C’è un’ultima, splendida ironia, e a firmarla è un uomo che di Dracula portava soltanto il cognome. Bela George Lugosi, nato a Los Angeles il 5 gennaio 1938 (papà aveva cinquantasei anni e diciassette di America sulle spalle), non fece l’attore ma l’avvocato, e negli anni Sessanta trascinò la Universal in tribunale, colpevole di lucrare sull’effigie paterna senza permesso. Il processo durò quasi sedici anni; lui, formalmente, lo perse. Ma da quella battaglia nacque il California Celebrity Rights Act, la legge che stabilì che il diritto sul nome e sull’immagine di una celebrità sopravvive alla morte e passa agli eredi. Detto altrimenti: il figlio, per via giudiziaria, rese immortale il padre. Nomen omen, di nuovo. E oggi custodisce quel lascito che definisce, semplicemente, «impagabile». C’è poi chi al mito ha aggiunto un fotogramma decisivo: nel 1994 Tim Burton dirige Ed Wood, e Martin Landau, truccato e ingobbito nei panni del Lugosi crepuscolare e morfinomane, vince l’Oscar come miglior attore non protagonista. Il conte, insomma, risorge perfino nella pelle di chi lo interpreta. Eppure il figlio, con garbo, dissente: quel film, dice, non rende giustizia all’uomo, e si accanisce (come troppi biografi) soltanto sulla fine. Perché Bela Lugosi, ricorda Bela junior, «era un gentiluomo, era coraggioso, e tenne fede alla sua etica del lavoro fino alla morte». Del resto, gli aveva confidato che Dracula era stato «insieme una benedizione e una condanna». Le sei parole più esatte mai incise sulla sua lapide immaginaria.

Martin Landau interpreta Bela Lugosi nel film Ed Wood di Tim Burton

Martin Landau interpreta Bela Lugosi nel film Ed Wood di Tim Burton – ©Webphoto