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Un rasoio, un paio di forbici e uno specchio. Sono gli strumenti con cui Hamed Salah al-Din, 31 anni, ha ricreato sulla spiaggia di El Trampolín, a Ceuta, il mestiere che faceva in Sudan. Ogni giorno taglia i capelli agli altri migranti accampati sulla sabbia: chiede uno o due euro, ma per gli amici lavora gratis. Intorno a lui, intanto, è nata una piccola comunità fatta di tende improvvisate, oggetti recuperati e attività organizzate per affrontare le giornate. È il racconto che emerge da un reportage de El Pais, che ha osservato da vicino che prosegue la vita a Ceuta, simbolo di questa estate di emergenza migranti.
APPROFONDIMENTI
La spiaggia di El Trampolin, il barbiere a 2 euro
El Trampolín è diventata una sorta di villaggio spontaneo per decine di migranti che, dopo la traversata dal Marocco, non hanno trovato posto nel Centro di soggiorno temporaneo per immigrati e hanno scelto di restare sulla spiaggia piuttosto che tornare verso il confine di El Tarajal. La maggior parte sono uomini provenienti dall’Africa subsahariana, ma tra loro ci sono anche algerini, marocchini e tunisini.
Hamed è arrivato dal Sudan dopo essere fuggito dalla guerra. Ha attraversato Libia e Algeria prima di raggiungere il Marocco e tentare l’ingresso a Ceuta. Ora il suo piccolo “negozio” è un pallet blu appoggiato sulla sabbia, uno sgabello e uno specchio.
Gli strumenti del mestiere vengono custoditi ogni sera nello zaino, insieme ai pochi effetti personali che possiede.

La moschea di cartone
Ma il barbiere è soltanto uno degli elementi di questa insolita vita sulla spiaggia. I migranti hanno costruito capanne con cartone, rami e foglie di palma, dove conservano pentole, fornelli e vestiti. Qualcuno cucina, altri pescano, altri ancora vendono oggetti di seconda mano. E sulla sabbia è comparsa persino una moschea improvvisata: il perimetro è tracciato a terra e i cartoni del latte distribuiti dalla Croce Rossa vengono utilizzati come una sorta di parete. Un tubo rotto è diventato il minareto.

I tornei, dal calcio alla lotta, tra i rifiuti
Anche il tempo libero assume forme proprie. C’è chi gioca a calcio e chi organizza veri e propri tornei di lotta: gli uomini si dispongono in cerchio e due di loro si sfidano al centro, tra applausi e risate. Il vincitore viene spesso sollevato dagli altri e, qualche volta, finisce direttamente in mare. Dietro questa apparente normalità resta però una situazione di forte precarietà. La spiaggia è disseminata di rifiuti e le condizioni igieniche sono difficili. La Croce Rossa distribuisce razioni alimentari e i medici volontari visitano periodicamente gli accampati, ma non esiste un numero preciso delle persone che dormono a El Trampolín.

La tensione è emersa anche durante una protesta di alcuni migranti nordafricani, che hanno rifiutato il cibo chiedendo di poter presentare domanda di asilo. «Tutti i migranti sono uguali», hanno gridato. Una protesta che mostra come, dietro la vita quotidiana costruita sulla spiaggia, restino aperte le questioni dell’accoglienza, dell’accesso al sistema di asilo e del trasferimento verso la Spagna continentale.
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