La Planetary Health Diet nasce dall’esigenza di rispondere a una domanda enorme: come nutrire in maniera sana una popolazione mondiale in crescita senza oltrepassare i limiti ambientali del pianeta?

Il risultato è un modello alimentare prevalentemente vegetale, ma non necessariamente vegetariano o vegano. La sua struttura ricorda per alcuni aspetti quella della dieta mediterranea: grande spazio a frutta e verdura, cereali integrali, legumi, frutta secca e semi, grassi prevalentemente insaturi. Quantità più contenute, invece, di alimenti di origine animale e soprattutto di carne rossa, oltre a una forte limitazione degli zuccheri aggiunti.

Ma la differenza tra questo regime alimentare e la dieta mediterranea sta soprattutto nel punto di partenza. Se le linee guida nutrizionali tradizionali si chiedono principalmente quali alimenti possano favorire la nostra salute, la Planetary Health Diet aggiunge un secondo livello: qual è l’impatto ambientale di quello che mangiamo?

Il principio di fondo è che le due esigenze non debbano necessariamente entrare in conflitto. Negli ultimi anni, infatti, la ricerca ha iniziato a indagarne sempre di più anche le possibili ricadute di questa dieta amica del clima sulla salute, trovando associazioni tra una maggiore aderenza alla Planetary Health Diet e un minor rischio di mortalità, malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2. In altre parole, molte delle scelte alimentari pensate per ridurre l’impatto della nostra alimentazione sul pianeta sembrano muoversi nella stessa direzione di quelle che già sappiamo essere favorevoli alla salute.

Ed è proprio da questa sovrapposizione che nasce una delle domande più interessanti della ricerca recente: i benefici potrebbero riguardare anche il modo in cui invecchiano il nostro organismo e il nostro cervello?

La ricerca: cosa hanno scoperto gli scienziati seguendo quasi 70 mila persone per oltre 12 anni

Per indagare il rapporto tra alimentazione, invecchiamento biologico e salute cerebrale, gli autori della ricerca Planetary health diet benefits brain health by decelerating biological aging, pubblicata sul Journal of Affective Disorders hanno utilizzato i dati della UK Biobank, uno dei più grandi database sanitari al mondo. Lo studio ha coinvolto 69.370 persone, per il 54,6% donne, con un’età media iniziale di circa 56 anni. I partecipanti sono stati seguiti per una mediana di 148 mesi, quindi oltre 12 anni.

I ricercatori hanno innanzitutto ricostruito le abitudini alimentari e calcolato per ciascun caso un Planetary Health Diet Index, cioè un punteggio che indica quanto l’alimentazione individuale si avvicinasse ai principi della dieta planetaria. In questo modo hanno potuto confrontare le persone che vi aderivano maggiormente con quelle che ne seguivano meno le indicazioni.

Successivamente hanno osservato l’insorgenza di diverse patologie neurologiche e psichiatriche. Ed è qui che sono emerse le prime differenze.

Rispetto alle persone con l’aderenza più bassa, quelle appartenenti al gruppo con l’aderenza maggiore presentavano un rischio inferiore del 12% di ictus, del 13% di depressione, del 13% di ansia e del 19% di multimorbidità, cioè della compresenza di più condizioni cerebrali considerate nello studio.