Dopo il doppio rinvio causato dalla pioggia, la grande favorita (insieme alla Lupa) domina la Carriera. Il fantino cade dopo l’arrivo e finisce precauzionalmente all’ospedale, ma è cosciente


Riccardo Pratesi

Collaboratore

18 agosto 2026 (modifica alle 21:17) – SIENA

Nel giorno dell’addio a Varenne, Anda e Bola, il meraviglioso cavallo del Nicchio, vince il suo secondo palio, dopo quello conquistato per la contrada nemica, il Valdimontone, nell’agosto 2025. Le polemiche in città divamperanno per tutto l’inverno, comunque: il Tittia ha fatto quel che voleva, i suoi comodi tra i canapi, quasi mai in posizione, forzando per tre volte la mossa, e nell’ultima occasione il mossiere Renato Bircolotti, al sesto Palio, non ha avuto da eccepire. E così Atzeni ha vinto come da suo consueto copione: partito primo, pur dall’ottava posizione, e arrivato primo. Non c’è storia, così. 

si corre dopo i rinvii—  

Si corre dopo che questo Palio è stato rinviato per pioggia, è accaduto in cinque delle ultime sei edizione. La piazza è comunque uno splendido colpo d’occhio di gente e il meteo stavolta è ideale. La sorte scombina le carte in tavola: la Lupa, la seconda favorita, che esibisce Diodoro, il cavallo che aveva già vinto due Palii col Tittia, si può sistemare in prima posizione. Favorevole. E ha accanto la Chiocciola, che non vuole far vincere il Nicchio perché nel caso le succederebbe come nonna, non vince dall’agosto 1999. Poi Giraffa, Selva, Torre, Istrice, Onda, Nicchio, Oca e Aquila di rincorsa. Le dieci contrade non riescono a trovare l’allineamento. Quattro volte il mossiere spedisce le accoppiate cavalli fantini fuori dai due canapi e ci sono anche un abbassamento precauzionale dei canapi e due partenze false. Si impenna il cavallo esordiente dell’Oca, Diamante Sauro, mettendo a tutti i brividi. L’empasse si verifica perché Spago per l’Oca si abbassa per disturbare la Torre, la rivale e Tamurè per l’Istrice si abbassa per disturbare la Lupa, la sua rivale e il Nicchio prova a darsi la mossa da solo quando la Lupa è schiacciata allo steccato. E alla fine ci riesce. 

LA CORSA—  

Il Tittia forza l’entrata dell’Aquila, che stavolta dopo due dinieghi, con l’accoppiata pregiata Brigante-Benitos, gli va dietro. Velluto, l’esperto fantino della Lupa, proprio non parte. Girato, piantato. Così il Nicchio fa subito il vuoto. Anda e Bola è uno spettacolo, incanta col suo galoppo. Selva e Torre provano a tenere il passo, ma non si avvicinano mai, vedono il Nicchio sempre più lontano. Il Tittia cade frenando dopo l’arrivo (trasportato in ospedale per precauzione, nulla di grave), ma il drappellone dipinto dall’artista romena Teodora Axente, molto discusso per il volto androgino della Madonna dell’Assunta cui è dedicato, è già pronto per essere portato nei Pispini. Per il Tittia è la chiusura del cerchio: vince nel Nicchio, con cui aveva cominciato a montare a Siena, al settimo tentativo. Completa il quarto cappotto personale dopo quelli del 2013, 2019 e 2022. Per la prima volta dal 1794 due nonne si tolgono la cuffia nella stessa estate, allora successe a Giraffa e Selva. La storia la fa sempre il Tittia. Di prepotenza per chi lo ama, facendo il prepotente per i suoi detrattori. Vince un’altra volta lui. E a Siena conta quello.