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Il processo storico contro Meta: 29 Stati Usa chiedono fino a 1.400 miliardi, a rischio il futuro di Instagram e Facebook
AAffari

Il processo storico contro Meta: 29 Stati Usa chiedono fino a 1.400 miliardi, a rischio il futuro di Instagram e Facebook

  • 18 Agosto 2026

Al via un nuovo processo che sia annuncia come storico, l’azienda di Zuckerberg accusata di danni ai minori e violazione di leggi federali: le possibili conseguenze per il futuro dei social network

Fino ad oggi le accuse nei confronti di Meta erano state mosse da singole persone o all’interno di class action, ma i guai per l’azienda di Mark Zuckerberg non sono finiti e ora ci si sposta su piano diverso. Comincia proprio il 18 agosto, presso il tribunale federale di Oakland in California, un processo che si annuncia come storico: dalla parte dell’accusa ci sono questa volta ben 29 Stati dei 50 Stati americani. Quattro di essi, ovvero California, Colorado, New Jersey e Kentucky, fungono da capofila e la loro richiesta a Meta può arrivare fino a 1.400 miliardi di dollari di danni, oltre a cambiamenti profondi a Instagram e Facebook, tali da mettere a rischio il modo in cui le app funzionano oggi.

La causa contro Meta è promossa da un’alleanza di 29 Stati, ma davanti alla giudice Yvonne Gonzalez Rogers, si procederà a scaglioni, partendo da un primo «processo pilota». In questa prima tranche, i quattro Stati capofila portano in aula le accuse più pesanti (e complesse da dimostrare): aver progettato Facebook e Instagram per causare deliberatamente dipendenza e danni psicologici ai minori, ignorando tutto ciò che ne consegue in termini di stati d’ansia, sindrome d’astinenza e altri sintomi correlati. Tutti i 29 Stati sono comunque già coinvolti nel processo per l’accusa comune di violazione della legge federale sulla privacy dei dati dei bambini (il Coppa ovvero Children’s Online Privacy Protection Act), tra cui in particolare la raccolta illecita di dati senza consenso dei genitori. I procedimenti relativi ai danni e alle leggi locali dei restanti 25 Stati verranno affrontati separatamente, in un secondo momento.



















































Il «Big Tobacco» dei social network

Un maxi-processo che alcuni esperti di settore paragonano, per dimensioni e richiamo mediatico, a quello intentato negli anni Novanta contro «Big Tobacco» (il gruppo di multinazionali produttrici di sigarette e altri prodotti contenenti tabacco) per marketing ingannevole e informazioni fuorvianti sui rischi del fumo. Alla luce delle pesanti accuse e degli ingenti danni richiesti (che si avvicinano pericolosamente al valore di mercato di Meta, stimato in 1.500 miliardi di dollari), la sentenza potrebbe cambiare drasticamente le piattaforme social per come le abbiamo intese finora. 

Una presa di posizione netta e collettiva che trova precedenti molto recenti: risale a poco meno di due settimane fa la sanzione nei confronti di Meta in Nuovo Messico, pari a 567 milioni di dollari, sempre per danno sui minori (con annessa richiesta, entro i prossimi due anni, di introdurre strumenti di verifica dell’età e modelli predittivi per l’identificazione degli under-13). È dello scorso marzo invece la già storica sentenza di Los Angeles, che ha risarcito la ventenne Kaley G.M. con 3 milioni di dollari e che ha dato la stura a un diluvio di altri procedimenti aperti o in via di apertura in tutto il territorio degli Stati Uniti d’America. 

La difesa di Meta e il cambio di paradigma

Per correre ai ripari, Meta ha invocato la sezione 230 del Communications Decency Act (risalente all’ormai lontano 1996), considerata un vero e proprio «scudo di responsabilità» per i contenuti pubblicati all’interno delle piattaforme social. Ma è proprio in questo che risiederebbe il cortocircuito attuale di una difesa che scricchiola: a finire nel mirino dell’accusa non sono infatti i contenuti condivisi su Facebook o Instagram, quanto il design delle relative app, intenzionalmente progettate – dice l’accusa – con il fine ultimo di creare dipendenza, grazie all’utilizzo di funzionalità come lo scrolling infinito, algoritmi di raccomandazione per la selezione mirata dei post e notifiche push continue che ne incentivano l’uso smodato, con rischi di cui la stessa Meta sarebbe perfettamente al corrente. 

Con questo cambio di paradigma, dunque, da iniziali contenitori neutri, Facebook e Instagram finirebbero così per essere considerati dei veri e propri prodotti capaci di generare assuefazione negli utenti, alla stregua del tabacco o dell’alcol. È lo stesso procuratore generale del Nuovo Messico, Raúl Torrez, a dichiarare che le conseguenze di questo processo potrebbero essere «astronomiche», per una compagnia che basa il 98% dei profitti sulle inserzioni pubblicitarie all’interno delle sue piattaforme.

Quanto durerà il processo

Il dibattimento durerà tra le quattro e le sei settimane. A decidere la sentenza finale e l’eventuale risarcimento non sarà la giuria (gli otto giurati mantengono un ruolo puramente consultivo), bensì la giudice distrettuale Yvonne Gonzalez Rogers. 
La lista dei testimoni punta ai vertici della società: sono attesi in aula il fondatore Mark Zuckerberg e il capo di Instagram Adam Mosseri. L’accusa schiererà una platea di esperti di salute mentale infantile, ex dipendenti e sfrutterà gli esplosivi documenti interni rivelati dalla whistleblower Frances Haugen. 
La cifra cifra abnorme di 1.400 miliardi di dollari è emersa negli atti difensivi. Si tratta in verità di una proiezione teorica, visto che è stata ottenuta moltiplicando la sanzione massima statale per ogni minore coinvolto e per ogni giorno di presunta violazione. Nessun analista ritiene realistico un conto simile, che porterebbe l’azienda al fallimento. In aula le richieste sono già scese a circa 200 miliardi di dollari, ma lo scenario più probabile resta una sanzione fortemente ridotta dal giudice o un transazione extra-giudiziale da raggiungere tra le parti. 
Il vero rischio per Meta non è economico, ma più profondo, strutturale. La corte potrebbe infatti imporre la cancellazione dello scorrimento infinito (a livello nazionale, nei soli Stati Uniti), limiti d’uso rigidi per gli under 18 e la disattivazione degli algoritmi predittivi disegnati per trattenere gli utenti sullo schermo. Gli Stati chiedono anche di cancellare i modelli di AI (intelligenza artificiale), addestrati sui dati dei minori raccolti senza consenso. Una sconfitta di Meta in aula innescherebbe un probabile effetto domino: aprirebbe la strada alle cause di famiglie, scuole, istituzioni varie e altri Stati americani, scardinando per sempre l’immunità legale di cui le Big Tech hanno goduto sul design dei propri prodotti.

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18 agosto 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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