Ci sono medici che costruiscono una carriera. E poi ci sono medici che finiscono per diventare un punto di riferimento. Sergio Crotta appartiene a questa seconda categoria. Gastroenterologo, per anni protagonista della sanità valdostana, ha attraversato mezzo secolo di medicina accompagnandone i cambiamenti senza mai smettere di guardare al paziente prima che alla malattia.
La sua storia parte da Verrès, dove cresce dopo la morte prematura del padre. È la madre, rimasta sola a gestire una panetteria, a trasmettergli il valore del lavoro e della responsabilità. Da lì il collegio a Ivrea, gli studi, l’università a Torino negli anni del Sessantotto e una vocazione che prende forma poco alla volta. Gli anni della formazione torinese gli lasciano un segno profondo. Non solo per le competenze acquisite, ma per un metodo che non abbandonerà più: studio, confronto continuo e capacità di mettersi in discussione. Un approccio che riterrà essenziale per tutta la carriera.
Sergio Crotta
Dopo la laurea e la specializzazione arriva l’approdo all’ospedale di Aosta. Sono anni nei quali la gastroenterologia è ancora una disciplina tutta da costruire. Crotta è tra coloro che ne scrivono i primi capitoli in Valle d’Aosta. “Nel 1978, insieme al collega Cerrato, abbiamo iniziato a fare le gastroscopie e a costruire il servizio di endoscopia digestiva. All’inizio eravamo in due e per due anni ci siamo divisi da soli le reperibilità urgenti. Nel 1982 la gastroenterologia è diventata un’unità operativa autonoma. È stata una sfida impegnativa, ma anche una grande soddisfazione professionale”.
Nel 1995 diventa primario del reparto che contribuirà a far crescere fino al pensionamento nel 2014. Ma il suo percorso non si limita all’attività clinica. Curioso per natura, è sempre stato attratto dall’innovazione organizzativa e dalla qualità dei servizi sanitari. Ha promosso una delle prime certificazioni di qualità applicate all’endoscopia digestiva e ha portato in Valle d’Aosta importanti momenti di confronto scientifico, organizzando per oltre un decennio a Cogne un congresso che richiamava alcuni dei migliori specialisti italiani.
Tra i risultati che considera più importanti c’è il programma regionale di screening per il tumore del colon-retto. “Ho progettato e costruito il programma dalla A alla Z. Oggi continua a funzionare e la Valle d’Aosta mantiene uno dei più alti livelli di adesione in Italia. È una soddisfazione sapere che uno screening ben organizzato può contribuire a salvare vite umane”.
Sergio Crotta
Chi lo conosce sa però che la sua qualità più apprezzata non è soltanto quella professionale. Crotta è un medico che sa comunicare. Non sorprende che si sia interessato anche all’ipnosi medica, utilizzata come supporto in alcune patologie funzionali e nei disturbi legati all’ansia. Per lui la medicina non è mai stata soltanto tecnica. Significa ascoltare, comprendere e accompagnare.
Lo stesso sguardo curioso lo ha portato ben oltre i confini della professione. Grande viaggiatore fin da ragazzo, ha attraversato l’Europa quando era ancora studente e, una volta lasciato l’ospedale, ha continuato a esplorare il mondo. Argentina, Perù, Cile, Bolivia, Ecuador, Brasile, Cuba, Sudafrica e i grandi parchi dell’Ovest americano sono diventati tappe di un percorso umano prima ancora che turistico. Un modo per conoscere persone, culture e modi diversi di guardare la realtà.
Accanto al lavoro e alla passione per i viaggi, Crotta ha sempre custodito con attenzione la dimensione familiare. Nel 1978 ha sposato la moglie, Antonia Sartori, piacentina di origine ma cresciuta in Valle d’Aosta. “Per otto anni abbiamo girato il mondo insieme, poi sono arrivati Edoardo e Filippo”, racconta.
Sergio Crotta
Oggi entrambi i figli lavorano in contesti internazionali. Edoardo, dopo nove anni a Londra e successive esperienze professionali tra Milano e l’estero, opera nel settore immobiliare e finanziario. Filippo, dopo un percorso di studi e lavoro che lo ha portato tra Stati Uniti, Francia e Svizzera, lavora al World Economic Forum di Ginevra. Una scelta, quella di guardare oltre i confini italiani, che Crotta ha sempre incoraggiato, sostenendo entrambi nell’esperienza di un anno negli Stati Uniti con Intercultura durante gli anni della scuola superiore.
Oggi il medico valdostano è anche nonno. Parla con affetto dei nipoti Elena Sofia, Lorenzo e Giulio, rispettivamente di 2 e mezzo, 7 e 4 anni, una presenza che aggiunge una nuova dimensione a una vita già ricca di soddisfazioni professionali e personali. La curiosità verso il mondo, del resto, è un valore che ha sempre cercato di trasmettere ai suoi figli così come ai giovani medici incontrati lungo il cammino.
Anche dopo il pensionamento, però, non ha smesso di mettersi al servizio degli altri. Nel 2024 ha fondato l’associazione Diritto alla Salute, nata per offrire visite specialistiche gratuite alle persone che non possono permettersi cure private. “All’inizio pensavo che sarebbe stato un progetto troppo impegnativo. Poi mi sono detto che avevo l’esperienza e le conoscenze per provarci. Ho chiamato alcuni colleghi e ho trovato un entusiasmo straordinario. Oggi siamo 32 medici e 10 operatori non medici che mettono gratuitamente a disposizione il proprio tempo e le proprie competenze”.
Sergio Crotta
Ed è forse proprio guardando alla sanità di oggi che emerge il tratto più attuale del suo pensiero. Crotta vede una medicina sempre più sofisticata dal punto di vista tecnologico, ma resta convinto che nessuna innovazione possa sostituire la formazione continua, il confronto professionale e la capacità di riconoscere i propri errori. Guai a sentirsi arrivati o a diventare autoreferenziali. La buona medicina, sostiene, nasce dall’umiltà e dalla volontà di imparare ogni giorno.
In un’epoca dominata da strumenti sempre più avanzati, la sua resta una lezione semplice e attuale: la competenza è indispensabile, ma senza ascolto, disponibilità e attenzione alle persone rischia di perdere il suo significato più profondo. È probabilmente per questo che, ancora oggi, Sergio Crotta continua a essere considerato non soltanto un bravo gastroenterologo, ma un autentico uomo di medicina.