di
Alessandro Fulloni
Mentre il 21enne è in coma, si continuano a cercare i responsabili
Barcellona (Spagna) Escono assieme dal reparto di Terapia intensiva, mano nella mano. Daniele, 57 anni, trasportatore, e Loretta, stessa età, dipendente di una ditta di giocattoli, sono i genitori di Nicola Maggiotto, il ventunenne di Asolo, nel Trevigiano, che da mercoledì notte è ricoverato in coma artificiale all’ospedale del Mar, quello più importante della capitale della Catalogna. Un colpo alla nuca, sferrato alle spalle da uno sconosciuto fuori dalla discoteca Seaseaclub, dalle parti del porto commerciale, lo ha fatto svenire. Non si è più ripreso. All’inizio le sue condizioni erano state giudicate disperate dai sanitari, tanto che un’infermiera, incrociando quel papà e quella mamma con gli occhi rossi per le lacrime, aveva chiesto loro «se credessero in Dio», confidando nelle «preghiere».
Ieri però i due genitori sono parsi molto più risollevati, addirittura sorridenti. All’ingresso dell’ospedale, proprio davanti al lungomare e alla spiaggia, Daniele ripete quel che poco prima «ci ha detto un medico: “La prognosi resta sempre riservata, questo è chiaro. E il quadro clinico rimane complicato. Però non dovete disperarvi”». Poi il dottore ha parlato della cauta possibilità di optare per una riduzione dei medicinali che mantengono il giovane in stato di incoscienza per verificare gli eventuali danni in una condizione di veglia. «C’è una luce» riassume Loretta. Ora l’unico pensiero «è stare vicini a nostro figlio». «Già essere usciti dalla Terapia intensiva per stare qui al bar ci fa sentire in colpa, lo abbiamo lasciato solo» prosegue la madre. Che poi si apre ancora in un sorriso: «Sono stati i medici a dirci che era il caso di prenderci un po’ di tempo per noi, di rilassarci, fare quattro passi». Daniele aggiunge: «Ci hanno aiutato in ogni modo. Quando, giovedì, sono arrivato qui ero sconvolto, non sapevo nemmeno dove andare a dormire. Un’infermiera mi ha trovato l’albergo e ha chiamato il taxi».
Ma perché Nicola (che lavora per un’agenzia interinale) è stato picchiato, mentre usciva con i sette amici ( tutti rugbisti o ex rugbisti dell’Asolo) dal beach club? «Spero me lo possa raccontare lui stesso quando riaprirà gli occhi. Nemmeno m’interessa — osserva — che sia trovato il colpevole, ma da padre voglio sapere cosa sia accaduto, perché si sia trovato in quella situazione. C’è sempre da imparare». Di sicuro i Mossos d’Esqudra — la polizia catalana — indagano su tutti i fronti. Sono stati sequestrati i filmati delle telecamere di sicurezza nei pressi della discoteca, sempre affollata, e del porto. Numerosi gli interrogatori, e non solo tra gli amici di Nicola, tutti testimoni del pestaggio. E ancora: gli agenti ieri hanno avuto un colloquio con i medici in ospedale, probabilmente per capire quando potrà essere ascoltato.
Il 21enne è stato colpito alle spalle da uno sconosciuto che faceva parte di un gruppo di spagnoli, una quindicina, forse immigrati di seconda generazione. Uno, in particolare, lo ha colpito alla nuca, da dietro, provocando la lesione cerebrale. Anche altri lo hanno picchiato, scagliandosi pure contro gli amici di Nicola intervenuti per difenderlo. All’arrivo della polizia — la prima chiamata è stata alle 22 e 25 — si erano già dileguati. Fatti che però, basta dare un’occhiata alle cronache del Mundo, a Barcellona non sono infrequenti. Queste bande di giovani sono un problema pesante per la città: accerchiano i turisti, non solo italiani, li depredano. E poi spariscono.
17 agosto 2026
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