Non solo chip, auto elettriche e intelligenza artificiale. La competizione tra Cina e Stati Uniti si gioca sempre di più su una risorsa decisiva anche per la sanità: i ricercatori capaci di sviluppare le tecnologie, i farmaci e le cure di domani.

Il New York Times ha raccontato la crescente capacità delle università e dei centri di ricerca cinesi di attrarre scienziati di alto profilo, compresi ricercatori formatisi o affermatisi negli Stati Uniti. Un fenomeno favorito dagli enormi investimenti di Pechino e, secondo diversi osservatori, anche dall’incertezza che attraversa parte del sistema scientifico americano.

Cina supera gli Usa nella spesa in ricerca

Il dato più significativo arriva proprio dagli Stati Uniti. Secondo il National Center for Science and Engineering Statistics della National Science Foundation, nel 2024 la Cina avrebbe superato per la prima volta gli Usa nella spesa complessiva in ricerca e sviluppo, una volta corretti i valori per renderli confrontabili a livello internazionale.

La stima è di 1.028 miliardi di dollari per la Cina contro 1.009 miliardi per gli Stati Uniti. Insieme i due Paesi rappresentano circa il 59% della spesa mondiale in R&S. Le cifre sono stime e potranno essere riviste, ma fotografano un cambiamento profondo negli equilibri della ricerca globale.

Biologia e salute, il sorpasso si avvicina

La crescita cinese è evidente anche nella produzione scientifica di alto livello.

Nei Nature Index Research Leaders 2026, basati sulle pubblicazioni del 2025, la Cina è al primo posto mondiale nelle scienze biologiche e al secondo nelle scienze della salute, ancora dietro gli Stati Uniti.

Ma la distanza si sta riducendo: nelle health sciences la quota cinese registrata dal Nature Index è cresciuta del 22% in un anno, mentre quella statunitense è leggermente diminuita.

Non significa che Pechino abbia già conquistato la leadership mondiale nella ricerca medica: Nature Index analizza un gruppo selezionato di riviste scientifiche e rappresenta quindi uno degli indicatori disponibili, non una classifica assoluta della qualità dei sistemi sanitari o della medicina.

La battaglia per i cervelli

A fare la differenza saranno però le persone.

La Cina porta avanti da anni programmi per convincere ricercatori formati all’estero a rientrare. Uno studio pubblicato su Science sul programma Young Thousand Talents ha rilevato nei ricercatori reclutati un aumento delle pubblicazioni dopo il ritorno, associato soprattutto alla disponibilità di maggiori finanziamenti e team di ricerca più grandi.

Dall’altra parte, tagli e incertezza sui finanziamenti scientifici, tensioni con le università e politiche più restrittive verso studenti e ricercatori stranieri stanno alimentando negli Stati Uniti il timore di perdere parte del vantaggio costruito in decenni di attrazione dei migliori talenti internazionali.

Perché riguarda la nostra salute

La competizione può avere conseguenze molto concrete. Oncologia, genomica, nuovi farmaci, biotecnologie, dispositivi medici e IA diagnostica dipendono da laboratori, investimenti e soprattutto da scienziati di eccellenza.

La domanda, quindi, non è soltanto quale Paese pubblicherà più studi. È dove nasceranno le prossime innovazioni capaci di cambiare diagnosi e terapie.

Ed è proprio sui cervelli che Cina e Stati Uniti stanno giocando una delle partite più importanti della medicina del futuro.

Fonti

The New York Times, approfondimento sulla competizione tra Cina e Stati Uniti per i talenti scientifici.

National Science Foundation – NCSES, The State of U.S. Science and Engineering 2026: dati sulla spesa mondiale in R&S. (NCSES)

Nature Index – 2026 Research Leaders: Cina n. 2 nelle health sciences; crescita della Share del 22% nel 2025. (Nature)

Nature Index, profilo Cina: primo posto complessivo e nelle biological sciences, secondo nelle health sciences. (Nature)

Shi D., Liu W., Wang Y., Science 2023, studio sul programma Young Thousand Talents. (PubMed)