di
Barbara Visentin

Il cantautore e musicista 29enne racconta il nuovo album «Sincero!»: «Esploro delle alternative per vivere meglio, oltre all’amore romantico»

Parte dagli strumenti e da un lavoro accurato sulla forma delle canzoni, per arrivare a un disco che dimostra come si possano fare (ancora) album pop di qualità. Si intitola «Sincero!» il nuovo lavoro di Rareș (da pronunciare Raresh), cantautore e musicista 29enne nato in Romania, cresciuto a Marghera e ora a Milano, che si sta costruendo una solida reputazione fra i nomi emergenti e che quest’estate è impegnato in un lungo tour – prossime date il 21 agosto a Fabro Scalo, Terni e il 22 a Marina Romea, Ravenna – con tappa anche al Romaeuropa Festival il 20 settembre.

Il disco è un «break up album», cioè parla della fine di un amore, ma da lì «esploro delle alternative utili per vivere meglio, oltre all’amore romantico, apro uno spiraglio per vedere cosa altro c’è, anziché giocare con la rabbia — spiega lui —. Non ci sono revenge song, di carattere non sono vendicativo, anche perché forse non è un gran modo di metabolizzare». 



















































L’altro filo narrativo è legato all’amore per la sua famiglia: «I miei genitori mi hanno dato fiducia cieca nel portare avanti questa strada e sono molto legato a loro — racconta —. Entrambi sono dei creativi, mio padre è musicista e mia madre scrive prosa umoristica, ma hanno abbandonato i loro lati artistici per sgobbare in Italia. Volevo assolutamente che ci fossero nel disco».

I momenti musicalmente leggeri, nonostante il tema portante, non mancano, caratterizzati da un uso del falsetto che ricorda spesso la voce di Justin Vernon dei Bon Iver e, appunto, da tanti strumenti: «Una delle regole che ho tenuto in mente è che le canzoni sono tali se puoi suonarle. E questo ha aperto opportunità creative, mettendo in evidenza una forma semplice». Nel tentativo, anche, di arrivare a tante persone: «C’era la voglia di fare un disco pop in quanto leggibile. Dobbiamo ricordare la radice etimologica della parola, vicina a popular. Se si toglie il connotato di musica di plastica e lo si prende come qualcosa che puoi aiutare a comunicare, è molto importante. Purtroppo il pop è stato commercializzato, venendo usato come macchina economica portante, e in qualche modo ha perso qualità».

Diplomato al Conservatorio, «anni belli in cui però sono sempre stato un po’ fuori posto», cresciuto con la discografia dei Beatles alle orecchie, ma ascoltando anche Edoardo Vianello, Bruno Lauzi, Renato Carosone, Rareș sostiene che «studiare quel che stai facendo sia fondamentale, che sia da autodidatta o al Conservatorio. Abbiamo iper-romanticizzato la semplicità del fare musica, c’è chi si vanta di non aver studiato, ma così ci si limita negli attrezzi del mestiere. Se manca una parte di artigianato, si vede».

16 agosto 2026 ( modifica il 17 agosto 2026 | 08:18)