Milano – Era tornato a casa dai genitori per Ferragosto, in provincia di Reggio Emilia, come se nulla fosse. E al vedere la polizia si è mostrato sorpreso. L’accusa che lo ha portato agli arresti domiciliari è pesantissima: violenza sessuale. Ventisei anni, di origini colombiane con cittadinanza italiana, l’uomo è ritenuto essere colui che lo scorso 2 agosto ha violentato una studentessa universitaria ventenne in viale Liguria, dopo averla seguita dalla fermata Romolo della metropolitana, linea verde. Il giovane vive da circa un anno a Milano, dove ha un lavoro in banca. Incensurato e senza precedenti di polizia, per lui è scattata la misura cautelare degli arresti domiciliari che la polizia ha eseguito venerdì. “Insospettabile“, ma un campanello d’allarme in realtà si era manifestato considerando che aveva ricevuto un ammonimento per stalking (per atti persecutori nei confronti della ex fidanzata) quando si trovava ancora in Emilia. Per il giudice Nora Lisa Passoni c’è “un rischio estremo di reiterazione del reato: la scelta della vittima, il contesto pubblico dell’aggressione, l’aver agito di giorno” lungo un viale trafficato, portano a ritenere che “la platea delle potenziali persone offese sia decisamente ampia”.

La vittima 

Le indagini della Squadra Mobile della Questura di Milano, diretta da Alfonso Iadevaia, sono cominciate subito dopo il primo intervento delle Volanti. A chiamare il 112 era stata la stessa vittima, aiutata da una donna intervenuta in suo soccorso insieme a un altro passante in bicicletta, che ha provato invano a inseguire il fuggitivo. Poi il soccorso alla Clinica Mangiagalli. Erano passate da poco le 17.

L’aggressione 

Mentre la giovane camminava si è sentita afferrare alle spalle, “con forza, da un uomo che mi tratteneva e mi palpava nella parte alta del corpo – ha denunciato poi – ed ero completamente avvinghiata da lui in quanto mi stringeva al suo petto. Urlavo terrorizzata ma non c’era nessun pedone, transitavano solo auto”. Poi “venivo scaraventata per terra e quest’uomo mi cadeva addosso” riuscendo a palpeggiarla con violenza nelle parti intime. Tutto in una manciata di secondi. “Io continuavo a urlare e mi dimenavo”. Finché “secondo me si è spaventato e di scatto, dopo avermi guardato ha iniziato a correre verso l’ingresso del parco” Segantini. “Si girava spesso per vedere quanto fossi distante da lui o lo stessi raggiungendo”.

Come un fantasma

Ma era come un fantasma. La polizia è arrivata a lui grazie alle immagini catturate dalle telecamere di videosorveglianza della stazione Romolo, di viale Liguria e poi del bus della linea 47, dove il giovane è salito durante la fuga, come è stato ricostruito proprio esaminando i filmati che hanno consentito di individuare il suo percorso preciso. Gli agenti hanno individuato un soggetto corrispondente alle caratteristiche somatiche descritte dalla vittima. Hanno scoperto il suo punto di approdo dopo la fuga (in Barona, abita) e confrontato le immagini con quelle registrate anche dalle telecamere di Cadorna, dove lo stesso uomo era stato fermato per un controllo di polizia lo scorso 5 agosto. Utili a inchiodarlo, anche i grossi tatuaggi sugli avambracci.