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Francesca Scorcucchi
Debutta su Hbo lunedì 17 agosto «Lanterns». Lo showrunner Chris Mundy: «Serie scritta prima dell’arrivo di Trump»
È o non è in crisi il mondo dei fumetti sullo schermo? Da qualche tempo si parla di comics fatigue, ma Superman di James Gunn, con un incasso di 618 milioni di dollari, e Spider-Man: Brand New Day, in sala ora e già oltre quota 1,7 miliardi, dimostrano che c’è ancora spazio di manovra. «Lanterns», serie tv in 8 episodi, da domani sul canale di streaming Hbo Max, ambisce a essere la prova del nove che il genere non è finito.
Come Superman, «Lanterns» fa parte del mondo DC Universe guidato da James Gunn. Il peso del passato non è leggero: Green Lantern, film del 2011 con Ryan Reynolds nel ruolo di Hal Jordan, è stato un flop imbarazzante, ma lo sceneggiatore Chris Mundy, rivendica un approccio diverso: «Abbiamo raccontato la storia con un tono differente, più adulto».
Lo dimostra la scelta di Kyle Chandler nel ruolo di Jordan. Chandler non ha mai lavorato in un cinecomic e spiega di conoscere molto poco il mondo dei fumetti: «Li leggevo da bambino, ma fino a poco tempo fa ero assolutamente all’oscuro della profondità e del passato del mio personaggio». Hal Jordan infatti, è considerato uno dei personaggi più importanti e amati della DC Comics. Creato nel 1959, è il simbolo della Silver Age dei fumetti ed è la Lanterna Verde più famosa di sempre.
La serie segue Jordan e John Stewart (Aaron Pierre) nelle loro indagini di poliziotti intergalattici. Veterano il primo, alle prime armi il secondo, sono alle prese con un omicidio in una cittadina del Nebraska. Grazie all’anello verde hanno superpoteri, ma «Lanterns» ha poco del classico di genere. Ha il tono del poliziesco e un linguaggio crudo: «Abbiamo detto un sacco di parolacce», confessa Mundy, che ha in curriculum «Criminal Minds», «Ozark» e «True Detective».
Il suo stile affiora nella serie, anche lui è un neofita delle storie tratte dalle strisce: «Buttarsi in qualcosa di mai sperimentato è divertente e spaventoso allo stesso tempo, ma alla fine sono sempre storie di persone».
Cresciuto lui stesso in Nebraska, Mundy ha voluto un ritratto autentico della provincia americana. Kelly Macdonald, che interpreta lo sceriffo Kerry, racconta: «È stato molto protettivo nei confronti di quel mondo, temeva le caricature della vita di paese». Il risultato
è un ritratto dell’America più profonda, quella dei red states e della cultura MAGA. In «Lanterns» gli alieni sono creature extraterrestri, ma la parola «alieni» — in inglese «aliens» — acquista un diverso significato nella società contemporanea. La paura di ciò che viene da fuori, il sospetto verso lo straniero — l’alien, appunto — e una comunità chiusa diventano lo specchio dell’America di Trump.
«Abbiamo parlato — dice Mundy — di certe assonanze, del colonialismo, dell’immigrazione e della paura che la gente ha dell’altro, vera o indotta che sia. Quando abbiamo iniziato a scrivere la sceneggiatura, l’amministrazione attuale non era ancora in carica. Vero è, però, che il clima era già nell’aria. Resta il fatto che non abbiamo scritto questa serie in risposta a qualcosa. Era una storia che stavamo già raccontando, e a volte, quando lo fai, capita di sentire un’eco arrivare dal mondo».
Nathan Fillion, che interpreta l’irriverente Guy Gardner, anche lui una Lanterna Verde, è ancora più deciso: «Guardo all’intrattenimento come a una fuga dal quotidiano e non credo alle lezioni sociopolitiche travestite da serie televisive».
16 agosto 2026
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