di
Stefano Bucci

Il Polittico, detto anche «del Rosario», è l’unica opera dell’artista ad essere sempre rimasta nella sua città natale. Realizzato nel 1473, delle sei tavole originarie prima del furto ne erano rimaste cinque

Il MuMe, il Museo Regionale Interdisciplinare di Messina, ha perso nella notte del 15 agosto una parte fondamentale della sua collezione (che comprende anche La resurrezione di Lazzaro e L’Adorazione dei Pastori di Caravaggio), quella dedicata a Antonello da Messina (1439-1479 circa). I ladri hanno portato via tre tavole su cinque appartenenti al celebre Polittico di San Gregorio (1473) e la tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà (1465-1470), estratta e asportata direttamente dall’interno di una teca blindata. Il furto colpisce un nucleo di opere di particolare rilievo per la storia della pittura rinascimentale siciliana.

Il Polittico di San Gregorio

Il Polittico di San Gregorio è infatti l’unica opera di Antonello sempre rimasta nella sua città natale. Realizzato nel 1473 per il monastero annesso alla chiesa di Santa Maria extra moenia, l’opera era originariamente composta da sei tavole, riunite in una struttura lignea che non è stata conservata. Nel tempo il complesso è stato smembrato e una delle tavole è andata perduta: prima del furto erano quindi rimasti cinque pannelli. La sottrazione di tre di questi rappresenta una nuova e grave mutilazione di un’opera che era già arrivata ai nostri giorni in forma frammentaria. La provenienza dal monastero di San Gregorio è documentata e lega direttamente l’opera alla storia religiosa e artistica della Messina del Quattrocento. Il polittico porta inoltre la firma e la data dell’artista su un cartiglio collocato nella tavola centrale.



















































Detta anche «Polittico del Rosario», l’opera fu commissionata ad Antonello da Messina dalla badessa Fabria Cirino. Le sei tavole originarie raffiguravano, al centro, la Madonna in trono col Bambino e angeli reggicorona, detta «del Rosario» per il simbolo iconografico, che poggia in basso sul gradino; ai lati i Santi Gregorio e Benedetto; nel registro superiore l’Angelo Annunciante e la Vergine Annunciata, mentre la tavola centrale raffigurava probabilmente il Cristo morto sorretto dagli Angeli: andò perduta con buona probabilità al Cinquecento, quando l’opera fu smembrata. 

Le cinque tavole furono restaurate nel 1842, con l’utilizzo di sostanze abrasive per la pulitura; e dopo il terremoto di Messina del 1908 rimasero esposte alla pioggia che deteriorò ulteriormente lo stato di conservazione, con la perdita di ampie porzioni del manto della Madonna e di San Gregorio. Nuovi interventi di restauro hanno poi avuto inizio nel 1912, a opera di Luigi Cavenaghi, che ricostruì le parti mancanti in base ad antiche fotografie. 

La tavoletta bifronte

Insieme alle tre tavole è stata rubata una piccola tavoletta dipinta su entrambe le facce, un’opera di dimensioni ridotte destinata alla devozione privata. Su un lato è raffigurata la Madonna col Bambino benedicente e un francescano in adorazione, sull’altro il Cristo in Pietà. La tavoletta ha anche una storia collezionistica particolare: fu attribuita ad Antonello nel 2003 e nello stesso anno venne venduta da Christie’s alla Regione Siciliana, proveniente dalla collezione di Wilhelm Soldan. Fu Vittorio Sgarbi a spendersi in prima persona per spingere la Regione Sicilia all’acquisto.

16 agosto 2026 ( modifica il 16 agosto 2026 | 11:51)