di
Maria Giovanna Faiella
Iniezioni di filler in aumento anche nel nostro Paese, dove però solo i medici possono farle. Le dimensioni «giuste», al di là degli stereotipi. Perché è importante affidarsi a uno specialista, se si desidera fare un «ritocco»
Cosa spinge gli uomini a ricorrere a iniezioni di filler per allungare/ampliare le dimensioni del pene, nonostante i rischi? È la domanda che pone la Bbc in un’inchiesta pubblicata qualche giorno fa (qui), in seguito all’aumento delle complicanze correlate a questo tipo di intervento in Gran Bretagna. Ma qual è la situazione in Italia? Quali rischi si corrono? Perché affidarsi agli esperti se si desidera fare un «ritocco»? Lo abbiamo chiesto al dottor Massimiliano Brambilla, medico chirurgo specializzato in Chirurgia plastica e ricostruttiva, consigliere della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva-rigenerativa ed Estetica (SICPRE) e presidente dell’International Society of Reconstructive and Aesthetic Intimate Treatment (ISRAIT).
«Follia anglosassone»
Premette il dottor Brambilla: «Va specificato che, a differenza dell’Italia dove i filler possono essere iniettati solo da medici, invece nel Regno Unito le iniezioni possono essere fatte da chiunque abbia effettuato un corso generico per l’iniezione di filler, quindi li può fare non solo il medico specialista (e non), ma anche l’infermiere, l’estetista o chiunque frequenti un corso di tre mesi per diventare “iniettore”. Una follia anglosassone, che ha portato all’aumento del tasso di complicanze vertiginoso nel corso degli anni poiché più procedure vengono effettuate e meno qualificata è la mano di chi lo effettua, maggiore è il tasso di complicanze. Per questo è intervenuta la Società inglese di urologia che sconsiglia l’impianto di filler nel pene, perché gli studi scientifici a disposizione sono scarsi e di bassa qualità e la scarsa preparazione degli iniettori nel trattare il pene è tale da esporre il paziente a rischi maggiori».
Le misure e gli stereotipi
«La dimensione del pene psicologicamente conta, e chi dice il contrario mente – dice il dottor Brambilla –. Gli studi dicono che in media un pene in stato di riposo naturale è di circa 9 cm, in erezione di circa 13, però una dimensione di poco minore o maggiore non vuole dire anormalità. La circonferenza media è intorno ai 9 cm, ma anche qui le variazioni possono essere notevoli. La diffusione del porno con attori ben dotati ha certamente distorto l’idea delle dimensioni medie che prima era lasciata al confronto reale negli spogliatoi».
Le tecniche utilizzate
Quali sono le tecniche più utilizzate per l’ingrandimento o allungamento del pene?
«Intanto va ricordato che i filler permanenti sono vietati per legge in Europa – puntualizza l’esperto –. Tra quelli non permanenti, cioè riassorbibili (in media nel giro di sei mesi), il più utilizzato è l’acido ialuronico ma c’è anche quello polilattico: entrambi sono usati off label (prodotti autorizzati per un’indicazione diversa da quella riportata nel foglietto illustrativo). Nella mia esperienza – continua il dottor Brambilla – ci sono acidi ialuronici che possono essere utilizzati per aumentare il volume del pene e del glande ma vanno iniettati con circospezione, utilizzando piccole quantità (meglio in più fasi), mai eccessiva perché lo spazio dove il filler è iniettato – ovvero tra la cute e la fascia profonda – non permette la stabilizzazione del prodotto, che può muoversi diventando antiestetico e magari fastidioso. Se si presenta qualche problema, essendo l’acido jaluronico un prodotto riassorbibile, può essere sciolto con l’iniezione di una sostanza che lo dissolve chiamata jaluronidasi. Questo, però, non vuol dire che tutte le complicanze siano facili da risolvere. Quanto ai costi, vanno dagli 800 euro in su».
I rischi
Quali sono le complicanze possibili per questo tipo di trattamento?
Riferisce il dottor Brambilla: « La maggior parte delle complicanze che ho visto nel corso degli anni, da responsabile della piattaforma internazionale Imcas Alert per le complicanze della medicina e chirurgia estetica per l’area genitale, sono dovute innanzitutto alla scelta errata del prodotto con l’uso di acidi ialuronici eccessivamente duri che provocavano noduli, a un riassorbimento irregolare, a prodotti iniettati in volume eccessivo che si mobilizza alla base durante i rapporti, a infezioni perché le punture erano state effettuate in luoghi non idonei. In Italia non abbiamo un registro nazionale delle complicanze, quindi non è possibile dare dei numeri certi ma almeno sono solo i medici a poter iniettare; si tratta comunque di una procedura di nicchia perché è una parte anatomica con cui pochissimi hanno dimestichezza per il trattamento».
Affidarsi agli esperti
Come affidarsi a mani esperte? «È bene rivolgersi a specialisti in Chirurgia plastica o Urologia che abbiano le opportune conoscenze tecniche, anatomiche e rigenerative – consiglia l’esperto –. Serve esperienza specifica, manualità, conoscenza dei prodotti e capacità di gestione delle complicanze nel caso insorgessero».
Tecniche chirurgiche
Si utilizzano anche tecniche chirurgiche per l’ingrandimento o l’allungamento del pene: sono sicure? «La procedura che preferisco è l’impianto di tessuto adiposo proprio, ovvero il lipofilling, perché viene iniettato un materiale autologo che contiene cellule che danno volume ed altre – le cellule staminali – a capacità rigenerativa – risponde il dottor Brambilla –. Spesso prelevo il grasso dal pube facendo una liposuzione che riduce lo spessore e già così enfatizza la dimensione dell’asta del pene. Anche in questo caso non bisogna eccedere perché più tessuto adiposo s’impianta, meno attecchisce. Chi lo fa deve avere conoscenza dell’anatomia e delle basi biologiche dell’attecchimento del tessuto adiposo. Nel corso dello stesso intervento, il pene può essere anche allungato di qualche centimetro (mai oltre i 3 cm e, proprio per questo, ci deve essere una buona motivazione per farlo) mediante la resezione del legamento sospensore. Queste procedure vengono effettuate in sedazione o anestesia generale, in genere in regime di day hospital. E, se tutto va bene, si ritorna alla vita quotidiana nel giro di qualche giorno. Le complicanze sono poche ma sempre possibili: ematomi, infezioni, distribuzione non uniforme del tessuto adiposo, scarso attecchimento, disattesa del risultato perché ci si aspettava di più. Affidarsi a mani esperte riduce le complicanze ma non le annulla» conclude l’esperto.
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18 agosto 2026
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