di
Monica Zicchiero e Antonella Gasparini

In quasi vent’anni quattro denunce per lesioni, il killer segnalato anche dalle ex. Le telefonate della madre della vittima all’Arma

Gli amici per Ferragosto lo avevano portato in vacanza nella Riviera romagnola. Ma l’amicizia non gli bastava. Gli rodeva troppo l’indipendenza della sua ex fidanzata. Se ne era andato per precipitarsi a Camponogara, il paese della provincia veneziana dove viveva Tania Terrin, 39 anni. Dino Keber, 42 anni, quella sera l’ha raggiunta in casa e l’ha uccisa strangolandola, come aveva già tentato di fare ad aprile. Poi si è impiccato, usando quel cappio che tante volte le aveva sventolato in video con lo sfondo della Madonna: «Mi uccido per colpa tua».

Le denunce ritirate di altre donne

Manipolazione, relazione tossica abusante, la Procura di Venezia ha ben chiara la situazione. Le ultime ore di vita di  Terrin vanno di pari passo con la storia di abusi nelle storie precedenti del suo ex. Quattro denunce nell’arco di oltre un ventennio. La prima consegnata nel 2002, l’anno esatto nel quale aveva iniziato un percorso con la struttura di salute mentale dell’Usl che non si era spinto oltre il 2003. La seconda denuncia è del 2010, la terza del 2021. Donne diverse, stessa accusa: lesioni. Le ex fidanzate ritirarono le querele. Dunque il casellario penale di Keber era pulito. Non intonso.



















































La convivenza, il controllo, le mani al collo

La quarta denuncia la sporge il 22 aprile 2026 Tania. Ai carabinieri racconta che il 19 aprile Dino le aveva messo le mani al collo; lei aveva perso conoscenza e, alzandosi dal letto, era venuta meno. Aveva cercato di contattare gli amici per farsi accompagnare all’ospedale ma non erano disponibili. Alla fine la porta lui al pronto soccorso. I medici riscontrano lievi segni sul collo e la congedano con due giorni di prognosi.
È tentato strangolamento, reato spia dei femminicidi, priorità di gravità assoluta e la Procura lo prende in carico come tale. Ai carabinieri racconterà che si erano messi insieme ad aprile 2025 ma lei aveva interrotto la convivenza dopo appena due mesi perché lui era controllante: non sopportava che andasse a mangiare con le amiche, con i genitori. A dicembre lui la prende a schiaffi sull’orecchio e il referto del pronto soccorso è di cinque giorni. Lei lo allega alla denuncia di aprile per il tentato strangolamento.

Il riavvicinamento tra i due

Le dichiarazioni della mamma di Tania di otto denunce fatta da lei e da loro, non trovano riscontro agli atti. Non si esclude che siano state telefonate — non querele formali — fatte agli inquirenti per tenerli edotti di una situazione che in Procura viene descritta come relazione tossica conclamata. I precedenti di Keber sono stati valutati dalla Questura che ha imposto l’ammonimento: «Il soggetto ha una propensione alla violenza di genere».
Il periodo dopo aprile e in concomitanza della vigilanza dei carabinieri, che passavano sotto casa di Tania con regolarità, ha coinciso con una fase di relativa calma tra lei e Keber. A giugno, dopo l’ammonimento, quei controlli erano aumentati. La donna non aveva ritirato la denuncia ma tra i due il rapporto stava mantenendosi entro i limiti: risulta che si fossero visti e avessero anche cenato insieme pacificamente.

I carabinieri: è stato fatto tutto ciò che la legge prevede

«Non c’erano elementi che facessero presagire l’epilogo drammatico — dicono i carabinieri —, è stato fatto tutto quanto è previsto dalla legge per tutelare la vittima di violenza, in una situazione sicuramente complessa. A imporre la misura del braccialetto elettronico è l’autorità giudiziaria non l’Arma o la polizia di Stato».
Le telecamere hanno registrato Keber che si aggirava intorno a casa di Tania sabato sera, ma non ci sono ancora immagini di lui alla porta. Sul tavolo del salotto dove Tania è morta strangolata sul divano, i carabinieri hanno trovato due bicchieri.


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19 agosto 2026