Bologna, 18 agosto 2026 – Alberto Cremonini aveva appena sostenuto l’esame di maturità. Quel momento così adrenalinico, pieno di gioia e di vita. Uscendo da scuola per l’ultima volta da studente e per la prima volta da diplomato. Alberto, diciannove anni, stava assaporando proprio quell’attimo. Qualche minuto prima, infatti, aveva sostenuto l’orale dell’esame di Stato al liceo Righi. Ma mentre attraversava sulle strisce pedonali di viale Pepoli, diretto verso la corriera che l’avrebbe portato a casa, è stato investito da un’automobile.

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Alberto è morto dopo 45 giorni di agonia

Un impatto, avvenuto il 2 luglio, che lo ha costretto a una lunghissima degenza, tra Maggiore e Sant’Orsola, dove è morto dopo 45 giorni di agonia a causa di complicanze sanitarie collegate al sinistro. Il ragazzo, residente a Castagnolo (San Giovanni Persiceto), non ce l’ha fatta ed è spirato l’altro ieri. L’automobilista di cinquantanove anni che lo ha investito potrebbe ora rispondere dell’accusa di omicidio stradale. Sarà la Procura, a cui la polizia locale intervenuta sul luogo dello schianto ha già consegnato la relativa documentazione, a delineare i contorni di questa tragedia.

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Il sogni di fare Ingegneria

Di questa straziante storia resta il dolore per la perdita di una giovane vita spezzata nel fiore degli anni. Cremonini aveva frequentato l’indirizzo Scientifico nell’istituto di viale Pepoli, seduto tra i banchi della classe 5E. Con i suoi compagni aveva svolto la prova finale, quella di maturità. Prima gli scritti e poi l’orale. Il 2 luglio era il giorno conclusivo della prova, al quale Cremonini si era presentato con la mente già all’università. Infatti, il diciannovenne poco tempo prima aveva svolto il test di ammissione per entrare a Ingegneria.

L’incidente

Dopo essersi presentato di fronte alla commissione, quel 2 luglio, aveva sostenuto l’esame orale. E poco dopo è successa la tragedia: Alberto stava camminando lungo viale Pepoli diretto alla fermata dell’autobus. Per raggiungerla, ha attraversato le strisce pedonali da via Sant’Isaia verso via Andrea Costa. Un passaggio di pochi secondi che gli ha spezzato la vita irreparabilmente. Un’utilitaria, che procedeva lungo viale Vicini in direzione di Porta Saragozza, lo ha urtato mentre il ragazzo stava raggiungendo l’altro lato della carreggiata. Nell’immediatezza, non sono stati effettuati accertamenti urgenti per il tasso alcolemico e per la presenza di sostanza stupefacenti. Dei rilievi sul posto e degli accertamenti successivi si è occupato il personale del Reparto Infortunistica della Locale.

L’aggravamento delle condizioni

Il giovane era subito stato trasferito in codice di media gravità al Maggiore, dove era arrivato con un’automedica, cosciente e vigile. Per questo nessuno avrebbe potuto pensare a questo terribile epilogo. Dopo qualche giorno di degenza, però, le sue condizioni sono peggiorate gravemente. Da qui il trasferimento al Sant’Orsola, dove è stato per tanti giorni in terapia intensiva. Fino a domenica, quando il ragazzo è morto.

Alberto è stato trasferito al Sant’Orsola, dove è stato per tanti giorni in terapia intensiva

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La passione per la chitarra

Lasciando un vuoto enorme nella sua famiglia, a cui si stringe il sindaco di San Giovanni in Persiceto, Lorenzo Pellegatti, (il diciannovenne era figlio unico, da quanto si apprende) e nei suoi amici. Amici con cui condivideva la passione viscerale per la musica. Alberto, infatti, suonava la chitarra ed era parte della band ’Rebirth’, con la quale si esibiva con concerti live. Nelle foto, infatti, il diciannovenne ha sempre la chitarra tra le mani. Sulla piattaforma ’Villaggio Musicale’, Alberto lasciava questa biografia: “Sono Alberto e suono la chitarra da anni ormai, le mie capacità sono medio-alte e mi piace provare nuove modalità di approccio allo strumento”. Chissà se da quello strumento non si separerà nemmeno ora.