Nel 1965 Mogol incontrò per la prima volta Lucio Battisti: ​«Christine Leroux, discografica francese che lavorava per Les Copains, me lo portò in studio e mi disse: “È bravo, dimmi che cosa ne pensi”. Lucio era riccioluto, timido, doveva crescere. Mi fece ascoltare qualcosa e io, senza mezzi termini, dissi: non è un granché. E lui: lo so». Il sodalizio tra Mogol e Battisti, che scrisse i testi di grandi successi come «Un’avventura» e «Il mio canto libero», durò fino ai primi anni Ottanta. Perché si interruppe? «Perché io rivendicavo un rapporto paritario nella distribuzione dei ricavi, cinquanta e cinquanta – diceva Mogol in questa intervista al Corriere -. Non andò così. E rompemmo, ma solo professionalmente: Lucio ha continuato a parlarmi anche dopo la sua morte».