di
Gennaro Scala

Il gigante belga attacca la dirigenza azzurra dal suo nuovo club: «Io non in forma? Una bugia, sono al 100%. Ho scelto il Fenerbahce perché ho bisogno di motivazioni forti: giocherò fino al 2030, poi sarà game over»

Romelu Lukaku non cammina mai leggero sulle macerie dei suoi addii. L’ultima giravolta del gigante belga consuma l’idillio con Napoli, trasformando i due anni all’ombra del Vesuvio nell’ennesimo capitolo di una saga fatta di amori folli e divorzi velenosi.

Il palcoscenico della metamorfosi è la tv belga, dove ai microfoni dell’ex calciatore Gilles De Bilde — subito dopo l’andata dei preliminari di Champions League tra il suo nuovo Fenerbahce e il Lione — Lukaku vuota il sacco. L’attacco è diretto alla dirigenza partenopea: «È stato meglio per me andare via da Napoli. L’affermazione che io non sarei in forma è semplicemente falsa. Probabilmente l’hanno detta in Italia per boicottarmi. Sono al 100% in forma per giocare. L’ultimo a Napoli è stato l’anno peggiore della mia vita».



















































Appena pochi giorni fa, al momento dei saluti, Big Rom affidava ai social un messaggio di tutt’altro tenore, intriso della retorica della gratitudine: «Cara Napoli grazie per avermi fatto sentire a casa. Grazie per aver creduto in me in un momento in cui ero con la schiena contro il muro. Abbiamo fatto cose incredibili e le custodirò per sempre».

Lukaku all'attacco: «A Napoli l’anno peggiore della mia vita. In Italia dicono il falso per boicottarmi»

Ancora più stridente è il contrasto se si riavvolge il nastro esattamente di un anno. Il 13 agosto 2025, dal ritiro di Castel di Sangro, Lukaku parlava a Radio Crc con gli occhi lucidi di chi aveva trovato la redenzione: «Cosa mi hanno dato i tifosi del Napoli? Una nuova vita: molte persone mi avevano dato per finito, a Napoli mi hanno dato l’energia per continuare». Scherzava persino sulle lezioni di dialetto impartite dai fisioterapisti.

Oggi quella «nuova vita» è già diventata «l’anno peggiore», superata dalla necessità di una nuova spinta emotiva sulle sponde del Bosforo, alla corte di un Fenerbahçe che gli ha garantito un contratto annuale con opzione per il secondo. «Ho bisogno di motivazioni — confessa Lukaku —. Questa in Turchia è una nuova esperienza, ad alto livello professionale. Lotterò per vincere trofei e chissà, magari anche la Champions. Ho sempre detto di voler continuare fino al 2030, anche con la Nazionale, dopo sarà game over». Lukaku ha scelto il Bosforo per l’ultimo ballo della carriera, inseguendo quel traguardo del 2030 fissato come orizzonte definitivo.

Quello contro il club di De Laurentiis non è d’altronde un caso isolato, ma l’ennesimo capitolo di un modus operandi ormai consolidato. La carriera del centravanti belga è costellata da macerie e rancori postumi verso le piazze che lo hanno amato. Nel 2021, dopo appena quattro mesi dal suo trasferimento record al Chelsea per 115 milioni di euro, demolì la gestione di Thomas Tuchel in un’intervista a Sky Sport, definendo i Blues una semplice «terza scelta» rispetto a Real Madrid o Barcellona. Due anni più tardi, consumato il clamoroso strappo estivo con l’Inter dopo aver trattato segretamente con Juventus e Milan, Lukaku preferì indossare i panni della vittima complottistica piuttosto che ammettere il doppio gioco: «Se dicessi davvero come sono andate le cose, tutti rimarrebbero scioccati», dichiarò dal ritiro del Belgio per giustificare l’addio ai nerazzurri. 

Persino l’esperienza al Manchester United si chiuse nel 2019 tra i veleni, con il belga che accusò apertamente la dirigenza di averlo usato come «capro espiatorio» e di non averlo protetto dai media. Da Manchester a Londra, da Milano a Napoli, il copione di Big Rom resta identico.

19 agosto 2026