Gli incendi alimentati dal clima secco che continua a flagellare il Regno Unito – alle prese come altri Paesi d’Europa con la quinta ondata di caldo estremo della stagione – hanno trasformato l’isola in «una polveriera». Lo ha affermato ieri il premier Andy Burnham, in visita nelle West Midlands (Inghilterra centrale), epicentro degli ultimi roghi, sottolineando i «cambiamenti climatici» e la necessità di privilegiare fonti di energia «più pulite». Il bilancio totale dei vari incendi delle ultime ore è intanto salito a 54 persone ferite, contuse o intossicate: incluso almeno un bambino e diversi vigili del fuoco. Cinque ondate di calore dalla fine di maggio a metà agosto. È probabilmente questo, ancora più dei singoli picchi raggiunti dai termometri, il dato che meglio racconta l’estate 2026 sull’Europa occidentale.
Secondo Carlo Migliore, che scrive su 3bmeteo, la prima grande fiammata arrivò già alla fine di maggio, prima ancora dell’inizio dell’estate meteorologica. Da allora le fasi di caldo intenso si sono ripetute con pause relativamente brevi, favorendo un progressivo accumulo di calore.
Il cuore dell’ultima ondata è stato ancora una volta il settore occidentale del continente, dalla Penisola Iberica alla Francia, ma la massa d’aria molto calda si è spinta anche fino alla Germania.