di
Leonard Berberi
La società di catering per gli aerei al centro del piano segreto per proteggere Trump si chiama Do&Co, il quartier generale è a Vienna e ogni anno prepara 180 milioni di pasti per oltre 60 compagnie aeree. Il ceo: «Non ne sapevamo nulla, spero il presidente abbia apprezzato il cibo»
Le foto dei suoi container con i cibi e le bevande hanno fatto il giro del mondo. Il suo nome è finito sulle prime pagine dei giornali, sui notiziari tv e sui social. Persino le targhe dei veicoli sono state attentamente esaminate, per capire se fossero genuine o falsificate. Da società di catering per gli aerei — e non solo —, famosa nel settore ma quasi ignota al di fuori, Do&Co è diventata per giorni il marchio più mostrato.
Il motivo? I suoi camioncini si sono trasformati in strumento cruciale per spostare di nascosto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dall’Air Force One a un altro velivolo della Casa Bianca poco prima di decollare da Istanbul, nel luglio scorso. Alla base del piano segreto: la minaccia iraniana di far fuori l’uomo più potente del mondo alla fine del vertice Nato.
Nei giorni scorsi il Corriere ha contattato la divisione turca di Do&Co, quella che ha materialmente rifornito di pasti, bibite e posate il Boeing 747 della Casa Bianca pieno di giornalisti e di staff del presidente americano. Due le domande. La prima: se erano a conoscenza del piano segreto. La seconda: se quei container, fotografati di fianco all’Air Force One, erano i loro o in realtà del servizio segreto statunitense.
«Per noi la riservatezza del cliente è tutto, ma in questo caso posso assicurarle che non ne sapevamo nulla, lo abbiamo scoperto dai giornali», dice al Corriere al telefono Attila Dogudan, amministratore delegato del gruppo. «E del resto non mi aspetto che i servizi segreti dicano a noi i loro piani, soprattutto se così sensibili». In ogni caso, «la vicenda ci ha fatto una pubblicità enorme e gratuita, il mondo ora sa qualcosa di noi e di quello che facciamo».
Ma cos’è questa società di catering d’alta quota? Intanto c’è una realtà «madre», Do&Co Aktiengesellschaft, con sede a Vienna, in Stephansplatz al civico 12. Qui peraltro c’è anche un hotel, di sua proprietà. La fondazione privata Attila Dogudan detiene il 30,03%, il resto è flottante. Alla borsa di Vienna l’azienda ha una capitalizzazione di mercato di oltre 2 miliardi di euro. Tra le varie entità dislocate c’è anche quella turca, Thy Do&Co İkram Hizmetleri A.Ş., joint venture paritetica tra Turkish Airlines (50%) e tre affiliate di Do&Co.
«Abbiamo iniziato nel 1981, ma lo sbarco nell’aviazione è avvenuto quando Niki Lauda, l’ex campione di Formula 1, ha lanciato la sua compagnia aerea Niki», ricorda Dogudan. «Non gli piaceva il cibo degli aerei, gli piaceva quello che preparavamo noi nella ristorazione e io volevo volare gratis», aggiunge divertito. Malpensa è stato uno dei primi scali di attività. Da lì è iniziata un’espansione, «restando però sempre nell’offerta culinaria premium».
In un anno Do&Co serve 180 milioni di pasti a bordo dei voli di oltre 60 compagnie aeree nel mondo (Italia compresa) in diversi aeroporti. Oltre a Turkish Airlines compaiono Air Canada, Air China, Air France, American Airlines, British Airways, Cathay Pacific, Delta Air Lines, Emirates, Iberia, Klm, Lufthansa, Qantas, Singapore Airlines. Ha quasi 16.500 dipendenti e nel trimestre aprile-giugno di quest’anno ha registrato 642,11 milioni di euro di ricavi e un utile operativo di 56,5 milioni.
![[IN LAVORAZIONE] La società di catering per gli aerei al centro del piano segreto per proteggere Trump](https://dimages2.corriereobjects.it/uploads/2026/08/17/6a82f7aebeb71.jpeg)
Di questo fatturato oltre il 75% è stato realizzato grazie ai pasti forniti alle compagnie aeree. Il resto si divide tra catering di eventi internazionali (17,4%) e ristoranti/lounge/hotel. Ancora meno noto è il ruolo negli eventi sportivi: cura la ristorazione vip dei gran premi di Formula 1 (anche a Monza) e ha servito pasti e bevande al MetLife Stadium di New York alla finale dei mondiali di calcio.
A proposito della finale dei mondiali di calcio. Dogudan conferma che i suoi pasti sono stati portati anche nella saletta vip dello stadio con ospiti il presidente degli Usa e il numero uno della Fifa. «Spero Trump abbia apprezzato il nostro cibo oltre allo show in campo», commenta il ceo di Do&Co. E chissà che, dietro le quinte, non ci sia scappato anche un ringraziamento per quanto fatto (a loro insaputa) a Istanbul pochi giorni prima.
19 agosto 2026
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