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«Trump non sembra stare bene, dovremmo sapere perché»: le domande del medico di Cheney sulla salute del presidente. E la Casa Bianca risponde insultandolo
MMondo

«Trump non sembra stare bene, dovremmo sapere perché»: le domande del medico di Cheney sulla salute del presidente. E la Casa Bianca risponde insultandolo

  • 16 Agosto 2026

di
Alessandra Muglia

Jonathan Reiner, ex cardiologo dell’allora vicepresidente repubblicano, nel suo editoriale sul New York Times pone sette domande sulla salute di Trump, basandosi su quanto emerge dai video e dalle foto. L’ira della Casa Bianca

Restano ancora senza risposta le sette domande sulla salute di Donald Trump indirizzate – idealmente – alla Casa Bianca dal cardiologo Jonathan Reiner, già medico del repubblicano Dick Cheney, vicepresidente di George W. Bush. 

Ma il suo editoriale sul New York Times – e l’attacco della Casa Bianca che ne è seguito – hanno amplificato le richieste di maggiore trasparenza sullo stato di salute del presidente e messo al centro del dibattito politico il diritto dei cittadini a conoscere l’idoneità del leader, a fronte della cortina di fumo governativa. 



















































Reiner, medico per 27 anni di Dick Cheney, compresi gli otto da vice di Bush alla Casa Bianca (dal 2002 al 2009), ha affermato in un op-ed sul New York Times che gli americani «meritano risposte» sui problemi che affliggono l’ottantenne Donald Trump. E ha posto 7 domande di carattere medico alle quali ritiene che lo staff presidenziale debba dare risposta pubblicamente, dai lividi sulle mani, al gonfiore delle gambe ai momenti in cui sembra addormentarsi davanti alle telecamere. 

Tanto per cominciare: perché lo scorso giugno il presidente è stato valutato da ben 22 specialisti? Si tratta – nota Reiner – di un numero insolitamente alto di medici, anche per un check-up presidenziale approfondito. E poi: qual è la specialità di questi dottori? 
Ancora: se i vistosi ematomi sulle mani di Trump derivano dalle «troppe strette di mano» come spiegato dai medici della Casa Bianca, perché i lividi compaiono su entrambe le mani e anche sugli avambracci? E perché a Trump è stato prescritto un dosaggio di aspirina quattro volte superiore a quello standard? 
La terza domanda è legata al gonfiore di caviglie e gambe, che è stato spiegato ufficialmente come «insufficienza venosa cronica»: ma questa, ricorda il cardiologo, «di solito si sviluppa gradualmente nel corso di un lungo periodo» ed è, appunto, cronica. Eppure durante la visita medica completa a cui si è sottoposto Trump solo pochi mesi prima, il dottor Barbabella non ha riscontrato alcun gonfiore alle gambe del presidente. Se è così, il suo gonfiore sarebbe per definizione acuto, non cronico: «E il gonfiore acuto alle gambe è un riscontro potenzialmente molto più grave, che può essere causato da problemi come malattie cardiache e renali. Qual è la ragione di questa discrepanza?». 

Ancora: come si spiegano i ripetuti episodi di sonnolenza del presidente durante eventi pubblici ufficiali nello Studio Ovale? Il presidente è sembrato appisolarsi anche durante eventi più movimentati, come l’incontro di UFC che ha ospitato sul prato della Casa Bianca per il suo compleanno e una partita al Madison Square Garden durante le finali Nba. «Trump è notoriamente un “animale notturno”», scrive il cardiologo, «ma questa sonnolenza sembra nuova. Qual è la sua ragione?».

La quinta domanda è relativa ai controlli cardiaci – molto approfonditi – che sono stati fatti a ottobre, per i quali non è stata fornita alcuna giustificazione; la sesta alla decisione dello staff del presidente di non fornire un elenco completo dei farmaci che Trump sta assumendo («Quali sono questi farmaci, e perché non vengono rivelati?»); l’ultima è sui test cognitivi che Trump ha effettuato. «Il Montreal Cognitive Assessment è uno strumento rapido e basico, con domande semplici (disegna un orologio, identifica un cammello) che viene di solito svolto in risposta a preoccupazioni espresse da un paziente o dalla sua famiglia. Perché l’ha fatto più volte? E ce ne sono stati di più approfonditi?».

Per tutta risposta, un portavoce della Casa Bianca ha elogiato Trump come «il presidente più brillante, accessibile ed energico della storia americana» e liquidato Reiner come un «asshat» – un «idiota» – «che si diletta in diagnosi da poltrona per scopi politici. È una vergogna per la professione medica». 

Il cardiologo, ospite della Cnn, ha poi rovesciato con ironia l’insulto ricevuto, trasformandolo con sarcasmo. «Mi considero un asset, una risorsa, per l’Unità medica della Casa Bianca più che un “asshat”». E ha chiarito di non aver formulato alcuna diagnosi, ma di aver semplicemente posto domande legittime. Gli americani «meritano risposte sui misteriosi malanni che affliggono il presidente». Poiché – come scriveva nel suo articolo – «in una democrazia rappresentativa, il popolo deve avere fiducia nella salute del proprio leader e nella sua capacità di guidare la nazione. Siamo stati tenuti all’oscuro per troppo tempo».

L’editoriale di Reiner ha riacceso i riflettori su una proposta di legge presentata dal deputato democratico Jamie Raskin, che punta a istituire una commissione parlamentare indipendente per valutare lo stato di salute e l’idoneità fisica dei presidenti in carica, evitando che i dettagli medici sensibili vengano nascosti al pubblico.  I commenti dei lettori sul New York Times – oltre 2000  –richiamano esplicitamente questa proposta di legge con  una forte richiesta di riforme istituzionali. «Il dottor Reiner ha perfettamente ragione a menzionare il disegno di legge di Jamie Raskin. Non possiamo più affidarci alla “buona fede” del medico personale di un Presidente, che sarà sempre sotto pressione politica. Abbiamo bisogno di un organo permanente e indipendente, composto da medici super partes, che valuti l’idoneità fisica e mentale di chiunque siederà nello Studio Ovale» scrive per esempio  Marcus T., da Boston.  E un altro lettore da Chicago: «È assurdo che per guidare un autobus servano rigidi test medici periodici e per avere il controllo dell’arsenale nucleare basti un foglio firmato da un medico della Marina che dichiara tutto “eccellente”. Il Congresso deve approvare la proposta di Raskin sulla Commission on Presidential Capacity. La trasparenza sulla salute del Presidente deve essere un obbligo di legge, non un optional».  Un altro dal Maryland: «La Costituzione (25° emendamento, sezione 4) prevede espressamente che il Congresso possa istituire un organo esterno per questo scopo. Raskin sta solo cercando di applicare la Costituzione. Se lo staff del Presidente non ha nulla da nascondere, non dovrebbe temere una commissione medica indipendente finanziata da entrambi i partiti».   E il dottor David R. da San Francisco: «Come medico, trovo agghiacciante il silenzio attorno ai 22 specialisti di giugno. L’idea di Raskin di una commissione congressuale non è un attacco politico, ma una misura di sicurezza nazionale fondamentale. Sapere se un leader soffre di declino cognitivo o di gravi problemi cardiovascolari non è gossip, è un diritto dei cittadini».

16 agosto 2026 ( modifica il 16 agosto 2026 | 12:47)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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