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Vittorio Marcelli ha attraversato il Tevere su una tavola da stand up paddle. La sfida è andata in scena sabato mattina, quando l’ex concorrente della nona edizione del Grande Fratello ha affrontato il fiume romano in piedi sulla tavola, trasformando per qualche ora il Tevere in un insolito scenario per gli sport acquatici.


APPROFONDIMENTI

L’iniziativa nasce dalla collaborazione con Claudio Ponzani, presidente della Fissw (Federazione Italiana Surfing, Sci Nautico e Wakeboard), e dall’idea di portare anche a Roma attività legate al surf e allo stand up paddle.

Un progetto che guarda soprattutto alla Senna, diventata negli ultimi anni uno degli scenari degli sport acquatici parigini: «I francesi hanno messo il loro fiume navigabile e ci fanno gli Europei di nuoto, noi siamo più scemi?», aveva raccontato Marcelli alla vigilia della traversata.Dalle Hawaii al Tevere

Per affrontare la sfida non è partito proprio da zero. Marcelli vive alle Hawaii da 38 anni e ha alle spalle una lunga esperienza nel windsurf. Ha gareggiato per anni nella Coppa del Mondo e oggi lavora nell’organizzazione della competizione, occupandosi della parte commerciale e della comunicazione. Il suo rapporto con Roma, invece, è rimasto vivo anche durante gli anni trascorsi dall’altra parte del mondo. Quando nel 2009 entrò nella Casa del Grande Fratello aveva 37 anni, viveva già a Maui da 17 anni ed era un windsurfer professionista. Nella nona edizione del reality rimase per 78 giorni, prima di essere eliminato alla dodicesima puntata. Oggi è tornato in Italia anche per valutare la possibilità di portare una tappa della Coppa del Mondo di windsurf nel nostro Paese. E, nel frattempo, ha deciso di aggiungere una nuova impresa al curriculum: il Tevere.

L’idea: trasformare il Tevere in uno spazio per gli sport acquatici

Prima della traversata, l’ex gieffino aveva raccontato di essersi informato anche sulle condizioni del fiume. In particolare sui fondali, consultando i report relativi alla profondità del Tevere. Una precauzione che si aggiungeva al giubbotto di salvataggio e alle altre misure di sicurezza previste per l’iniziativa. La traversata non voleva essere soltanto una prova individuale. L’obiettivo dichiarato era lanciare una provocazione e attirare l’attenzione sulla possibilità di utilizzare il Tevere anche per attività sportive.

La traversata di sabato rappresenta così il primo passo di un progetto più ampio legato agli sport acquatici sul fiume romano. Un modo per provare a guardare il Tevere con occhi diversi e immaginare nuove possibilità per uno dei simboli della città. Dopo l’Hudson, già affrontato in passato, il surfista ha aggiunto dunque un altro fiume al suo personale elenco di imprese. Stavolta a Roma, con una tavola sotto i piedi e il Tevere come campo di gara.


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