di
Stefano Bucci
Il critico d’arte e l’amore per l’artista del Quattrocento: «I pezzi rubati al Museo regionale interdisciplinare di Messina sono invendibili»
Vittorio Sgarbi — autore nel 2019 del volume Antonello contemporaneo edito da Skira che raccoglieva una selezione di saggi sull’opera di Antonello a confronto con altri artisti a lui contemporanei o successivi nonché curatore nel 2004 della mostra «La ricerca dell’identità. Da Antonello a de Chirico» all’Albergo delle Povere di Palermo — conosce molto bene Antonello da Messina. Nel luglio 2013 aveva, ad esempio, denunciato con forza il rischio di chiusura del Museo Mandralisca di Cefalù, definendo una follia («L’ignoranza è la madre della cattiva politica») la possibile serrata, poi fortunatamente rientrata, del piccolo museo che custodisce il celebre Ritratto d’ignoto marinaio, proprio di Antonello da Messina.
Ma il critico ferrarese conosce molto bene soprattutto la Madonna di Antonello da Messina rubata nella notte del 15 agosto, acquistata dalla Regione Siciliana nel 2003 in occasione delle celebrazioni per i 25 anni di Beni Culturali in Sicilia. «Sono stato io a suggerire alla Regione Siciliana di acquistarla all’asta da Christie’s nel luglio 2003. Veniva da una collezione privata berlinese e venne battuta alla modica cifra di 257.188,75 sterline inglesi (pari a 361.857,42 euro), con un scarto minimo dunque rispetto alle 200.000 sterline della sua base d’asta. Sono molto orgoglioso di essere io l’artefice di questo acquisto. Sono sempre convinto che la Regione Siciliana abbia fatto non bene, ma benissimo, a comprare quella tavoletta», dice. L’allora assessore regionale ai Beni Culturali della Sicilia Fabio Granata ha voluto ricordare come «la stessa tavoletta valga oggi almeno decine di milioni di euro».
Cosa pensa di questo furto?
«Mi sembra un furto senza senso, un furto di cui non si capiscono le ragioni e il significato, perché, come accade sempre per Antonello, si tratta di un pezzo unico, invendibile, oltre che di una tavola estremamente fragile. Proprio la sua delicatezza può rappresentare un ulteriore, grosso problema, così come anche il fatto di essere, ripeto, un pezzo unico, di fatto invendibile, fuori da ogni possibile trattativa».
Perché questa Madonna è un capolavoro?
«Il velo della Madonna, l’architettura dello spazio, il volto di Cristo, tutto fa pensare ad Antonello, tutto rimanda alla lezione dei fiamminghi riletta secondo una monumentalità italiana. E poi l’Ecce Homo è un soggetto che Antonello ha trattato come nessuno altro, perché Antonello dimostra ancora una volta di saper anticipare addirittura la lezione della luce di Johannes Vermeer, perché anche in questa piccola tavoletta appare tutta la sua grandezza, quella di un razionalista alla maniera di Piero della Francesca, d’altra parte, secondo me, Antonello è il Piero della Francesca della Sicilia».
Qualche recriminazione?
«In Sicilia l’acquisto più importante di Antonello da Messina, dopo L’ignoto marinaio del Museo Mandralisca di Cefalù (il critico aveva definito quel ritratto “la Gioconda siciliana”, ndr) è stato proprio questa tavoletta della Madonna e dell’Ecce Homo».
16 agosto 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA