Un’azienda milanese, Valente Spa, e il Politecnico di Milano hanno testato l’AI sul progetto di un trenino elettrico. Il risultato mostra che la tecnologia ha ancora molti limiti

Basta chiedere e l’intelligenza artificiale crea. È l’idea che accompagna quasi ogni discorso sull’AI applicata al lavoro: uno strumento a cui delegare tutto, dai testi ai progetti, fino al disegno industriale più ingegnoso, con la promessa di tagliare tempi e costi. Poi qualcuno prova a verificarla sul campo e il quadro, inevitabilmente, si ridimensiona, come ha scoperto Valente Spa, un’azienda milanese che progetta rotaie, dopo aver messo alla prova l’AI su un progetto industriale, di quelli su cui si scervellano ingegneri e tecnici vari.  

Il trenino da miniera

L’esperimento, da poco concluso insieme a Made Scarl e al Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano, serviva per valutare l’uso dell’AI nei software di progettazione dell’azienda, per ridurre i passaggi ripetitivi e accorciare i tempi di lavoro. Banco di prova: un locomotore full-electric per tunnel e miniere. In pratica, un trenino minerario, adatto a muoversi sottoterra per trasportare materiali o per portare i turisti in visita nei vecchi giacimenti dismessi (un centinaio in Italia). Il core business di Valente sono infatti le rotaie speciali per porti, gallerie, miniere e cantieri, insieme ai componenti che su quelle rotaie si muovono. E con l’AI ha già una certa dimestichezza: da un paio d’anni, sempre con il Politecnico, sviluppa modelli e algoritmi per scegliere il tipo di rotaia e il sistema di fissaggio più adatto a gru e impianti di sollevamento. 



















































Che coss non ha funzionato

Ma in questo caso non è andata come sperato. Dinanzi a un complesso progetto ingegneristico, l’intelligenza artificiale ha mostrato molti dei suoi  limiti. «All’inizio, le aspettative si confondevano un po’ con le utopie» racconta l’ad di Valente, Alberto Menoncello. «Forse fuorviati dal termine intelligenza, ci saremmo aspettati di poter digitare un prompt, premere invio e ottenere in pochi istanti disegni, schemi elettrici, schemi idraulici e tutto il necessario per realizzarlo». Non perché l’obiettivo fosse irrealizzabile in assoluto, ma perché la mole di informazioni da fornire al modello per metterlo in condizione di disegnare era enorme. Dopo i primi confronti con il Politecnico, l’attività è stata scomposta in fasi più piccole, definendo i modelli per individuare i dati di partenza e generare i disegni d’offerta in base a un disegno parametrico. Questo ha permesso di capire dove la macchina si ferma. «Il limite, ad oggi, riguarda proprio l’ultimo miglio: il disegno finale della struttura, completo dell’inserimento di tutti i componenti, non è ancora realizzabile in autonomia» spiega Menoncello. Il locomotore, insomma, un’AI da sola non lo progetta ma non è neppure in grado di generare tutta la documentazione che lo accompagna. 

Alleggerire le attività di routine

Ma non tutto è da buttare: alla Valente ammettono che l’intelligenza artificiale è molto utile a alleggerire le attività di routine, aiutare nelle verifiche e rendere più rapido recuperare informazioni e soluzioni già usate in progetti simili. E l’AI può dare una mano nella gestione della corrispondenza commerciale e nella stesura della documentazione tecnica. Meglio però non lasciarla sola. «Quando entrano in gioco requisiti tecnici stringenti, vincoli di sicurezza e necessità di tracciabilità», precisa Menoncello «nessun modello AI può sostituire l’ingegnere. Resta un acceleratore prezioso, ma sempre sotto supervisione umana».

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14 agosto 2026 ( modifica il 15 agosto 2026 | 22:20)