Per il pubblico fu una notizia improvvisa. Il 10 gennaio 2016 David Bowie morì a 69 anni, circondato dalla famiglia. Il comunicato pubblicato sul suo sito ufficiale parlò di una «battaglia di 18 mesi contro il cancro», senza specificare inizialmente quale forma tumorale lo avesse colpito. Nei giorni successivi fu Ivo van Hove, regista del musical Lazarus e una delle poche persone a conoscenza delle sue condizioni, a riferire che Bowie aveva un tumore al fegato. Non sono mai stati resi pubblici in modo completo il tipo istologico, lo stadio della malattia, le terapie ricevute o l’eventuale presenza di altre patologie epatiche. Ed è un dettaglio importante: attribuire oggi al cantante una causa precisa o ricostruire il suo percorso clinico oltre ciò che è stato documentato significherebbe entrare nel campo delle supposizioni.

L’ultimo album e una malattia vissuta in privato

La vicenda colpì anche per la coincidenza con uno dei periodi creativamente più intensi della sua carriera. Blackstar, ventottesimo e ultimo album in studio di Bowie, uscì l’8 gennaio 2016, nel giorno del suo 69° compleanno, appena due giorni prima della morte. L’opera, insieme al musical Lazarus, sarebbe stata inevitabilmente riletta dopo la sua scomparsa attraverso i temi della mortalità che la attraversavano. Ma sul piano sanitario il dato più significativo resta un altro: Bowie riuscì a mantenere la sua diagnosi quasi completamente privata per circa un anno e mezzo, continuando nel frattempo a lavorare.

Che cos’è il tumore del fegato

Quando si parla di “tumore al fegato” è necessario distinguere le neoplasie che nascono direttamente nell’organo da quelle che vi arrivano come metastasi provenienti da altri tumori. Tra i tumori primitivi, la forma più comune nell’adulto è l’epatocarcinoma, o carcinoma epatocellulare. Non sappiamo però se questa fosse esattamente la diagnosi di Bowie.

Il fegato è un organo fondamentale per il metabolismo, la produzione della bile e l’elaborazione di numerose sostanze presenti nel sangue. Il problema è che un tumore epatico può crescere per un certo periodo senza provocare sintomi evidenti. AIRC sottolinea infatti che nelle fasi iniziali la malattia è spesso asintomatica.

Quando compaiono, i segnali possono comprendere dolore o fastidio nella parte superiore destra dell’addome, gonfiore addominale, perdita di appetito e di peso non intenzionale, nausea, stanchezza, ittero, urine scure e alterazioni del colore delle feci. Sono sintomi poco specifici e non significano automaticamente avere un tumore, perché possono essere provocati da numerose altre condizioni. Se persistono o compaiono senza una spiegazione evidente, però, devono essere riferiti al medico.

Perché può comparire: i principali fattori di rischio

Per il carcinoma epatocellulare i fattori di rischio più importanti comprendono le infezioni croniche da virus dell’epatite B e C, la cirrosi e il consumo elevato e prolungato di alcol. Anche obesità, diabete e alcune forme di malattia epatica metabolica possono contribuire ad aumentare il rischio, mentre il fumo di sigaretta è stato associato a una probabilità maggiore di sviluppare la malattia.

Questo non significa, però, che si possa applicare automaticamente questo elenco alla vita di Bowie. Non esistono informazioni cliniche pubbliche sufficienti per stabilire perché il cantante abbia sviluppato il tumore. Inoltre, avere uno o più fattori di rischio non equivale ad ammalarsi: il National Cancer Institute ricorda che il cancro epatico può comparire anche in persone senza fattori di rischio conosciuti.

Il punto più importante: chi deve controllarsi

Non esiste uno screening del tumore del fegato raccomandato indistintamente a tutte le persone con rischio medio. La situazione cambia per chi presenta cirrosi o altre condizioni croniche del fegato che aumentano significativamente il rischio. In questi pazienti possono essere previsti programmi di sorveglianza con ecografie periodiche e, secondo il quadro clinico e le indicazioni specialistiche, il dosaggio nel sangue dell’alfafetoproteina. AIRC indica generalmente controlli a intervalli di circa sei mesi nei pazienti ad alto rischio.

La storia di David Bowie non insegna che un tumore al fegato sia necessariamente «invisibile» fino all’ultimo, né che la malattia possa essere riconosciuta osservando una persona dall’esterno. Ricorda piuttosto quanto una diagnosi oncologica possa restare privata anche mentre una persona continua a lavorare e apparire in pubblico.

Bowie scelse di continuare a creare mentre affrontava la malattia. Dal punto di vista della salute, però, il messaggio da portare a casa è più concreto: conoscere i propri fattori di rischio, curare le malattie croniche del fegato e rispettare i controlli indicati dallo specialista può aumentare le possibilità di individuare precocemente un tumore nelle persone maggiormente esposte.

Fonti:

sito ufficiale David Bowie; National Cancer Institute; Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro; American Cancer Society; ANSA.