Una studentessa si spoglia all’università, viene fermata e finisce in una struttura psichiatrica. È accaduto a Teheran nel novembre 2024 e la vicenda di Ahoo Daryaei ha fatto rapidamente il giro del mondo.

Secondo le ricostruzioni internazionali, il gesto avvenne dopo uno scontro legato alle rigide regole sull’abbigliamento femminile. Le autorità iraniane parlarono di problemi psicologici, mentre Amnesty International espresse forte preoccupazione, ricordando che in Iran la contestazione del velo obbligatorio era già stata in precedenza associata a presunti disturbi mentali. (The Guardian)

Il caso riporta alla luce una domanda antica e delicatissima: quando la psichiatria può trasformarsi da strumento di cura in strumento di controllo?

L’URSS e i dissidenti considerati “malati”

Il precedente storico più noto è quello sovietico.

Durante la seconda metà del Novecento, la psichiatria fu utilizzata anche contro oppositori e dissidenti politici. Alcuni vennero diagnosticati come affetti da patologie mentali e internati in ospedali psichiatrici speciali.

Una delle diagnosi più controverse fu la cosiddetta “schizofrenia lenta”, categoria associata alla scuola psichiatrica sovietica e applicata anche a persone che manifestavano dissenso politico.

In questo caso il ricovero non rappresentava semplicemente un abuso individuale: la letteratura storica e scientifica ha documentato un vero utilizzo politico della psichiatria.

Italia, prima della legge 180

La storia italiana è diversa e non va sovrapposta a quella sovietica. Prima della riforma Basaglia il manicomio italiano aveva però una forte funzione custodiale oltre che sanitaria.

La legge del 1904 prevedeva il ricovero delle persone affette da “alienazione mentale” quando fossero pericolose per sé o per gli altri, ma anche quando risultassero di “pubblico scandalo”.

Una formulazione oggi sorprendente, perché mostra quanto il confine tra malattia mentale, comportamento considerato deviante e ordine sociale fosse allora molto più incerto.

Il manicomio poteva quindi diventare anche il luogo dell’esclusione: non soltanto del paziente gravemente malato, ma della persona che la società dell’epoca non riusciva o non voleva gestire diversamente.

La svolta del 1978

Con la legge 180 del 13 maggio 1978 cambiò radicalmente il paradigma italiano. La riforma avviò il superamento degli ospedali psichiatrici tradizionali e affermò che gli accertamenti e i trattamenti sanitari sono, di regola, volontari.

Anche nei trattamenti obbligatori, la legge pose al centro il rispetto della dignità e dei diritti civili e politici della persona.

La vicenda iraniana ricorda quindi una lezione che la storia della psichiatria ha già insegnato: quando una diagnosi può privare una persona della libertà, le garanzie cliniche e giuridiche non sono un dettaglio burocratico. Sono parte stessa della cura.

Fonti

Amnesty International e ricostruzioni internazionali sul caso Ahoo Daryaei, novembre 2024. (The Guardian)

The Guardian, 3 e 8 novembre 2024, sulla studentessa iraniana e sull’uso delle strutture psichiatriche nei confronti di attivisti. (The Guardian)

Normattiva, Legge 14 febbraio 1904, n. 36, “Disposizioni sui manicomi e sugli alienati”.

Normattiva, Legge 13 maggio 1978, n. 180, “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”.

Treccani, Quarant’anni fa, la legge Basaglia.

Van Voren R., Political Abuse of Psychiatry—An Historical Overview, Schizophrenia Bulletin.