Il giovane all’ospedale, l’amico ventunenne ferito a uno zigomo: «Un ragazzo l’ha colpito alla nuca»
Per sbloccare il cellulare di Nicola Maggiotto, il ventunenne della provincia di Treviso finito in coma farmacologico dopo l’aggressione subita a Barcellona, la famiglia e gli investigatori hanno chiesto il codice pin a Giuseppe Siben, pavimentista ventunenne di Asolo (Treviso), che è rimasto ferito a uno zigomo ed è stato dimesso dopo due giorni. «Io e Nicola siamo molto legati», racconta il ragazzo rientrato in Italia da Barcellona. Dove il suo amico è ancora in terapia intensiva.
Che cosa vi è successo la sera di mercoledì 12 agosto?
«Poco dopo le 22 stavamo facendo la scalinata per andare a prendere il taxi. Fuori dal locale dove eravamo stati abbiamo incontrato dieci, quindici ragazzi. Stavamo parlando tranquillamente con loro, un po’ bevuti, un po’ in inglese, un po’ in spagnolo, non riuscivamo a capire bene di dove fossero. Ricciolini, scuri, ci sembravano nordafricani».
Di cosa parlavate?
«Parlavamo dei mondiali di calcio, perché la Spagna ha vinto. Ma non ricordo bene. Quando ci hanno sentito parlare e hanno capito che eravamo italiani hanno cambiato atteggiamento. L’ha notato anche il mio amico che era più sobrio di me».
In che senso?
«Non credo ci abbiano aggredito per la nostra nazionalità, ma sicuramente sono cambiati, sembrava che ci prendessero in giro. Ci trattavano con più cattiveria. Ed è partito un dibattito tra Nicola, che era rimasto indietro, e il ragazzo che aveva vicino».
Come ha reagito in quel momento?
«Mi sono girato e ho visto che Nicola aveva iniziato a litigare con uno di loro, hanno iniziato a picchiarsi. Erano uno contro uno, gli altri dieci ragazzi stavano intorno a guardare. Ho deciso di lasciarli fare. Nicola ha fatto un anno di arti marziali miste, il rugby è il suo sport, si sa difendere, mi sono detto».
E poi?
«Ho visto un secondo ragazzo correre da dietro verso di lui e tirargli questo pugno, un colpo forte, dietro la nuca, sopra la testa. Nicola è caduto per terra e in quel momento non ci ho più visto. Sono corso verso il gruppo. Non mi ricordo cosa ho fatto, oltre allo choc ero ubriaco. Mi sono buttato per salvare il mio amico, ho cercato di aiutare Nicola, loro erano tantissimi, volevano continuare ad attaccarlo anche se era svenuto, incosciente».
Quei ragazzi hanno attaccato anche lei?
«Sono svenuto anche io, e da quello che ci ha raccontato il nostro terzo amico hanno continuato a prenderci a calci senza pietà. Il nostro amico ha urlato loro contro mettendoli in fuga. Poi ha provato a rianimarci, io dopo qualche sberla mi sono svegliato, Nicola no».
E da allora?
«Se Nicola fosse stato da solo, probabilmente non sarebbe nemmeno tra noi. Da allora abbiamo passato l’inferno per le sue condizioni.
Non tanto fisicamente, ho preso due tre botte, non è che mi interessi tanto. Ma emotivamente: sono stato tutta la prima notte con Nicola in ospedale e fa male vederlo così. Speriamo tutti che le cose vadano per il meglio».
17 agosto 2026 ( modifica il 17 agosto 2026 | 08:24)
© RIPRODUZIONE RISERVATA