di
Michela Proietti
Il dirigente sportivo e l’attrice: «Le nozze dopo l’Oscar, l’invito fu una sorpresa. Il nostro segreto? Tra noi non ci sono gare»
Come nel più classico dei copioni, alla cena di Shanghai dove si sono conosciuti nel 2004, lui non avrebbe dovuto esserci. «All’ultimo ho sostituito Luca Cordero di Montezemolo, che ancora oggi scherza dicendo a Michelle che l’avrebbe corteggiata lui», dice Jean Todt.
Era destino che a incontrarsi fossero uno dei dirigenti più importanti della storia del motorsport, per anni direttore generale della Scuderia Ferrari, e Michelle Yeoh, prima donna asiatica a vincere l’Oscar come migliore attrice, nel 2023, con il film Everything Everywhere All at Once.
Dopo aver festeggiato il terzo anno di matrimonio alle Bahamas, dove Jean Todt le ha chiesto per la seconda volta di sposarlo, sono arrivati a Capri per il compleanno di Michelle, dove la gente la ferma chiedendole di rifare il meme virale di Madame Morrible nel film Wicked. Diciannove anni di fidanzamento e tre di matrimonio. «Perché non lo abbiamo fatto prima? Semplicemente non c’era tempo», dice Todt, padre di Nicolas, procuratore sportivo e manager di Leclerc. «Anche quel 27 luglio 2023, a Ginevra, non era il momento ideale. Avevo appena ricevuto l’Oscar e sarebbe stato prudente rimandare. Ma Jean non ha voluto saperne», racconta Michelle. Lui ha scritto nelle partecipazioni il numero di giorni trascorsi dalla prima proposta alle nozze: 6.992. «Era il 26 giugno 2004, a Bologna, eravamo al ristorante. Quando me l’ha chiesto per la seconda volta alle Bahamas gli ho solo domandato se si trattava di una proposta concreta. Eravamo con il regista Luc Besson e la sua famiglia, avevamo anche i testimoni!», scherza Michelle. Nessuna proposta all’americana, con anello al tramonto. «Quello me lo aveva dato quando stavamo insieme da un anno, ma camuffato da regalo di Natale».
Amore a prima vista? «Ero colpita da questo signore circondato da guardie del corpo, nessuno poteva avvicinarlo — ricorda Michelle —. Una vera icona per i miei amici di Hong Kong». Un ospite d’onore che però cercava di chiederle il numero di telefono. «Ha provato a farlo nel modo più discreto possibile, ma in quel momento ci hanno scattato una foto finita sui tabloid».
Il ritorno alla quotidianità, tra set e circuiti, non ha messo in secondo piano quell’incontro. «Fu Michael Schumacher a dirmi di scriverle e a insegnarmi a mandare messaggi: all’epoca non sapevo farlo. Raccontai a Michael dell’incontro con questa donna e lui mi incoraggiò». Nonostante l’attrice malese fosse già una celebrità, con film come Il domani non muore mai, La tigre e il dragone e Memorie di una geisha, nel ruolo di Mameha, per Jean Todt era una donna molto affascinante «di cui volevo sapere di più».
Il 2023 è stato l’anno magico: prima l’Oscar e poi il matrimonio. Tranne gli amici più stretti, gli invitati credevano di andare a una cena. «Agli altri abbiamo solo chiesto: “Cosa fai il 27 luglio?”». Nel mezzo c’è stato l’introvabile certificato di divorzio di Michelle. «A un certo punto ho chiamato il mio ex marito (l’imprenditore Dickson Poon, ndr) e gli ho detto: “Puoi testimoniare che ti sei risposato e hai quattro figli?”». Presenti al loro sì c’erano Corinna Schumacher, Diego Della Valle, che ha realizzato l’abito per la sposa, Luca Cordero di Montezemolo e l’allora presidente del Cio Thomas Bach. «Il segreto della longevità del nostro amore è un sentimento genuino e l’ammirazione reciproca — spiega Michelle —. Viviamo in un mondo in cui l’uomo dovrebbe essere il breadwinner (capo) della famiglia, mentre Jean è il mio primo sostenitore, perché è realizzato e non compete con me».
