di
Maurizio Porro

Il fondatore della Italian International Film (IIF) in sette decenni di carriera ha prodotto e distribuito 600 film: da Sordi a Troisi, fino a «Fantozzi»

È morto martedì a Roma a 98 anni il decano dei produttori Fulvio Lucisano, nato a Roma l’1 agosto 1928, attivo dal ‘58 ad oggi con 139 film che hanno in diverso modo influenzato e divertito il pubblico della nuova commedia, considerando il cinema un veicolo commerciale dove ogni tanto inseriva tematiche più complesse.

Erede dei grandi nomi come Ponti e De Laurentiis, Lucisano, presidente dell’associazione produttori dal ‘98 al 2001, aveva avuto l’intuito di scoprire Massimo Troisi producendo il best seller «Ricomincio da tre» che diede vita alle fantasie originali di un grande napoletano.



















































Nel bottino di Lucisano e della sua Italian International Film, tra qualche horror e qualche puntatina osé, ci sono molti nomi diventati i «colonnelli» della nuova commedia italiana, come Massimiliano Bruno (La trilogia del crimine), Fausto Brizzi che ha regalato al box office giovanile «Notte prima degli esami» (ideato da Giannandrea Pecorelli) e altri titoli con Edoardo Leo, uno dei suoi attori di riferimento, anche autore del brillante «Noi e la Giulia».

Ed inoltre il prestigio di Alessandro Gassmann protagonista nel Premio, storia familiare di un complicato Nobel. Fra le molte testimonianze di cordoglio di diverse parti politiche da Rutelli a La Russa, c’è lo stesso Gassmann, ci sono la RAI, l’Anica e moltissimi dei suoi collaboratori oltre all’ufficiale cordoglio del ministro della cultura Alessandro Giuli che ha parlato del lavoro di Lucisano come di «un cinema sartoriale» e di un artefice di un pezzo della sua grande storia.

Dapprima regista nel ‘50 di un reportage sull’Anno Santo, Lucisano si è in un primo tempo specializzato in documentari prima di scegliere la via della commedia popolare con Franchi e Ingrassia, salvatori di molti bilanci del nostro cinema e anche Enrico Montesano in film come «Aragosta a colazione». Patriarca di una famiglia, con le due figlie Federica e Paola sempre vicine anche nella professione, Lucisano ha scelto a volte autori difficili e non convenzionali, come il Diario di un vizio di Marco Ferreri, il film di festa campanile sul caso Bruneri Cannella e la drammatica Inchiesta condotta da Damiano Damiani che vede protagonista delle indagini Gesù.

Vincitore di cinque David di cui uno per la sua carriera e di quattro Nastri d’argento, oltre a due nomination agli Oscar. Il produttore ha incrociato anche miti come Alberto Sordi con cui ha girato «Il tassinaro» e «Una botta di vita», storia dell’ultima vacanza di due anziani.

Abilissimo nel variare i generi
da giovane varò horror e sexy e poi lavorò con registi rinomati come Mauro Bolognini, Lina Wertmuller, Carlo Vanzina e Luciano Salce di cui ha prodotto un grottesco e graffiante «Il bel paese», oltre a «Il grande cocomero» di Francesca Archibugi concedendosi anche due puntate dell’infinita saga di Fantozzi-Villaggio. Ma soprattutto in molti film di Lucisano, nelle cosiddette commedie sentimentali, il tema era quello di scovare nuove dinamiche affettive al singolare e al plurale, utilizzando anche tutti gli stereotipi delle nuove generazioni, comprese paure ed illusioni.

A tutto il vasto lavoro nel cinema va aggiunto l’impegno per alcune serie tv e la distribuzione di molti film americani. Per onorare tutto questo lungo lavoro i funerali mercoledì 19 agosto alle 10.30 presso la Chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma.

18 agosto 2026 ( modifica il 18 agosto 2026 | 18:23)