di
Vittoria Melchioni
La rockstar risponde duramente a un commento che citava i giorni in carcere nell’84: «Continuano a girare storie false che mi danno fastidio, all’epoca sono sono stato incastrato e ho trascorso 5 giorni in isolamento e 22 in carcere da innocente. Querelo e i risarcimenti li do a chi vive ingiustamente in cella»
Una vecchia storia che torna a galla, un’accusa pesante affidata ai social e la risposta, durissima, di Vasco Rossi. Il rocker di Zocca ha deciso di non lasciar correre il commento di un follower che lo accusava di aver fatto i nomi di altre persone coinvolte nell’inchiesta per droga che nel 1984 lo portò in carcere, allo scopo di ottenere uno sconto sulla detenzione.
Una ricostruzione che Vasco definisce senza mezzi termini «falsa» e «calunniosa» e per la quale ha annunciato di essersi rivolto ai propri legali. Tutto nasce da un commento comparso sotto uno dei post del cantante.
L’utente, pur dichiarandosi suo fan e riconoscendone le qualità artistiche, spiega di portarsi dietro da anni un conto in sospeso con Vasco: all’epoca dell’arresto del rocker, racconta, si trovava anche lui in carcere.
Vasco Rossi e il commento sui social sull’arresto per droga
È proprio richiamandosi a quella esperienza personale che torna sulla vicenda di oltre quarant’anni fa, sostenendo che Rossi sarebbe uscito dopo pochi giorni perché avrebbe fatto i nomi delle persone che gli avevano venduto la cocaina.
«Loro si sono fatti degli anni e sei andato a cercarli te, non sono venuti a cercarti loro», scrive, arrivando poi ad accusarlo di aver fatto «l’infame» e chiedendogli se, guardandosi allo specchio, non si sentisse «un verme».
La replica del cantante: «Fui incastrato, ora passo alle querele»
Parole pesantissime alle quali Vasco ha deciso di rispondere personalmente. «Ti rispondo con chiarezza perché questa storia, oltre a essere falsa, ribalta completamente la realtà. Io non ho fatto arrestare nessuno» replica il Kom, ricostruendo la vicenda. Secondo quanto raccontato da Vasco, sarebbe accaduto semmai il contrario: fu il suo nome a essere fatto agli inquirenti da un’altra persona (il suo pusher), che dichiarò al pubblico ministero di avergli venduto trenta grammi di cocaina.
«Una vecchia storia che torna e mi dà fastidio»
Da quelle dichiarazioni partirono il mandato di cattura e la perquisizione che portarono Vasco in carcere. Il cantante ricorda quindi di aver trascorso «cinque giorni in totale isolamento e 22 giorni complessivi di detenzione», prima che venisse chiarita la sua estraneità alla banda di spacciatori alla quale era stato inizialmente associato.
«Quindi no: non sono uscito prima perché avrei fatto nomi o accusato qualcuno per risparmiarmi il carcere. È successo esattamente il contrario: qualcuno fece il mio nome e io finii in galera» specifica.
Era il 20 aprile del 1984 quando Rossi venne fermato nei pressi di Bologna. Nella casa di Casalecchio di Reno in cui viveva furono trovati 26 grammi di cocaina. Il rocker trascorse 22 giorni nel carcere di Rocca Costanza a Pesaro, cinque dei quali in isolamento, prima di ottenere la libertà provvisoria. In seguito venne scagionato dall’accusa di spaccio e condannato a due anni e otto mesi con la condizionale per detenzione di sostanze stupefacenti.
«L’eventuale risarcimento lo darò a chi vive in carcere»
A più di quarant’anni di distanza, però, quella vicenda continua evidentemente a inseguirlo. Ed è proprio questo ad aver fatto infuriare Vasco: «Purtroppo questa voce continua a girare e mi infastidisce parecchio, perché trasforma chi ha subito un’accusa in chi avrebbe accusato gli altri. E questo, oltre a essere falso, mi offende e mi fa decisamente incazzare».
Poi la decisione di passare dalle parole ai fatti. In una successiva storia pubblicata sui social il rocker annuncia: «Giro il tuo commento ai miei avvocati perché procedano nei tuoi confronti, trattandosi di una diffamazione tanto infondata quanto calunniosa».
E aggiunge che l’eventuale somma ottenuta come risarcimento non resterà a lui: «La lascerò a chi soffre ingiustamente in carcere».
Una vicenda lontana più di quarant’anni che Vasco non ha mai dimenticato e della quale negli anni ha parlato più volte. Stavolta, però, di fronte a quella che considera una falsificazione della sua storia, il Blasco ha deciso di non lasciar correre. E di affidare la risposta, dopo quella pubblica sui social, ai suoi avvocati.
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17 agosto 2026
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