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Redazione Roma
Tra editoriali sui giornali e post via social continua il botta e riposta a distanza innescato da un commento sul caso Ranucci-Lavitola. «Vuole attaccare Report». «Ecco la mia replica come la scriverebbe Travaglio»
Un botta e riposta tra editoriali sui quotidiani e post su social. Protagonisti sono due giornalisti, l’editorialista del Corriere della Sera Antonio Polito e il direttore del Fatto quotidiano Marco Travaglio. Il tema è il caso Lavitola-Ranucci, che già di per sé anima discussioni. Se poi si aggiunge la verve polemica dei contendenti, si capisce anche come, in rete, abbia suscitato numerose reazioni.
Esce il 12 agosto sul Corriere (online, qui, qualche ora prima) il commento di Antonio Polito su Valter Lavitola, dopo che il faccendiere aveva confessato di aver organizzato l’attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci. Polito evidenzia, dopo aver ricostruito tutte le tappe della vicenda emerse fino ad allora, che, «alla fine dovremmo essere grati a Lavitola: forse ci è andata bene, potevamo anche ritrovarci Ranucci premier!». Il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio risponde con un editoriale, «Mani Polite», del 13 agosto, attacca Polito (definito El Drito) e lo accusa di voler colpire il giornalismo investigativo. Secondo Travaglio, si starebbe solo cercando un pretesto per «liberarsi di Report».
Di post in post
Polito decide di affidare la controreplica ai social «usando le stesse armi», cioè un articolo su Travaglio come lo scriverebbe Travaglio: il post ribattezza il rivale «Travaglio il Raglio» o più semplicemente, scrive sempre Polito, «TraRaglio» (siamo al 16 agosto). Polito restituisce al mittente le accuse di diffondere fake news: «Travaglio il Raglio ha fatto sentire la sua voce in difesa di Sigfrido Ranucci. È comprensibile. Per uno che ha creduto a una sconosciuta massaggiatrice uruguaiana (sconosciuta in senso letterale: pare che non l’abbiano mai incontrata) deve sembrare un peccato veniale aver creduto a Valter Lavitola, un tipo certamente più informato. Pur atteggiandosi ad “apostolo della verità”, Travaglio è infatti un grande esperto di bufale». E rinfaccia al direttore del Fatto altri casi, oltre a quello della pista uruguaiana contro la grazia a Minetti, come l’aver citato sul quotidiano interviste inesistenti a Borsellino e Falcone, in cui si dicevano contrari alla separazione delle carriere dei magistrati, nel pieno della campagna referendaria, oltre che una linea pro Putin: «Il 23 febbraio del 2022 irrideva sul Fatto “l’ennesima fake news americana dell’invasione russa dell’Ucraina (ancora rinviata causa bel tempo)”»: «Il pregiudicato Travaglio (così definisce coloro che sono stati condannati, e lui lo é stato numerose volte, in sede civile e penale, per diffamazione) manderebbe in galera chiunque tranne Putin, che è accusato solo di crimini contro l’umanità». E conclude: «Naturalmente ho scherzato. Non scenderei mai così in basso. Non pubblicherei mai un articolo scritto in travagliese sul giornale su cui pubblico i miei, il Corriere della Sera. Anche perché non è abitudine dei “giornaloni” (così ci chiama lui) replicare ai giornaletti».
