Il sorriso è diventato uno dei suoi tratti più riconoscibili. Eppure, molto prima di Hollywood, degli Oscar e dei red carpet, George Clooney ha vissuto per diversi mesi con metà del volto paralizzata.

L’attore ne ha parlato pubblicamente in diverse occasioni. Durante un’intervista con Larry King nel 2006 raccontò che il problema era comparso nel periodo della scuola superiore e che erano serviti circa nove mesi perché la situazione si risolvesse. Nel 2023, ospite di Jimmy Kimmel, è tornato sull’argomento mostrando una vecchia fotografia: in quell’immagine, spiegò, metà del suo viso era paralizzata.

La patologia di cui soffrì Clooney si chiama paralisi di Bell, una condizione neurologica che provoca un’improvvisa debolezza o paralisi dei muscoli di un lato del volto. Nel suo caso si trattò quindi di un episodio avvenuto nell’adolescenza e successivamente risolto, non di una malattia cronica di cui risulti affetto oggi.

Quando una mattina il volto non risponde più

La paralisi di Bell interessa il settimo nervo cranico, il nervo facciale, che controlla gran parte dei muscoli utilizzati per sorridere, chiudere gli occhi, corrugare la fronte e modificare l’espressione del volto.

I sintomi possono comparire rapidamente, nell’arco di ore o pochi giorni. Un angolo della bocca può abbassarsi, un occhio può diventare difficile da chiudere e il sorriso apparire improvvisamente asimmetrico. Possono inoltre comparire alterazioni del gusto, lacrimazione oppure secchezza dell’occhio, salivazione anomala e, in alcune persone, dolore intorno all’orecchio o una maggiore sensibilità ai rumori.

Clooney ricordò che tutto era iniziato in modo inquietante. Durante l’intervista con Larry King raccontò di avere avvertito inizialmente la lingua intorpidita e successivamente difficoltà nel bere, fino alla progressiva paralisi di una parte del volto. Essendo molto giovane, temette inizialmente che potesse trattarsi di qualcosa di molto più grave.

Perché compare la paralisi di Bell

La causa precisa non è sempre identificabile. La paralisi di Bell viene infatti considerata una paralisi periferica acuta del nervo facciale senza una causa immediatamente dimostrabile.

Una delle ipotesi più accreditate è che un processo infiammatorio provochi gonfiore del nervo all’interno dello stretto canale osseo attraverso cui passa. Sono state studiate anche possibili associazioni con la riattivazione di virus, ma in molti pazienti non è possibile individuare un singolo fattore responsabile.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più importanti: non ogni paralisi facciale è una paralisi di Bell. Il medico deve escludere altre possibili cause di debolezza del volto.

Paralisi del volto o ictus? Il sintomo che non va ignorato

Quando metà del viso improvvisamente non si muove più, la tentazione di cercare una spiegazione su internet può essere forte. È invece una situazione che richiede una valutazione medica tempestiva.

Un’asimmetria improvvisa del volto può infatti comparire anche durante un ictus. La presenza contemporanea di difficoltà a parlare, debolezza o perdita di forza a un braccio o a una gamba deve essere considerata un segnale d’emergenza. Le indicazioni sanitarie sottolineano che davanti a sintomi compatibili con un ictus bisogna rivolgersi immediatamente ai servizi di emergenza.

Anche quando si tratta effettivamente di paralisi di Bell, il tempo conta. Nei pazienti adulti, una volta formulata la diagnosi, i corticosteroidi rappresentano il trattamento principale e risultano più efficaci quando iniziati precocemente, idealmente entro 72 ore dall’esordio. Gli antivirali possono essere valutati in determinate circostanze, ma non sostituiscono la terapia corticosteroidea.

L’occhio è uno dei punti più delicati

Uno degli effetti meno intuitivi della paralisi del nervo facciale riguarda l’occhio. Se la palpebra non riesce a chiudersi completamente, la superficie oculare può rimanere esposta e seccarsi, aumentando il rischio di irritazioni e danni alla cornea.

Per questo la protezione dell’occhio rappresenta una parte fondamentale della gestione della malattia. In base alla situazione possono essere utilizzate lacrime artificiali, pomate lubrificanti o sistemi per mantenere chiusa la palpebra durante la notte, sempre seguendo le indicazioni del medico.

Si guarisce dalla paralisi di Bell?

Nella maggior parte dei casi la prospettiva è favorevole. Molte persone recuperano progressivamente la funzione del volto nell’arco di settimane o mesi, anche se il percorso può essere diverso da paziente a paziente. Secondo il NHS, la maggior parte dei pazienti migliora entro sei mesi, mentre in una minoranza possono persistere debolezza, movimenti involontari o altre conseguenze.

George Clooney appartiene evidentemente a quel grande gruppo di persone nelle quali la funzione del volto è tornata. Raccontò che furono necessari circa nove mesi. Ma l’esperienza ebbe anche una componente psicologica: affrontare l’adolescenza con metà del volto immobile significava confrontarsi ogni giorno con gli sguardi e i commenti degli altri.

La sua storia, riletta oggi, contiene soprattutto un messaggio sanitario utile. Una paralisi facciale improvvisa non deve essere minimizzata né autodiagnosticata. Può essere una condizione temporanea e con una buona probabilità di recupero, come accadde a Clooney, ma prima bisogna capire rapidamente che cosa la stia causando.

È proprio qui che la storia di uno dei volti più famosi del cinema diventa qualcosa di più di una curiosità su una star: ricorda quanto possa essere improvvisa una malattia del nervo facciale e, soprattutto, perché davanti a un volto che improvvisamente “non risponde” sia importante farsi valutare senza perdere tempo.