di
Donatella Tiraboschi

Lui insegnante di sostegno e lei medico, hanno viaggiato per 13 mesi, affrontando tanti imprevisti ma trovando anche ospitalità, per raccogliere fondi per lo Spazio Autismo

Ad accoglierli domenica scorsa nel tardo pomeriggio a Bergamo c’erano tutti gli amici dello Spazio Autismo e a vederli, sorridenti e felici, sembrava stessero rientrando da una sgambatina ferragostana in bicicletta. In realtà la pedalata era cominciata il 20 luglio di un anno fa, in piazza Vecchia, tra i baci e gli abbracci dei parenti ed è stata ultimata felicemente 13 mesi dopo. In una parola: una gran bella impresa che ha portato Jacopo Magri e Beatrix Baricca in Mongolia. 

Andata e ritorno farebbero in linea d’aria 14 mila km, ma un conto è l’aereo e un altro le due ruote che i due cicloamatori, coppia nella vita e nell’avventura, hanno affrontato con autosufficienza, tenda, fornellino e pannello solare, e con la lentezza che serve per gustarsi ogni metro percorso. Alla fine il contachilometri si è fermato in via Alcaini a quota 28 mila km, (più o meno), con due biciclette caricate con 60 kg l’una, ma soprattutto con un bagaglio di esperienze indimenticabili. Del resto, prendersi un anno sabbatico per provare l’ebbrezza di un viaggio di questo tipo, farebbe la felicità di tanti. 



















































Jacopo 41 anni educatore ed insegnante di sostegno di Bergamo e Beatrix, 33 medico con sangue metà tedesco e metà emiliano, cicloturisti per passione da circa 10 anni, dopo alcuni «giretti» relativamente brevi in Europa hanno deciso tre anni fa il Grande Viaggio. «Lo abbiamo pianificato con attenzione — rivela Jacopo che, ancora nella voce, tradisce tutta l’adrenalina — siamo tornati a casa da poche ore, ma è come se fossimo ancora in giro per il mondo». Per arrivare in Mongolia a maggio hanno seguito la Via della Seta pedalando mediamente 60 km durante la stagione più fredda e 100 in estate, (il ritorno, invece, per qualche migliaia di km in Russia è stato affrontato con il treno) ma con un ritmo «slow», con la lentezza necessaria per fare di ogni luogo e di ogni incontro un’occasione esperienziale unica. 

«Ad esempio, in Turchia — racconta Jacopo — abbiamo sperimentato un’accoglienza straordinaria. Abbiamo dormito in tenda pochissime notti, perché la gente si è offerta di ospitarci nelle abitazioni». Paese che vai, gente che trovi. In Mongolia, invece, la situazione si è presentata un po’ più complicata. «Ma abbiamo avuto occasione anche lì di sperimentare un’umanità unica, quando con l’avvicinarsi di una tempesta una famiglia ci ha dato riparo nella loro yurta. Abbiamo dormito in dieci metri quadrati con tutti loro. Quella della Mongolia è stata un’ospitalità in punta di piedi, ma ugualmente piena di calore». 

Qualche notte con il brivido non è mancata «quando abbiamo sentito i lupi ululare vicino alla tenda», ma nessuna grande paura per Jacopo e Beatrix che hanno trascorso il Natale in Georgia dove per un mese hanno collaborato ad un progetto della Caritas. Uno spirito di servizio e di attenzione al sociale che li ha animati durante il viaggio con la raccolta (tuttora in corso) di fondi per il progetto Gioconte di Spazio Autismo. Il viaggio è costato 10 euro a testa al giorno: «L’importo più consistente è stata l’assicurazione sanitaria,ma viaggiando in modo basico la spesa è stata questa. Adesso — conclude Jacopo — ritorniamo alla normalità, ma portando nel quotidiano la grande umanità e accoglienza che abbiamo respirato».


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18 agosto 2026 ( modifica il 18 agosto 2026 | 06:58)