Yacht e gommoni che assediano le spiagge, discoteche in acqua e ombrelloni segnaposto. Il turismo cafone in Sardegna fa discutere e infuriare residenti e ambientalisti, ma basta spostare lo sguardo sul resto d’Italia per capire che non si tratta affatto di un’esclusiva dell’Isola. C’è chi scambia lo spazio davanti a un cimitero di guerra per la propria area picnic, chi sale a 2.300 metri soprattutto per fotografare un krapfen visto sui social, chi affronta i sentieri in infradito e chi considera costume e torso nudo un abbigliamento adatto anche nel centro città. E poi c’è chi, pur di realizzare un video, decide addirittura di arrampicarsi sul tetto di un vaporetto in navigazione.
Da una parte l’effetto dei social, capaci di trasformare in pochi giorni un luogo o un prodotto nel nuovo oggetto del desiderio. Dall’altra la più tradizionale mancanza di rispetto per l’ambiente e per chi ci sta intorno. Il turismo di massa ha moltiplicato le possibilità di viaggiare, ma non necessariamente il buon senso. E dalle lezioni saltate di educazione civica è nata una categoria che ogni estate torna puntuale: quella dei turisti cafoni.
Il cimitero di guerra trasformato in area picnic
Può offrire l’ombra degli alberi, la tranquillità di un luogo appartato e perfino un invitante prato verde. Resta però un cimitero di guerra, non un’area di sosta nella quale prendere il sole in biancheria e giocare a carte. È quanto denunciato a Granezza, nel comune di Lusiana Conco, sull’Altopiano di Asiago. Meri Finco ha raccontato di essersi recata al cimitero britannico per rendere omaggio ai caduti e di essersi imbattuta in una coppia intenta a rilassarsi sul prato: «Stavo facendo un giro a Granezza e mi sono presa il tempo di raggiungere il cimitero inglese per un saluto e una preghiera per i caduti che vi sono sepolti e mi sono imbattuta in questa coppia; lei, in mutande e reggiseno color carne, da distante sembrava addirittura del tutto svestita».

Quando avrebbe fatto presente ai due che forse non era il luogo più indicato, la risposta non sarebbe stata delle più concilianti: «Mi hanno pure risposto in malo modo e con arroganza». Nel Granezza British Cemetery riposano 142 soldati britannici caduti durante la Prima guerra mondiale, tra i quali Edward Harold Brittain, fratello della scrittrice Vera Brittain. Poco distante sorge anche il monumento dedicato ai caduti della Resistenza. E non sarebbe neppure la prima volta che sull’Altopiano i luoghi della memoria vengono scambiati per stabilimenti balneari senza mare. Già nel 2017, nella zona sacra del Fante di Val Magnaboschi a Cesuna di Roana, erano stati fotografati turisti tra picnic, sedie a sdraio, bikini e partite con la palla in aree nelle quali cartelli comunali vietavano esplicitamente quei comportamenti.