Nel 1977 bastava poco per sentirsi liberi: una macchina, il serbatoio pieno, una cartina aperta sul cofano e una cassetta pronta nell’autoradio. Mentre l’Italia viveva uno degli anni più tesi e conflittuali della sua storia, tra proteste studentesche, scontri e grandi cambiamenti sociali, milioni di italiani continuavano a costruire la propria piccola storia privata. E spesso quella storia cominciava mettendo in moto l’auto e puntando verso il mare.

È dentro questa Italia inquieta ma desiderosa di partire che arriva “Sì, viaggiare”, la canzone con cui Lucio Battisti trasforma un semplice viaggio in automobile in una promessa di libertà. I finestrini abbassati, la strada davanti, la musica che accompagna i chilometri: non serve sapere esattamente dove si arriverà. Perché, nel 1977, anche partire senza una destinazione precisa può diventare un modo per lasciarsi qualcosa alle spalle.

E mentre le utilitarie attraversano le strade italiane e le cassette cominciano a costruire le prime vere “playlist da viaggio”, Battisti fotografa perfettamente lo spirito di un’epoca. Un’Italia che corre, ascolta musica, scopre nuovi suoni e, almeno per qualche ora, prova a sentirsi semplicemente libera.

ESTATE 1977 — SÌ, VIAGGIARE

Controllare l’olio, fare benzina, aprire la cartina sul cofano, abbassare i finestrini e partire. Se esiste una canzone italiana capace di trasformare un’automobile in una promessa, probabilmente è questa.

Il 1977 è uno degli anni più intensi e conflittuali della storia repubblicana. Movimento studentesco, proteste, scontri. Ma accanto alla grande Storia continua la storia privata degli italiani.

L’automobile è libertà. Le utilitarie italiane attraversano il Paese verso il mare. Le autoradio diventano sempre più diffuse. Le cassette permettono finalmente di portare con sé la propria musica.

Nasce, senza chiamarsi ancora così, la playlist da viaggio.

Io tu noi tutti contiene Amarsi un po’ e “Sì, viaggiare”.

Battisti guarda ormai con attenzione alla produzione internazionale e registra parte del proprio lavoro fuori dall’Italia. Il suono diventa levigato, ritmico, moderno.

Non importa sempre sapere dove stiamo andando. A volte basta sapere che abbiamo finalmente lasciato qualcosa alle nostre spalle.

Motore acceso, una cassetta nell’autoradio. Sì, viaggiare.