VENEZIA – Per secoli abbiamo sovrapposto il concetto di “casa” a quello di un indirizzo statico, dimenticando che le radici non sempre affondano nella terra: a volte si intrecciano attorno a una poltrona ereditata, a una vecchia fotografia. Casa, oggi, è un perimetro emotivo che si sceglie, si smonta e si ricostruisce altrove, dimostrando che siamo fatti per abitare i nostri ricordi.
Alla 61ª Esposizione d’Arte della Biennale (2026), Amin Jaffer ha curato il Padiglione Nazionale dell’India intitolato “Geografie della distanza: ricordare casa”, segnando il ritorno dell’India alla manifestazione dopo sette anni e riunendo cinque artisti per esplorare il concetto di casa non come luogo fisico, ma come spazio legato al ricordo. Un sentimento che vale prima di tutto per la sua storia personale: nato a Kigali, in Ruanda, da una solida famiglia di commercianti indiani originari del Gujarat (Kutchi), a causa di questa eredità diasporica, ha vissuto un’infanzia e una giovinezza costantemente in viaggio, crescendo tra Ruanda, Kenya, Belgio, Inghilterra, Canada e Stati Uniti. Oggi direttore della Al Thani Collection a Parigi, già direttore artistico della seconda edizione della Islamic Arts Biennale a Gedda e Senior Curator al Victoria &Albert Museum di Londra, lo storico dell’arte ha però un luogo del cuore: la sua casa di Venezia. La folgorazione per la città viene da lontano. E’ la casa è un punto fermo messo nella geografia della sua vita.

APPROFONDIMENTI







Ricorda le sue prima impressioni su Venezia?
«Ho visitato Venezia per la prima volta in compagnia dei miei genitori quando avevo 9 anni. Ricordo di aver fatto a mio padre infinite domande su come facessero gli edifici della città a restare a galla. L’esperienza visiva di Venezia mi ha segnato: è stato uno dei primi luoghi che ho visitato quando ho iniziato a viaggiare da solo».

Quando ha capito che voleva che Venezia diventasse una città importante nella sua vita?
«Già durante l’adolescenza Venezia era diventata importante per me, attraverso i dipinti che la raffiguravano. Non appena me lo sono potuto permettere, ho iniziato ad affittare piccoli appartamenti in città, soprattutto quando scrivevo un libro. La mia presenza costante in città ha portato alla nascita di alcune delle mie prime amicizie. L’attrice italiana Valentina Cortese mi ha davvero fatto scoprire la città».

Come ha scelto la sua casa a Venezia?
«Da molti anni cercavo una base veneziana che avesse tutte le caratteristiche che chiunque spera di trovare: una vista indimenticabile su un canale, uno spazio all’aperto, una porta d’acqua e un posto dove ormeggiare una barca. Grazie a Serena Bombassei il mio appartamento da sogno è diventato realtà».

Quali sono i suoi rituali quando arriva in città?
«Un caffè o un aperitivo sulla mia altana è un rituale del mio ritorno a Venezia. I miei vicini sono tutti cari amici; non appena apro le persiane del mio appartamento, comincio a ricevere messaggi che mi propongono di vederci».

C’è un luogo in particolare che la emoziona?
«Ho alcune chiese preferite: San Sebastiano, San Francesco della Vigna, la Madonna del Orto e i Santi Giovanni e Paolo sono luoghi in cui torno continuamente in cerca di ispirazione. Adoro passeggiare lungo tutta la Giudecca e, in particolare, visitare i Giardini del Redentore. Naturalmente, chi non rimane commosso dalla vista da Punta della Dogana? Apprezzo la messa domenicale ai Frari».

E c’è qualcosa che cambierebbe di questa città?
«Mi mancano i piccoli negozi di quartiere che ricordo dai miei viaggi a Venezia di 30 anni fa: le leggi di mercato e le autorizzazioni urbanistiche fanno sì che la città sia sempre più invasa da catene di negozi e locali che vendono dolciumi e riproduzioni in vetro».

Venezia e il turismo: una convivenza impossibile?
«Tutti meritano di vedere Venezia! Sotto molti aspetti la città funziona straordinariamente bene nonostante l’afflusso quotidiano di turisti: il sistema dei trasporti è eccellente e la città rimane molto pulita. Naturalmente, si potrebbero adottare misure per preservare la città nei periodi di picco turistico».

Cosa pensa del futuro di Venezia? Come si può salvare una città minacciata ogni giorno dall’acqua?
«Venezia deve essere salvata per l’umanità. Nonostante gli ostacoli, ho piena fiducia nell’ingegno umano».

In che modo si sente un po’ veneziano?
«Ho imparato a seguire il ritmo della città e, in particolare, a vivere in modo più spontaneo».

Il suo piatto veneziano preferito.
«Sono dipendente dalle moeche e dal carciofo violetto di Sant’Erasmo»

Quando parla di Venezia al resto del mondo, quali parole usa?
«”Ne sono innamorato” è una frase che ricorre in ogni conversazione che ho su Venezia».