono ottimista, temo che un giorno la marcia possa essere fatta fuori ma fino a quando ci sarà noi italiani gareggiamo per vincere, sgomitando in circuito se serve».
Anche Francesco Fortunato, pugliese come Stano, aveva polemizzato con gli organizzatori alla vigilia ma adesso si gode l’argento nella mezza maratona, disciplina olimpica, alle spalle dello spagnolo McGrath che «l’ha meritato perché ha avuto più coraggio di me ad andare in fuga», spiega Fortunato che aggiunge di «aver messo assieme i pezzi di una stagione non buona portando a casa un argento che non può non soddisfarmi ma mi spinge anche a migliorare tantissimo». Di miglioramenti parla anche il 25enne fiorentino Luca Cosi, terzo dopo aver a lungo marciato a fianco di Fortunato che «devo ringraziare per avermi tirato fino a quando siamo riusciti a resistere. Non marciatori siamo davvero corpo unico e in questo incrocio continuo tra di noi lungo il circuito sabato ci siamo sempre incitati e fatti coraggio a vicenda».
È bella la storia di Alexandrina Mihai, 23 anni, italiana di seconda generazione come si dice in questi casi, arrivata a Verona nel 2009 dalla Moldavia per raggiungere i genitori. Anche lei ha vinto l’argento nella mezza, tenendosi a debita distanza dalla fenomenale spagnola Maria Perez che dopo il traguardo ha abbracciato a lungo l’amica del Cuore Antonella Palmisano, quinta al traguardo dopo aver sofferto molto nella seconda parte. «Io mi sono innamorata della marcia da adolescente, vedendo in tv la doppietta di Palmisano e Stano a Tokyo 2021 — spiega Alexandrina — e ringrazio sempre quell’ispirazione perché ero una ragazzina pigra che non aveva la minima intenzione di fare sport. La marcia ha cambiato la mia vita, le mie prospettive e i miei sogni e so che la ragazza che ancora sono diventerà una donna appagata anche grazie allo sport e alla marcia».