La vitamina c’è, almeno sulla carta del laboratorio; ma davanti al sistema nervoso può trovare la porta chiusa. È questo il paradosso — piccolo soltanto in apparenza — messo in scena da uno studio pubblicato il 17 agosto su JAMA Neurology: in alcuni pazienti con mielopatia idiopatica, cioè una malattia del midollo spinale rimasta senza spiegazione nonostante indagini approfondite, il difetto potrebbe non riguardare la quantità di vitamina B12 presente nel sangue, bensì la sua capacità di raggiungere le cellule che ne hanno bisogno.
Al centro dell’indagine troviamo CD320, un recettore indispensabile per introdurre nelle cellule la vitamina B12 trasportata dalla transcobalamina. I ricercatori hanno identificato autoanticorpi diretti proprio contro questo passaggio: nella prima coorte erano presenti in 18 dei 32 pazienti con mielopatia idiopatica, il 56%, e soltanto in 3 dei 32 controlli neurologici (9,4%). Una differenza che balza all’occhio. Il sistema immunitario, a quanto pare, non sottrae la vitamina alla circolazione: potrebbe piuttosto disturbare il portiere incaricato di farla entrare.
Ma vediamo il confronto decisivo. Nel liquido cerebrospinale dei pazienti positivi agli anti-CD320, l’olotranscobalamina — la quota biologicamente disponibile della B12 — raggiungeva in media 15,1 pmol/L, contro 22,9 pmol/L nei controlli. Nel sangue, invece, nessuna classica scena da carenza: la B12 sierica media era di 655 pg/mL nei positivi e di 745 pg/mL nei negativi, con una differenza non statisticamente significativa. Il sangue rassicura; il sistema nervoso, assai meno. Gli autori definiscono questo quadro “autoimmune B12 central deficiency”, una carenza centrale autoimmune di vitamina B12.
Il meccanismo proposto ha la precisione di un congegno e l’imprevisto di un guasto. CD320 è espresso anche presso la barriera emato-encefalica e partecipa al trasporto cellulare della vitamina; gli autoanticorpi potrebbero interferire con questo varco e forse ostacolare l’ingresso della B12 anche nei neuroni e nelle cellule gliali. Non conta dunque soltanto ciò che circola, ma ciò che passa, arriva e viene utilizzato. È una distinzione tecnica, senza dubbio, ma capace di cambiare la lettura di casi rimasti finora nel guardaroba degli “idiopatici”, etichetta ordinata dietro la quale la medicina ripone ciò che non sa ancora spiegare.
Anche la risonanza magnetica sembra seguire questa pista. Alterazioni dorsolaterali del midollo erano visibili nel 61% dei pazienti positivi agli anti-CD320, contro il 7% dei negativi: un disegno che ricorda la degenerazione combinata subacuta associata alla tradizionale carenza di vitamina B12. E il decorso subacuto? Ancora una volta, 56% contro 7%. Immagini, tempi clinici e dati biochimici non forniscono da soli una sentenza, ma compongono un insieme piuttosto coerente.
Il risultato, inoltre, non è rimasto chiuso nella prima provetta. In una coorte indipendente di 91 persone con mielopatia idiopatica, gli anti-CD320 sono comparsi nel 45,1% dei casi; in una seconda coorte erano presenti in 12 pazienti su 25, pari al 48%. Le percentuali cambiano, la presenza resta consistente. Quanto alle terapie, i primi segnali invitano alla curiosità più che al trionfalismo: quattro dei cinque pazienti positivi trattati con vitamina B12, da sola oppure insieme a terapie immunomodulanti, hanno mostrato un miglioramento clinico. Cinque persone sono però una platea troppo esigua perché il dato possa già trasformarsi in conclusione.
Un discorso a parte meritano infatti le cautele. Lo studio non dichiara inaffidabile, in generale, un normale valore ematico di vitamina B12; tanto meno suggerisce che milioni di persone con esami nella norma nascondano una carenza cerebrale. La ricerca riguarda pazienti selezionati, colpiti da una mielopatia rara e priva di causa conosciuta. Gli stessi autoanticorpi possono inoltre comparire in una piccola quota di persone sane e non bastano da soli per formulare una diagnosi. Sarebbe facile promuovere ogni porta a colpevole universale: la scienza, fortunatamente, pretende chiavi più precise.
Resta una pista nuova per alcuni casi finora misteriosi. La B12 può essere presente nel sangue, ben visibile e persino rassicurante, mentre il sistema nervoso ne riceve o ne adopera meno. Il prossimo passo sarà capire quanto spesso accada e che cosa significhi sul piano terapeutico; intanto il dato ci ricorda una regola essenziale: in biologia non basta contare ciò che arriva all’ingresso, bisogna verificare ciò che riesce davvero a entrare.

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Pluvinage JV, Acero-Garces D, Greco G, et al. “Anti-CD320 Autoantibodies and Central Nervous System Vitamin B12 Deficiency in Idiopathic Myelopathy”. JAMA Neurology, pubblicato online il 17 agosto 2026. DOI: 10.1001/jamaneurol.2026.2778.

