di
Mariolina Iossa
Lo scrittore: voleva davvero Ranucci in politica. L’ho visto profondamente dispiaciuto per aver fatto del male a un amico
Fulvio Abbate è uno scrittore, autore di romanzi, saggi e pamphlet. Vive a Roma, a Monteverde, e frequenta regolarmente il Cefalù di Valter Lavitola, di cui è amico.
A questo punto di una storia che sembra un romanzo, che cosa pensa possa ancora accadere?
«Se vogliamo spingerci nel paradosso, che dopodomani arrivi qualcuno a dire che il mandante del furto delle opere di Antonello da Messina è Valter Lavitola. Proprio un romanzo, sembra Quer pasticciaccio brutto de via dei Quattro Venti».
Una vicenda e un personaggio paradossali. Lei come lo ha conosciuto?
«Ho conosciuto Lavitola perché un’amica mi disse: ma sai chi è che ha aperto nel quartiere un ristorante di pesce? Chi? Valter Lavitola. Ho quindi cominciato a frequentare il locale quasi quotidianamente, ci andavano in tanti, ci ho visto Paolo Mieli davanti a un vassoio gigante rettangolare di spaghetti con le vongole. Io ci ho portato Patty Pravo, Stefano Cappelini e Monica Giandotti. Ma c’erano anche Cicchitto, Bocchino. Valter mi è stato subito simpatico e quasi subito siamo diventati amici. Ecco, posso tranquillamente dire che a Lavitola voglio molto bene, perché è un uomo piacevole da frequentare ed è di una generosità inenarrabile».
Non è il primo che lo dice.
«Lo è, con me sempre generosissimo, mi è stato accanto, spassionatamente, in momenti un po’ difficili. Gli voglio bene e credo che me ne voglia anche lui, però non mi ha messo una bomba sotto casa. Di sicuro però nella testa di Valter la bomba a Ranucci era una bomba d’amore».
Lei ha detto che Lavitola è il Bruno Cortona del «Sorpasso», ma campano.
«Sì, ed è anche Mandrake. Una personalità narcisistica, con un “pensiero magico” come si dice in psichiatria. Se gli avessi detto: “Voglio vincere lo Strega”, avrebbe magari inventato qualcosa».
Quindi lei pensa che avesse davvero un progetto politico per Ranucci.
«Penso che volesse davvero far assurgere Ranucci al ruolo di leader del “campo larghissimo”. E non c’è dubbio che Lavitola voglia molto bene a Ranucci, la sera prima che lo arrestassero ero a cena da lui. L’ho visto profondamente prostrato e dispiaciuto per aver fatto del male all’amico».
Lei ha capito che Lavitola era il mandante delle bombe prima che ne parlasse lui?
«No. E non gli ho chiesto nulla, ho constatato il suo sgomento».
E Ranucci lo conosce?
«L’ho visto molte volte al Cefalù ma non siamo mai stati commensali».
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19 agosto 2026 ( modifica il 19 agosto 2026 | 07:51)
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