La contro-replica: «Polito cerca casa»
Ma l’aver scelto i social per replicare all’editoriale del Fatto dà a Travaglio il la per un nuovo affondo. Anche perché quel post è stato pubblicato integralmente su Libero. È del 18 agosto l’ultimo affondo di Travaglio: «Ieri, sul prestigioso Libero, al posto del consueto editoriale dell’autorevole Alessandro Sallusti, ne campeggiava uno del quasi altrettanto illustre Antonio Polito. Il quale l’aveva pubblicato su Facebook, non trovando spazio sul Corriere di cui fu financo vicedirettore». Il nodo del contendere è sempre il caso Lavitola-Ranucci. Travaglio ribatte al post di Polito. «La massaggiatrice senza volto (ma con foto), dopo aver parlato col Fatto, fu intervistata da un inviato del Corriere, non sappiamo se su input di Putin o di un’altra “manina”». E rinfaccia alcune inesattezze: «Che “Travaglio ha preferito fare lui da press agent” ai partiti di Ingroia e De Magistris (fatti mai accaduti); “cominciò la sua carriera con il Premio Satira Politica di Forte dei Marmi” per “il talento comico” (il pover’uomo confonde la satira con la comicità e mi ringiovanisce pure: iniziai la carriera nel 1984 e il premio lo vinsi nel 2007); e ora dirigo “un giornaletto” (il terzo quotidiano generalista italiano per copie vendute, al contrario del Riformista fondato e affondato da Polito, Velardi e Angelucci a spese nostre)».
L’ultimo post
Sempre ai social Polito affida la «seconda puntata» di «Travaglio, il Raglio”, o più semplicemente Traraglio»: «Si tratta di un divertimento giornalistico che mi sono concesso nelle ferie (ma non vi ci abituate, con la ripresa autunnale avrò altro da fare): raccontare Travaglio come farebbe Travaglio con uno dei suoi numerosi “nemici” da infangare». Citando quando «sul suo giornale denunciò che l’epidemia di Xylella in Puglia era un complotto, forse di scienziati, forse della Monsanto, forse addirittura l’arma di “una guerra chimica o batteriologica”, fino a pubblicare nel giugno del 2018 un articolo dal titolo “La bufala Xylella: non è il batterio a uccidere gli ulivi“ mentre il batterio faceva strage degli ulivi)». E diversi casi di politica estera: «Bisogna ammettere che è sulla politica estera che Traraglio dà il meglio di sé. Forse perché ne è “ignaro”, almeno quanto Ranucci era “ignaro“ dei propositi bombaroli del suo amico Lavitola». Continua Polito: «Traraglio si lanciò anche in una profezia televisiva sul presidente americano rimasta celebre e che, ridetta oggi, fa ridere più di allora: “Per noi europei – affermò a Sky assumendo tratti kissingeriani – meglio un presidente americano isolazionista che non si impiccia in tutti i paesi del mondo e non va a raddrizzare le gambe ai cani… Avremo sicuramente meno guerre. Se ci fosse Trump, non ci sarebbe la guerra in Ucraina… Questo è matematico». Alla luce degli attacchi americani al Venezuela e all’Iran, del sostegno a tutte le guerre israeliane in Medio Oriente e della più recente minaccia di guerra perfino all’Oman, si resta ammirati di fronte alle qualità profetiche di Traraglio». E cita anche la polemica, rilanciata dai familiari del magistrato ucciso dalla mafia, su Giovanni Falcone: «Neanche l’eroe dell’antimafia è stato infatti risparmiato dallo schizzetto di fango lanciato da Travaglio con il suo ultimo raglio. Pur di difendere l’amico Ranucci, che cenava con Lavitola, dalle accuse di chi aveva detto che un uomo come Falcone non avrebbe mai cenato con un Lavitola, è arrivato a scrivere che, però, Falcone “lavorava nel governo di Giulio Andreotti”. Come a dire che anche lui si era sporcato le mani, perché solo quelle di Traraglio e di Ranucci sono pulite». E conclude dicendosi sorpreso «che, di fronte all’amarezza della sorella di Falcone, il giornale diretto da Traraglio, che pure si chiamerebbe il Fatto e non la Censura, non le abbia dedicato nemmeno una notizia. E che il suo direttore, invece di chiederle umilmente scusa, abbia preferito dedicare il suo tempo a polemizzare con un tal Polito sull’uso corretto delle massaggiatrici uruguaiane. Evidentemente una ossessione».
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18 agosto 2026 ( modifica il 18 agosto 2026 | 20:34)
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