«Nulla siamo se non la somma dei nostri ricordi». È forse questa la frase che più di ogni altra racchiude il senso di “Quando la memoria si fa sentiero”, il docu-film di Remo Schellino che torna a Carrù per una nuova proiezione e, questa volta, si trasforma anche in una mostra fotografica dedicata alla storia della comunità.

Dal 27 al 30 agosto, la Chiesa dei Battuti Bianchi ospiterà infatti “Un viaggio fotografico nella memoria di Carrù”, un percorso tra fotografie, opere, documenti e testimonianze capace di attraversare circa un secolo di storia carrucese. L’inaugurazione è in programma giovedì 27 agosto alle 18.30.

Un progetto che nasce dall’idea di mettere in dialogo immagini del passato e sguardi sul presente, recuperando volti, luoghi e storie che rischiano di scomparire dalla memoria collettiva. Il lavoro e la profonda conoscenza del territorio del fotografo carrucese Marco Aimo hanno contribuito a dare forma all’esposizione.


La memoria senza nostalgia

È proprio Schellino, attraverso il suo docu-film, a indicare la chiave di lettura dell’intero progetto. La sua non è una Carrù raccontata attraverso la nostalgia o la celebrazione di un passato idealizzato.

«Nel film c’è il racconto della memoria orale, il documentario del vero. I testimoni non sono attori e, proprio per questo, il loro racconto è molto più efficace. Non c’è retorica. Non sopporto infatti la retorica del bel tempo passato», spiega il regista.

Un approccio che permette al film di restituire una Carrù meno conosciuta e meno prevedibile, andando oltre le immagini più consolidate della città. «È una Carrù che non ci si aspettava venisse raccontata, ma volevo andare oltre il Bue grasso e la fiera, che pure è presente doverosamente», sottolinea Schellino.

Donna Ida Einaudi nel ’49 riceve i fiori da Maria Calleri (nonna Allemandi) con le miss della Sagra dell’ uva (foto ricolorata da Marco Aimo) 

Il risultato è un racconto fatto soprattutto di persone. Testimonianze, ricordi personali e frammenti di vita diventano tasselli di una storia più grande, quella di una comunità che nel corso dei decenni è cambiata insieme ai suoi luoghi.

Dal campanile del 1958 alla Carrù di oggi

Uno dei fili conduttori del docu-film è il confronto tra passato e presente. Un ruolo importante è affidato anche al documentario realizzato da Giulio Michelotti nel 1958, utilizzato da Schellino per creare un ponte tra ciò che Carrù era e ciò che è diventata. Altri spezzoni arrivano invece da un precedente lavoro dello stesso regista fariglianese risalente al 1991.

«Nel film uno dei testimoni è Pier Luigi Tomatis, che racconta di quando da piccolo saliva sul campanile. Da lì parte una ripresa dall’alto del campanile, che è proprio da dove comincia il documentario di Michelotti», racconta il regista.

Il rapporto con il Tanaro

Il fiume è stato luogo di incontro, socialità e quotidianità, ma il legame con il Tanaro appare oggi molto diverso rispetto al passato. «Ci sono però dei posti bellissimi, che potrebbero essere utilizzati. Carrù ha un rapporto poco sfruttato con il fiume», osserva Schellino.


Un’altra delle foto presenti in mostra

Una mostra che aggiunge nuovi tasselli

La mostra nasce con l’obiettivo di affiancare al racconto cinematografico attraverso fotografie, gualdrappe, ceramiche, oggetti e altre testimonianze capaci di raccontare l’evoluzione del paese, delle sue tradizioni e delle persone che hanno contribuito a riscriverne la storia recente. L’esposizione non sarà quindi una semplice raccolta di materiali, ma un progetto culturale dedicato alla memoria collettiva della comunità.

Alla realizzazione del progetto hanno collaborato il fotografo Marco Aimo, il pittore Bruno Bianco, l’imprenditrice Claudia Marruccelli (Villa Perotti), l’Associazione Culturale gli Amici di Carrù e l’ANPI locale. Il Comune ha inoltre avviato una collaborazione con il Museo della Ceramica di Mondovì, con l’obiettivo di porre il focus su uno dei carrucesi più illustri: il ceramista Sandro Vacchetti.

Il percorso dedicato alla memoria proseguirà anche domenica 30 agosto, quando sarà possibile partecipare a una speciale visita guidata alla scoperta di alcuni dei luoghi più significativi della storia e del patrimonio di Carrù, promossa dal Comune e dalla Bcc Alpi Marittime.

La visita, in programma dalle 15 alle 18, partirà da Villa Perotti e proseguirà verso la Chiesa dei Battuti Bianchi, quindi la Chiesa Parrocchiale di Maria Vergine Assunta, la Battagliera, fino ad arrivare al Castello di Carrù che, per l’occasione, sarà eccezionalmente aperto al pubblico. È possibile riservare il proprio posto attraverso il seguente link.

 «Questi tre appuntamenti – spiega Nicolò Bono, assessore alle Manifestazioni di Carrù – nascono dalla volontà di costruire un unico percorso dedicato alla memoria di Carrù che hanno come filo conduttore il film-documentario “Quando la memoria si fa sentiero” di Remo Schellino. L’obiettivo di questi tre giorni è offrire alla comunità tre prospettive diverse ma coesistenti: il cinema all’aperto, il viaggio fotografico e la scoperta del centro storico attraverso la visita guidata, il tutto unito dal filo conduttore della memoria»

Nel ricordo c’è l’immortalità

Da qui il titolo “Quando la memoria si fa sentiero”. «Perche quando segui il sentiero della vita, calpesti la memoria. L’uomo senza memoria non è nulla», spiega Schellino. «Tu rimani perché sei nei ricordi di qualcuno. È quasi una sorta di immortalità: il ricordo passerà a qualcun altro». Ed è proprio questo il senso dell’iniziativa di Carrù: non conservare il passato sotto una teca, ma farlo tornare a parlare attraverso le immagini, le voci e i luoghi.