di
Maurizio Perriello
L’attore irlandese, 50 anni compiuti a maggio, è tornato a parlare della sua sobrietà ormai ventennale. Il suo rapporto con la Capitale è stato parte del percorso che lo ha reso l’uomo che è oggi
Colin Farrell ha compiuto 50 anni d’età e venti di sobrietà. È stato l’attore stesso a dichiararlo in diverse interviste da maggio (mese del suo compleanno) a oggi. Una redenzione rincorsa e conquistata con coraggio e dedizione, dopo una giovinezza trascorsa pericolosamente sul confine tra il successo hollywoodiano e l’autodistruzione. Un motivo più che di orgoglio, ha spiegato, di «gratitudine» per essere riuscito a cambiare vita. Una trasformazione entrata nel vivo proprio negli anni in cui Roma entrò con una certa forza nella sua vita, privata e professionale. Alla Capitale l’artista irlandese è legato anche per una passione decisamente lontana dall’arte cinematografica, ma altrettanto forte: quella per il calcio e, in particolare, l’ammirazione per Francesco Totti.
Quella standing ovation al Festival di Roma nel 2008
Una delle date più importanti del «cammino romano» di Colin Farrell è il 28 ottobre 2008. Chioma folta, camicia aperta, verve intatta: alla terza edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, all’Auditorium Parco della Musica, abbiamo visto un Farrell molto diverso dal divo irlandese che qualche anno prima finiva in prima pagina per i propri eccessi. E molto diverso anche dal magnifico attore che ammiriamo oggi.
All’epoca giunse nella Capitale per presentare Pride and Glory – Il prezzo dell’onore, poliziesco di Gavin O’Connor nel quale recita accanto a Edward Norton e Jon Voight. Farrell interpreta Jimmy Egan, poliziotto corrotto coinvolto in una storia di famiglia, violenza e corruzione nella polizia di New York. La sua prova conquista il pubblico romano, che gli tributa applausi scroscianti e una lunghissima standing ovation. Farrell si presenta davanti ai giornalisti con capelli lunghi e cappello e, quasi invertendo le parti, utilizza una piccola videocamera per riprendere a sua volta la platea della Sala Petrassi.
La crisi dopo «Alexander» e la rinascita mostrata a Roma
È proprio al Festival di Roma che Farrell ha affrontato pubblicamente il fallimento che più lo aveva segnato: Alexander, il kolossal di Oliver Stone del 2004 nel quale aveva interpretato Alessandro Magno. Le recensioni negative lo avevano decisamente travolto. Farrell raccontò di avere impiegato circa due anni per liberarsi dalla paura generata da quell’insuccesso e ammette di aver letto ossessivamente le stroncature del film.
La visita romana arrivò, non casualmente, in un momento di svolta personale. Farrell era entrato in riabilitazione alla fine del 2005, subito dopo aver terminato Miami Vice, e negli anni successivi avrebbe più volte raccontato il passaggio dalla dipendenza alla sobrietà. Pride and Glory fu proprio uno dei primi film affrontati dopo la riabilitazione.
L’ammirazione per Totti: «Il suo addio mi ha commosso»
Anni dopo è stato invece il calcio a ricongiungere idealmente l’attore con Roma. Nel 2019, durante gli incontri promozionali per il film Dumbo, Farrell parla della sua passione per questo sport e gli viene chiesto di Francesco Totti. La risposta sorprende per quanto l’attore dimostri di conoscere e apprezzare la storia dell’ex capitano romanista.
Farrell racconta di essersi «commosso molto» guardando l’ultima partita con la sua Roma e la celebrazione dell’addio del campione allo Stadio Olimpico il 28 maggio 2017. A colpirlo è stato soprattutto qualcosa che nel calcio contemporaneo considera eccezionale: avere trascorso un’intera carriera con la stessa maglia. Per l’attore, quella scelta rappresentava una dimostrazione di «grande passione e dedizione». «È davvero raro per qualcuno del suo calibro giocare nella stessa squadra per tutta la vita. È impressionante», ha affermato.
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16 agosto 2026
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