Cresciuta in una famiglia bene della zona ovest di Parigi, Favier ha frequentato l’Institut de l’Assomption, celebre scuola cattolica in rue de Lübeck, dove ha conosciuto le sue amiche di una vita, Camille Miceli (oggi direttrice artistica di Pucci) e la designer Vanessa Seward. È stata per tutta la vita una di quelle persone che rappresentano l’essenza della capitale francese. Come la sorella Victoire de Castellane (responsabile della gioielleria presso Dior), Favier si è avvicinata al mondo della moda grazie allo zio Gilles Dufour, stretto collaboratore di Karl Lagerfeld da Chanel.

Grande fantasia, un gusto per la festa e uno spiccato senso dello stile: tutte qualità che avrebbe espresso in particolare all’interno di Glamour, prima che la sua personalità e il suo buon umore incrollabile la portassero a entrare nelle grandi case di moda, a cominciare da Prada, dove rimarrà undici anni, e da Dior, dove lavorava da 14 anni.

L’avevo incontrata per la prima volta circa quindici anni fa, in occasione di un ritratto per Vogue. Mi aveva accolta calorosamente nel suo appartamento nel XVI arrondissement, con quel tono allegro che tutti conoscevano e le riconoscevano. Mentre parlava della sua passione per il punto croce o dell’importanza di ogni dettaglio quando si organizzano cene (adorava far preparare panini individuali con il nome di ciascuno dei suoi ospiti), questa maratoneta della moda mi era apparsa fin da subito come una persona di gran lunga più profonda di quanto lasciassero trasparire le apparenze. Nel 2024, il suo stile di vita è stato oggetto di un libro ricco di indirizzi parigini selezionati, Mathilde à Paris, pubblicato da Flammarion. All’inizio dell’anno, un’asta di oggetti personali, opere d’arte e pezzi d’arredo appartenenti a lei e ai suoi amici (tra cui Aline Asmar d’Amman, Jacques Grange e Julie de Libran) a Christie’s aveva fatto scalpore: «Mathilde & friends in Paris» aveva raddoppiato le stime di vendita fruttando un totale di 1.171.575 euro.

Il suo eclettismo, la sua disinvoltura, la sua capacità di passare da una cena di Stato alla prima di un film, dallo showroom più ambito della Croisette, dove vengono vestite le muse di Dior, a un evento di beneficenza, l’hanno resa una campionessa olimpica della cosiddetta «scena mondana», con una rubrica degli indirizzi sempre ben fornita. Testimone di Nicolas Sarkozy in occasione del matrimonio dell’ex presidente francese con Carla Bruni, Mathilde Favier aveva elevato il lavoro di hostess, nel senso americano del termine – colei che ospita – a una vera e propria forma d’arte. Che si trattasse di accogliere Jisoo, membro delle Blackpink e star del K-Pop mondiale, a una sfilata (ma anche di organizzare il soggiorno, il viaggio e gli abiti della più famosa delle ambasciatrici Dior) o di sedersi al tavolo del compianto stilista tunisino Azzedine Alaïa, Favier sapeva integrarsi in ogni luogo e in ogni atmosfera con lo stesso gioioso entusiasmo, pur rimanendo consapevole delle esigenze del momento.