di
Alessandro Fulloni

Nicola Maggiotto, di Asolo, aggredito insieme al suo gruppo. I medici: ha lesioni cerebrali. Il padre: «Un colpo vigliacco, una bastardata»

DAL NOSTRO INVIATO
BARCELLONA (SPAGNA) Lotta tra la vita e la morte un italiano di 21 anni, Nicola Maggiotto, aggredito da un gruppo di sconosciuti a Barcellona, alle 22 di mercoledì. Colpito alla nuca da un pugno, è in coma artificiale all’ospedale del Mar, il maggiore della capitale della Catalogna.

Il pestaggio — perché di questo si tratta — è avvenuto davanti all’ingresso del Seaseaclub, uno dei più frequentati ritrovi della città, a una cinquantina di metri dalle banchine di Port Fòrum, approdo di lussuosi yacht e motoscafi. Qui ieri sera era tutto tranquillo, ragazzi e ragazze tutti in fila ordinata per entrare. «Un italiano picchiato? No, non sappiamo nulla», è stata l’invariabile risposta data dai buttafuori.



















































Ma la sera del 12 agosto è stato tutto diverso. Ed ecco i fatti. Un gruppetto composto da otto trevigiani sui vent’anni, in gran parte rugbisti in una stessa squadra e quasi tutti di Asolo, sta scendendo l’ampia scalinata che porta verso l’uscita. Hanno trascorso la giornata al beach club, punto di riferimento della movida cittadina. Si balla, si beve e si mangia notte e giorno, al bordi di un’elegante piscina. 

Lì sul piazzale la comitiva entra in contatto con un gruppetto di coetanei, circa 15 persone. Non è chiara ancora la loro nazionalità, forse spagnoli di seconda generazione, forse provenienti dal Nordafrica. Di sicuro sulle prime i due gruppetti parlano in inglese e il tono è amichevole. Ma poi, d’un tratto, lo scenario cambia. Le testimonianze degli italiani diranno che il vociare degli altri si è fatto d’improvviso più minaccioso, «cattivo».
 
Fatto sta che a un certo punto Nicola si ritrova
qualche metro più indietro rispetto agli amici diretti verso la fila dei taxi in attesa sulla strada che costeggia la darsena. D’improvviso uno degli sconosciuti, che lo sta seguendo, lo colpisce alle spalle, prendendo una lunga ricorsa, premeditata, sferrando un pugno che lo centra alla nuca. Nicola si accascia. Chiude gli occhi. Sviene. Non riprende più conoscenza. E ora è in coma artificiale in terapia intensiva, dove i medici gli hanno diagnosticato lesioni a livello cerebrale.

«Un colpo vigliacco, una bastardata», lo definisce suo padre Daniele, 56 anni, autista. Dopo che mercoledì notte gli amici del figlio lo hanno chiamato per avvertirlo, con la moglie, che lavora in una ditta di giocattoli, ha preso il primo aereo per Barcellona. In astanteria, descrive al Corriere le condizioni del figlio: «Un’infermiera mi ha chiesto se credo in Dio e solo nelle prossime 24-48 ore sapremo se i traumi riportati da Nicola potranno risolversi senza gravi conseguenze». 

L’uomo si mostra fiducioso quando gli chiediamo se ha capito perché suo figlio è stato aggredito. «Spero me lo dirà lui quando si risveglierà». Assistito da un avvocato italiano, ha già sporto denuncia. Ma nel frattempo i Mossos d’Esquadra — la polizia catalana — avevano già avviato gli accertamenti, interrogando alcuni testimoni tra cui gli stessi amici di Nicola.

In precedenza, all’interno del beach club, non c’erano stati problemi, né discussioni, magari per sguardi di troppo indirizzati a qualche ragazza. Nemmeno sembra che si tratti di una rapina, visto che agli italiani non è stato preso nulla. È sicuro che Nicola è stato visto litigare con uno dell’altro gruppetto. Dal quale poi qualcuno lo ha centrato con il violento pugno alla nuca. Gli aggressori hanno continuato a colpirlo, a terra e sono spariti all’arrivo delle auto della polizia, avvertita chissà da chi.

«Devo ringraziare i suoi amici che si sono messi in mezz
o per difenderlo sennò non so come sarebbe andata a finire» sospira suo padre. Stamane Nicola riceverà una visita dal Consolato.

16 agosto 2026 ( modifica il 17 agosto 2026 | 04:09)