Ridurre i trattamenti quando non sono necessari, rendere le cure sempre più mirate e comprendere il ruolo dell’invecchiamento biologico nello sviluppo dei tumori. Sono queste alcune delle principali direttrici che guideranno i finanziamenti previsti dal nuovo bando per la promozione e la valorizzazione della ricerca istituzionale della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano nel prossimo triennio, presentate in occasione della Giornata delle Ricercatrici e dei Ricercatori da Tiziana Triulzi, ricercatrice del Dipartimento di Oncologia Sperimentale e coordinatrice di una delle linee di ricerca istituzionale. Le aree individuate sono il risultato di una consultazione multidisciplinare tra gli otto coordinatori delle linee di ricerca dell’Istituto, il Direttore Scientifico e un gruppo di clinici dell’Istituto. L’obiettivo è stato identificare temi di forte rilevanza scientifica e clinica, sui quali esista un reale bisogno di conoscenza e che possano essere sviluppati valorizzando le competenze presenti all’interno della Fondazione.
Personalizzare le cure, evitando il superfluo
Una delle aree strategiche concerne l’escalation e la de-escalation degli interventi terapeutici. Il tema non riguarda soltanto i farmaci, ma più in generale tutti gli approcci utilizzati nella cura oncologica, dalla chirurgia ai trattamenti sistemici. L’obiettivo è individuare con sempre maggiore precisione quali pazienti possano beneficiare di percorsi terapeutici più intensivi e quali, invece, possano ottenere gli stessi risultati con interventi meno invasivi o meno gravosi, riducendo gli effetti avversi e preservando la qualità di vita senza compromettere l’efficacia delle cure. Tali strategie saranno declinate in specifici ambiti di applicazione, tra cui la preservazione dell’organo o della sua funzionalità dopo i trattamenti neoadiuvanti, la diagnosi precoce e l’identificazione dei pazienti a maggior rischio di recidiva, nelle neoplasie caratterizzate da cattiva prognosi. La finalità è offrire strumenti sempre più accurati per personalizzare il percorso di cura e migliorare gli esiti clinici proprio nei pazienti che presentano le maggiori criticità.
L’età biologica come nuova chiave di lettura
La seconda grande area di sviluppo riguarda il rapporto tra invecchiamento, infiammazione e cancro. L’approccio proposto dall’Istituto si concentra però nell’analisi del ruolo dell’età biologica, piuttosto che l’età anagrafica del paziente. Sempre più evidenze scientifiche dimostrano, infatti, che persone della stessa età anagrafica possono presentare profili biologici molto diversi, influenzati da fattori genetici, ambientali e legati agli stili di vita. Questo stato biologico complessivo, che riflette il livello di salute di tessuti e organi, può influenzare sia il rischio di sviluppare un tumore sia la risposta ai trattamenti. Un elemento particolarmente interessante è che l’età biologica risulta influenzata dall’esposizione a numerosi fattori esterni – il cosiddetto esposoma – che comprende per esempio abitudini di vita, alimentazione, inquinamento e esposizione a farmaci. Una migliore conoscenza di questi meccanismi potrebbe aprire nuove prospettive sia nella prevenzione sia nella cura delle malattie oncologiche.
Dall’immunoterapia ai tumori che insorgono sempre più precocemente
Tra le applicazioni più promettenti di questa linea di ricerca vi è lo studio del rapporto tra invecchiamento del sistema immunitario e risposta all’immunoterapia, uno dei trattamenti che negli ultimi anni ha modificato profondamente la storia naturale di numerose neoplasie. L’obiettivo è comprendere se le caratteristiche biologiche del sistema immunitario possano contribuire a spiegare perché alcuni pazienti rispondano meglio di altri a queste terapie e come sia possibile ottimizzarne ulteriormente l’utilizzo. Un secondo filone riguarda invece il fenomeno dei tumori a insorgenza precoce. In diverse patologie oncologiche si osserva un aumento dell’incidenza in fasce di età più giovani rispetto a quanto rilevato in passato. Approfondire le cause di questa anticipazione rappresenta oggi una delle sfide più rilevanti della ricerca. Tra le ipotesi in studio vi è proprio il ruolo dell’età biologica e dei fattori ambientali che possono accelerare i processi di invecchiamento dell’organismo, creando condizioni favorevoli allo sviluppo della malattia anche in età relativamente giovane. Le nuove linee di sviluppo dell’Istituto si inseriscono in questo scenario, con l’obiettivo di trasformare le conoscenze biologiche emergenti in strumenti concreti per migliorare prevenzione, diagnosi e personalizzazione delle cure.