Alla star del cinema d’azione, celebre per girare senza controfigure molte scene pericolose, la casa di bambola sarebbe andata stretta. «Sono stata eletta Miss Malesia; fu mia madre a iscrivermi e le promisi che avrei fatto del mio meglio». Inserita da People tra le 50 persone più belle del mondo, ha considerato l’avvenenza uno dei tanti talenti. «Gli uomini hanno qualcosa da insegnarci: arrivano in spiaggia e pensano “Che bella giornata”, noi iniziamo con l’elenco delle imperfezioni. Non sarai mai la più bella o la più intelligente e quindi è inutile affannarsi». «Michelle ha fatto film di grande successo, ma l’Oscar le è arrivato nel 2023 — aggiunge Todt —: c’è stata una grande competizione tra lei e Cate Blanchett, candidata per Tár. Ma è stato bello vederle abbracciate».
Con quella statuetta in mano ha riscritto la storia: già ai Golden Globes, durante il discorso di premiazione, aveva ricordato i primi anni a Hollywood. «Venivo trattata come una minoranza e i produttori si stupivano che parlassi inglese: rispondevo che lo avevo imparato nelle 13 ore di volo per arrivare a Los Angeles».
La consacrazione della carriera è avvenuta a 60 anni. «Anche in questo spero di aver portato un esempio: mentre gli anni aumentano sembra che le opportunità diminuiscano. Forse l’ho pensato anch’io, mi sono detta: “Puoi essere contenta, hai lavorato con Steven Spielberg, James Cameron…”». Il massimo riconoscimento è arrivato quando meno se lo aspettava. «Ero seduto tra lei e Jamie Lee Curtis, entrando in sala ho chiesto: “Si sanno i risultati?” — racconta Todt —. Mi è stato risposto che sarebbe stato come voler sapere il vincitore del Gran Premio prima della gara».
Un’attitudine che arriva dagli anni passati a inseguire le vittorie nei circuiti di F1. «Quando mi sveglio la mattina penso sempre a ciò che voglio raggiungere in quella giornata. Ai tempi in cui Michael era campione del mondo ragionavamo così. Oggi lui è una presenza reale nella mia vita, vado a trovarlo, lo amo. Certo è diverso, ma viviamo diversamente insieme».
Accomunati da tenacia, senso del dovere e umanità, Jean Todt e Michelle Yeoh oggi formano una delle coppie più solide dello star system, amati anche dalla Gen Z. «Credo che sia una cosa misteriosa conquistare i giovani e sono orgogliosa quando mi chiedono una foto», ammette Michelle.
Ambasciatrice di stile per alcuni marchi della moda, interpreta questo ruolo come un prolungamento del suo mestiere. «Credo che la moda sia collegata all’arte, alla storia: una sfilata di haute couture è come uno spettacolo teatrale». Tra un set e l’altro, appena può, torna a Ginevra, nella casa sul lago creata insieme a Todt, che vive tra la Svizzera e la Francia. La Formula 1 è rimasta una passione. «Oggi sono il chairman dell’International Peace Institute di New York e inviato speciale dell’Onu per la sicurezza stradale: quando sei privilegiato non devi perdere di vista le persone vulnerabili. Ci sono due miliardi di persone che non hanno accesso a cibo e cure. Sono andato per una vita a 300 km orari e poi mi sono accorto di come ogni anno 1,2 milioni di persone muoiono sulla strada. Quello che faccio oggi è il risultato di ciò che ho fatto prima». L’impegno è un collante: insieme guidano la Suu Foundation di Aung San Suu Kyi. «E Michelle, oltre a essere ambasciatrice UNDP, è madrina dell’Institut du Cerveau di Parigi, fondato tra gli altri da me e Michael».
19 agosto 2026
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