A Settimo Torinese mancava solo Morandi. No, calma. Non Gianni Morandi. Non quello di Fatti mandare dalla mamma, Uno su mille, In ginocchio da te, Sanremo, Festivalbar, televisione, cinema, sessant’anni di carriera e almeno tre generazioni di italiani capaci di riconoscerlo anche soltanto da un sorriso.
Arriva Marco Morandi, il figlio. Quello che sembra più vecchio del padre… E va benissimo così. Per carità. È un cantante, è un musicista, ha una sua carriera, è passato da Sanremo, ha fatto teatro, televisione, concerti. Nessuno vuole togliergli nulla. Ci mancherebbe.
Però fa già sorridere il meccanismo. Perché a Settimo Torinese, quando arriva settembre, succede puntualmente qualcosa di straordinario. Per undici mesi si può discutere di buche, asfalto, marciapiedi rotti, erba, sporcizia, topi, bisce, parcheggi a pagamento, commercianti che mugugnano, cittadini che protestano e quartieri che sembrano ricordati dall’Amministrazione soltanto quando bisogna andare a tagliare un nastro.
Poi arriva la patronale. Si accendono le luci. Si monta il palco. Parte la musica. E per qualche ora Settimo diventa improvvisamente bellissima e “bella da vivere”, come ama definirsi. È il miracolo della patronale.
Altro che Pnrr, rigenerazione urbana, resilienza, sostenibilità, inclusione, città del futuro e tutte quelle parole che dalle parti di Palazzo Civico piacciono da morire. Basteranno due casse, quattro fari e un Morandi. Panem et circenses, dicevano i romani.
Pane e giochi per tenere buona la popolazione. A Settimo è stato aggiornato il modello. Il pane ognuno se lo compra, non prima di aver pagato pagato il parcheggio sulle strisce blu anche ad agosto. In compenso, a settembre, tutti a divertirsi al concerto.
Succederà lunedì 7 settembre, alle 21.30, in piazza della Libertà, a ingresso gratuito, con Marco Morandi e il suo “Amarcord – Ricordi e Canzoni dal vivo 2026”.Si canta, si applaude, magari qualcuno balla. Per una sera niente buche. O meglio: le buche restano, ma con la musica si vedono meno. Restano anche i marciapiedi malmessi. Restano i topi che negli ultimi mesi, tra una scuola e un quartiere, si sono guadagnati più articoli di giornale di parecchi assessori.
Restano pure bisce e serpenti, che ormai fanno parte della biodiversità e potrebbero essere inseriti direttamente nel prossimo dépliant turistico: “Settimo Torinese, città metropolitana, sostenibile e con fauna selvatica a chilometro zero”.
E restano naturalmente i parchimetri. Quelli non vanno mai in ferie.
Ad agosto chiude mezzo mondo, si riducono gli orari, spariscono autobus, abbassano le serrande, partono le famiglie, si svuotano le strade. Il parchimetro settimese no. Lui resiste. Stoico. Inflessibile. Più fedele all’Amministrazione di un consigliere di maggioranza. Ma adesso basta lamentele. Arriva Morandi.
E uno potrebbe persino immaginare la scena. «Sindaca, ci sono i topi». Si ma abbiamo Morandi.
«Sindaca, il marciapiede è rotto». Si ma abbiamo Morandi..
«Sindaca, la strada è piena di buche». Si ma vuoi mettere Morandi.
«Sindaca, ma davvero devo pagare il parcheggio pure a Ferragosto?». Morandi.
La cosa divertente è che il cognome, naturalmente, funziona benissimo. Scrivi MORANDI grande così sul manifesto e per mezzo secondo il cervello di mezza città va in tilt. Poi leggi meglio e leggi “Marco”. Ma chi ca…o è?
Che, ribadiamolo, fa il cantante davvero. Non è uno preso ieri pomeriggio al karaoke del bar. Nel 1998 è stato a Sanremo con i Percentonetto, nel 2002 è tornato al Festival da solista, lavora in tv e soprattutto in teatro. Una carriera dignitosa, lunga, rispettabilissima.
Ma è evidente che essere figlio di Gianni Morandi è un dettaglio che aiuta parecchio quando bisogna stampare un manifesto.
Il cognome arriva in piazza qualche secondo prima del cantante. E qui nasce una domanda semplicissima.
Se a Settimo Torinese si voleva portare un cantante alla patronale, possibile che nessuno abbia alzato il dito durante una riunione e abbia detto: «Scusate, ma noi un cantante ce l’abbiamo già?».
Perché sì. Settimo un cantante ce l’ha. E non uno che bisogna andare a cercare a Roma. Si chiama Dennis Rizzi.
Per anni tutti lo hanno conosciuto come Deddy. È il ragazzo partito da Settimo, quello che faceva il barbiere e inseguiva il sogno della musica, quello che nel 2021 è entrato nella scuola di Maria De Filippi, è arrivato fino alla finale di Amici ed è diventato in pochi mesi un volto conosciuto da milioni di ragazzi.
Dischi di platino, singoli ascoltati milioni di volte, fan in tutta Italia.
Poi ha cambiato pelle, ha lasciato il nome Deddy ed è diventato semplicemente Dennis. Nel 2026 è pure tornato con un nuovo album, Stargirl. Ed è di Settimo. Non «legato a Settimo». Non «affezionato a Settimo». Non «ospite di Settimo». Di Settimo.
Uno cresciuto qui.
E allora la domanda viene quasi spontanea: perché non Dennis? Magari gliel’hanno chiesto. Magari era impegnato. Magari non poteva. Magari ha chiesto una cifra impossibile. Magari ha semplicemente detto di no. Tutto può essere. Non lo sappiamo.
E proprio per questo sarebbe curioso saperlo.
Perché una patronale dovrebbe servire anche a raccontare una città. A mettere in piazza le sue tradizioni, le associazioni, la storia e magari perfino i suoi talenti. E se hai un ragazzo nato e cresciuto a Settimo, ha una sua carriera discografica e continua a fare musica, la domanda se sia stato almeno contattato non è così peregrina.
Poi magari va a finire che Marco Morandi farà una serata bellissima. Glielo auguriamo. Piazza piena, gente contenta, canzoni, applausi e famiglie a passeggio. Benissimo. Una festa patronale deve essere anche questo e ci mancherebbe soltanto mettersi a protestare contro un concerto.
Il problema non è Marco Morandi.
Il problema è questa idea sempre più diffusa che una città possa essere raccontata attraverso gli eventi più che attraverso il suo stato quotidiano. Come se una serata di musica potesse cancellare un anno di manutenzioni dimenticate. Come se un palco illuminato rendesse meno profonda una buca. Come se le casse a tutto volume spaventassero le pantegane.
Come se bastasse cantare tutti insieme per non vedere l’erba, i marciapiedi, le strade, i cestini, i parcheggi e tutto quello che ogni giorno finisce sotto gli occhi dei cittadini. La città vera, purtroppo o per fortuna, ricomincia quando si spengono le luci.
Quando il palco viene smontato. Quando il cantante sale sul furgone e parte. Quando piazza della Libertà torna piazza della Libertà e i settimesi tornano nei loro quartieri. È lì che finisce il circenses e ricomincia Settimo. Con una certezza, però.
Quest’anno alla patronale arriva Morandi. Non Gianni. Marco. Per i topi, le bisce e le buche, invece, nessuna tournée: quelli a Settimo sono già di casa.
