Il flusso di cassa operativo è tornato positivo nel trimestre, per la prima volta in nove anni. Ma il business ormai è lontanissimo da quello degli smartphone (anche se diverse aziende provano a rilanciare i modelli con mini tastiera)
BlackBerry è vivo e lotta insieme a noi.
Quello della «mora» (è la traduzione letterale) è un nome che meriterebbe di stare nel Dizionario della cose perdute, insieme al Flit, all’idrolitina, alla carta moschicida e al latte condensato. Se chiedi a un ragazzino della Gen Alpha «cos’è il blackberry» farà spallucce, al più qualche impallinato di tecnologia vintage ti citerà «un telefonino vecchio, con la tastiera mi pare».
Ma a inizio anni Duemila, c’è stata un’epoca in cui nessun manager, politico, giornalista, vip o aspirante tale si sarebbe mai separato dal suo BlackBerry, come riuscì a ottenere, in barba alle severe regole di sicurezza, Barack Obama. Il CrackBerry, come lo chiamavano oltreoceano paragonandolo alla droga che dà più dipendenza (l’epoca del Fentanyl non era ancora arrivata…), incatenava tutti con il suo sistema di push email. Quando la posta elettronica in mobilità era ben poco diffusa, rispondere al volo dal telefono grazie alla tastierina fisica e alla praticissima trackball (una pallina rotante, altro segno distintivo) era non solo molto pratico ma stabiliva un innegabile status.
La canadese Rim (Research in Motion), che controllava il marchio, arrivò al 20% del mercato mondiale dei cellulari. Poi il meteorite iPhone, seguito da Android, si abbatté sul mercato e spazzò via il dinosauro BlackBerry.
In realtà BlackBerry non è mai morta, ha soltanto smesso di fare quello per cui tutti ancora la ricordano. Oggi, a distanza di oltre un decennio dalla fine dei suoi smartphone, la trasformazione comincia a produrre risultati molto concreti. Nel trimestre fiscale terminato il 31 maggio 2026 l’azienda canadese ha registrato 152,9 milioni di dollari di ricavi, in crescita del 26% su base annua, e un utile netto di 8,5 milioni. È il quinto trimestre consecutivo chiuso in utile. Soprattutto, il flusso di cassa operativo è tornato positivo per la prima volta in nove anni (escludendo una vendita straordinaria di brevetti), facendo segnare un incremento di 4,6 milioni di dollari.
Quando BlackBerry era il telefono
Torniamo all’inizio degli anni Dieci. L’iPhone aveva mostrato che lo smartphone poteva essere soprattutto uno schermo sul quale far girare applicazioni. Google, con Android, trasformò quella formula in uno standard disponibile per decine di produttori. BlackBerry continuava a essere molto brava a costruire telefoni per scrivere mail mentre il mercato stava diventando una gigantesca piattaforma per software, servizi, fotografie, giochi e social network. La risposta dei canadesi fu lenta e tardiva: BlackBerry 10 (BB10), arrivato nel 2013, cercò di colmare il ritardo con un sistema operativo completamente nuovo. Era elegante e aveva alcune idee ottime, ma entrò in campo quando iOS e Android avevano già costruito due fortezze troppo difficili da assaltare. Il BlackBerry Passport del 2014 (nella foto sotto, dal nostro blog Mal di Tech) resta probabilmente l’epitaffio migliore a un’azienda che ha fatto la storia della telefonia: largo, massiccio, con uno schermo da 4,5 pollici praticamente quadrato e la tastiera sotto, sembrava pensato apposta per andare in direzione ostinata e contraria. Esaltò i fan duri e puri della mora, ma non invertì il trend. In qualche modo, dimostra oggi la sua attualità: il formato a passaporto è tornato in auge nei pieghevoli, dall’ottimo Samsung Galaxy Z Fold8 appena uscito (la nostra recensione) all’iPhone Ultra, che sarà svelato da Apple a settembre.
Nel 2016, dopo qualche altro tentativo disperato (tra cui il Priv del 2015, primo modello dell’azienda basato su Android e dotato di tastiera a scorrimento), BlackBerry decise che la battaglia dell’hardware era finita: avrebbe smesso di sviluppare internamente gli smartphone, affidandoli a produttori esterni. La cinese Tcl ottenne la licenza del marchio e provò a tenere vivo il concetto con modelli come KeyOne e Key2, ancora Android ma con l’inconfondibile tastiera. Anche quell’esperimento terminò: Tcl smise di vendere nuovi BlackBerry nell’agosto 2020. Nel 2021 le azioni di BlackBerry divennero, insieme ad altre aziende un po’ appannate come Gamestop, una meme stock su cui si addensarono selvagge speculazioni borsistiche.
Il 4 gennaio 2022 ecco infine il sipario sui vecchi servizi BlackBerry Os e BlackBerry 10. Telefonate, dati e Sms sui dispositivi legacy non erano più garantiti: chiudeva definitivamente il mondo BlackBerry che avevamo conosciuto.

Qnx, la ripartenza
Il passato è fondamentale per capire il presente, non più in rosso, di BlackBerry. Uno degli investimenti decisivi avvenne quando ancora gli smartphone macinavano utili. Nel 2010 Research In Motion acquistò per circa 200 milioni di dollari Qnx, società specializzata in sistemi operativi «real time». Qnx è progettato affinché determinate operazioni avvengano entro tempi prevedibili e garantiti, una caratteristica importante quando il computer non serve a scrollare Instagram ma deve controllare funzioni di un’automobile, un robot, un dispositivo medico o un sistema industriale. Qnx è diventato uno degli strati software nascosti sotto una quantità enorme di prodotti, soprattutto nel mondo automotive: secondo BlackBerry è oggi presente in oltre 275 milioni di veicoli.
Nel trimestre appena concluso Qnx ha generato 72,3 milioni di dollari di ricavi, il 26% in più rispetto a un anno prima e quasi metà dell’intero fatturato di BlackBerry. Altri 73,6 milioni sono arrivati dalla divisione Secure Communications, che vende sistemi di comunicazione protetta soprattutto a governi e grandi organizzazioni. Qui ha un peso Secusmart, società tedesca specializzata nella cifratura delle comunicazioni, acquisita nel 2014.

La tastiera torna, il BlackBerry no
L’azienda canadese è dunque viva e vegeta, benché lontanissima parente di quella dell’epoca CrackBerry. Eppure, paradossalmente, anche l’idea dello smartphone con tastiera non è sepolta (benché il dominio degli schermi touch non sia in discussione). Già nel 2024, un’azienda chiamata Clicks aveva attirato al CES di Las Vegas molte attenzioni con il suo accessorio da collegare all’iPhone per trasformarlo in una sorta di redivivo BlackBerry. Quest’anno, Clicks ha rilanciato con il Communicator, una sorta di moderno terminale da messaggistica con tastiera Qwerty. Unihertz sta lavorando al Titan 2 Elite. E Minimal Phone 2, smartphone Android con tastiera fisica (nella foto sopra), ha superato gli 800 mila dollari in un crowdfunding su Kickstarter, contro un obiettivo iniziale di 100 mila. Segnali interessanti, non certo l’inizio del ritorno di massa delle tastierine. Con una certezza di fondo: BlackBerry non sarà parte di questa ondata nostalgica. La sua resurrezione è legata integralmente al più remunerativo mercato del business to business ed è lì, dentro automobili, sistemi industriali e comunicazioni cifrate, che resterà.
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17 agosto 2026 ( modifica il 17 agosto 2026 | 12:28)
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